A dieci anni dalla crisi

05-10-2018

“I mercati finanziari hanno appena concluso un mese che si è rivelato fra i più drammatici dalla crisi del 1929. Gli indici di borsa hanno bruciato migliaia di miIiardi di USD ritornando ai livelli di tre anni fa. Le pessime notizie si sono susseguite quasi ogni giorno in una spirale senza fine: ai fallimenti della Lehman Brothers e dell’AIG, “salvata” quest’ultima da un’operazione congiunta tra la Fed ed il Tesoro statunitense, si aggiungono i salvataggi governativi in Europa della Fortis e della Hypo Real Estate. Per uscire dall’impasse, alcune banche hanno cambiato la propria natura trasformandosi da banche d’investimento in banche universali (Morgan Stanley e Goldman Sachs). La crisi è profonda, di sistema, tanto che il governatore della Fed parla di “grave minaccia alla stabilità finanziaria degli USA””. Questo è ciò che scrivevamo in piena crisi finanziaria nel settembre 2008 per i “Nostri Soldi”. Dopo dieci anni possiamo affermare che la crisi ci ha ricordato “la fragilità delle cose” e condotto a dei correttivi del sistema. La gestione dei rischi globali è migliorata, tanto che con “Basilea III” le banche oggi sono più capitalizzate. Dal 2008 la storia dei mercati è quella di stimoli enormi da parte delle banche centrali. Queste hanno acquistato attivi per 14,5 trilioni di USD cioè il 18% del PIL mondiale. Stimoli che oggi vanno scemando; la Fed aumenta i tassi e la BCE sta terminando la politica espansiva. Intanto nel 2018 l’azionario USA mette a segno nuovi record. I migliori risultati d’investimento si sono ottenuti con un approccio di diversificazione globale. Questa strategia dovrebbe continuare a dare buone prospettive di performance grazie alla solida crescita economica globale, ad un’inflazione contenuta e a tassi reali negativi. In uno studio recente di UBS si afferma che “un ciclo economico maturo implica maggiore volatilità rispetto a quella vissuta negli ultimi anni”. Nei prossimi mesi la performance dei mercati sarà particolarmente sollecitata dall’aumento dei tassi statunitensi, dalla guerra commerciale, dall’aumento dei prezzi del petrolio e dal rallentamento della crescita cinese. Malgrado ciò, una strategia bilanciata in CHF che attualmente presenta risultati negativi (-2,2% p.a.) nei prossimi sette anni dovrebbe avere il doppio di probabilità di sovraperformare rispetto a sottoperformare la liquidità. Rimanere investiti e diversificati sembra quindi la scelta giusta per ottenere dei guadagni. C’è chi teme che dopo una decade di straordinari bassi tassi d’interesse si siano create distorsioni multiple nell’economia globale e nel sistema finanziario che condurranno ad un’altra crisi. Predire quale fattore potrebbe scatenare un’altra crisi è impossibile, ma Il Wall Street Journal ci prova: “Le minacce potenziali includono i “bad loans” (prestiti cattivi), l’abbandono dell’Euro, il debito cinese ed i terremoti”. Vedremo.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 05.10.18

NEWS (Settembre 2018)

28-09-2018

Un’estate altalenante

07-09-2018

L’estate è un periodo di vacanze ma non per i mercati finanziari che continuano imperterriti le contrattazioni caratterizzate però da volumi inferiori alla media annuale. La scarsità di investitori favorisce movimenti repentini dei prezzi come è successo per esempio nel settore della tecnologia statunitense. L’indice Nasdaq ha chiuso a fine agosto sui massimi ma alcuni dei suoi illustri componenti hanno subìto accelerazioni e brusche cadute. Facebook in una giornata ha perso il 25% azzerando tutti i guadagni dell’anno. Netflix ha corretto dai massimi di luglio del 12%, ma mantiene un eccellente +91.7% sull’anno. Tesla è scesa del 15% in luglio per poi risalire e riscendere del 25% su voci di privatizzazioni. Nella prima quindicina di agosto, i mercati hanno sofferto della vulnerabilità dei paesi emergenti: la svalutazione della Lira turca (-34% in un mese, -70% nel 2018) ha messo in discussione la tenuta di alcune banche europee particolarmente esposte al debito turco. Le svalutazioni hanno interessato anche il pesos argentino, il real brasiliano ed il rand sudafricano. L’euro si è deprezzato contro CHF e USD, monete rifugio per eccellenza. Fra i principali mercati azionari, solo gli indici statunitensi hanno messo a segno dei guadagni. Fra i 95 mercati azionari seguiti da Bloomberg, da maggio, ben 52 hanno fatto registrare delle perdite. Fra i peggiori a livello annuale troviamo gli indi cinesi CSI 300 (-17.6%) ed Hang Seng (-7.38%). La Cina sta pagando lo scotto per la guerra commerciale sui dazi con gli USA. A livello europeo, la borsa italiana è passata da principessa a maggio (+12%) a cenerentola oggi (-7%). Il programma del governo gialloverde non piace agli investitori internazionali perché irrispettoso delle regole europee sui bilanci.  Così lo spread fra debito italiano e tedesco rimane sui 300 punti. In Svizzera, gli investitori hanno rivalutato l’acquisto di titoli di qualità: Novartis, Nestlé e Roche hanno messo a segno nei mesi estivi importanti recuperi di prezzo che hanno permesso al nostro indice SMI di salire del 6%. Nello stesso periodo le gestioni patrimoniali delle banche in CHF sono migliorate; il fondo bilanciato UBS Strategy in CHF è salito da -3.6% di fine giugno a -1.6%. Per i prossimi mesi gli analisti rimangono positivi su crescita economica globale e risultati aziendali e gli investitori dovrebbero quindi mantenere un’allocazione strategica in azioni anche perché le valutazioni non sono alte malgrado i massimi toccati da alcuni mercati. La raccomandazione è di mantenere un’esposizione azionaria e valutaria neutrale rispetto al proprio profilo d’investimento per far fronte ai rischi chiave attuali. Infatti la guerra commerciale, il ciclo dei tassi negli USA, il rallentamento economico in Cina e l’alto prezzo del petrolio fanno presagire un autunno come l’estate…altalenante.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 07.09.18

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