Le azioni beneficiano di un’economia globale sincronizzata

11-12-2017

In novembre i mercati azionari mondiali hanno messo a segno solidi guadagni (S&P500 +3,22%, Nikkei 225 +3,24%, SMI +1%). In controtendenza si sono invece mosse le Borse del Vecchio Continente. Vendite e prese di beneficio (Eurostoxx -2.34%, DAX -3.33%, CAC 40 -2.40%) sono state causate dalla mancata formazione del nuovo governo tedesco e dall’apprezzamento dell’Euro contro USD che ha appesantito le esportatrici. In generale però possiamo asserire che la foresta si è estesa malgrado la caduta di qualche albero. Infatti i fondamentali economici restano di supporto alle azioni. Negli ultimi due trimestri l’economia statunitense è cresciuta con un tasso del 3%. Per il quarto trimestre, il consenso di mercato, cioè la maggior parte degli analisti che partecipano ai sondaggi, si attende un 4%. L’Europa ha messo a segno un incremento del PIL dell’1,6% e anche il PIL del Giappone sta finalmente beneficiando delle riforme di Shinzo Abe, e sale dell’1%. L’ascesa del prezzo delle materie prime, incluso il petrolio (sostenuto dal recente accordo fra i Paesi produttori), ed i massimi toccati dai principali indici economici (“leading indicators”), ci confermano che la crescita economica globale è una realtà. Quest’anno tutti i Paesi economicamente rilevanti stanno “prosperando” e dovrebbero fare lo stesso nel corso del 2018. Si tratta di un movimento sincronizzato che è molto positivo per le azioni; le società infatti presentano utili in espansione. I rapidi cambiamenti a livello tecnologico stanno migliorando la produttività delle aziende e creano delle nuove opportunità di investimento. Queste ultime si possono cogliere con le gestioni attive e/o con dei mezzi d’investimento quali gli ETF, acronimo per Exchange Traded Fund. L’ETF è una particolare tipologia di fondo d’investimento con due principali caratteristiche: è negoziato in Borsa come un’azione ed ha come unico obiettivo d’investimento quello di replicare l’indice al quale si riferisce (benchmark) attraverso una gestione totalmente passiva. Esso consente di prendere posizione in tempo reale sul mercato target con una sola operazione d’acquisto e realizzare l’identica performance dell’indice benchmark. Permette anche di avere una facile ed ampia diversificazione d’investimento, nonché una riduzione del costo del proprio portafoglio poiché la sua commissione totale annua (TER) risulta inferiore rispetto a quella dei fondi gestiti attivamente. Hanno impressionato i dati di due “asset managers” statunitensi, BlackRock e Vanguard Group i cui valori in gestione stanno per superare il PIL statunitense (19’000 mia USD. Il numero di ETF è ora più alto del numero di azioni USA. Auguri di Buone Feste.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.12.17 

NEWS (Novembre 2017)

01-12-2017

Mercati fra politiche monetarie, rischi politici ed utili societari

06-11-2017

Siamo entrati nell’ultimo trimestre di contrattazioni ed il mese di ottobre, statisticamente ostico per le borse, si è invece rivelato molto fruttuoso. Gli indici globali hanno toccato massimi annuali e in alcuni casi messo a segno nuovi record come nel caso dei listini USA. Questi ultimi trovano linfa grazie all’imminente riforma fiscale che dovrebbe essere votata entro la prossima primavera e grazie ai buoni risultati societari che in alcuni casi sono stati spettacolari in primis nel settore tecnologico con Amazon, Google e Microsoft protagonisti assoluti. Secondo gli esperti, il taglio delle tasse societarie statunitensi ad un’aliquota del 20-25% dall’attuale 35% dovrebbe far crescere i profitti dell’S&P 500 rispettivamente del 6-10%. L’ottimismo sulla manovra oltre che sostenere l’apprezzamento del dollaro, ha riportato l’interesse sulle piccole capitalizzazioni orientate al mercato domestico e la cui performance nel 2017 è ancora debole. Sul fronte svizzero, notiamo come le grandi società quali Roche, Novartis e Nestlé abbiano deluso le attese degli analisti e di conseguenza zavorrato l’SMI dopo le recenti vendite. Ben altra musica arriva invece dalle esportatrici come Swatch e Richemont: dopo anni di torpore, dall’estate 2016 si sono “risvegliate” e quest’anno, grazie alla ripresa economica mondiale e ad un franco meno forte, battono nettamente il listino SMI. A livello europeo, l’Eurostoxx50 è tornato ai massimi di maggio. Dopo la conferma elettorale di governi pro UE in Francia, Olanda e Germania, il rischio politico è tornato in auge con la dichiarazione d’indipendenza da parte della Catalogna. Le tensioni in Spagna hanno così rallentato nel mese la corsa della borsa locale, l’IBEX-35 rimane il fanalino di coda a livello di mercati UE, ma mette a segno comunque una plusvalenza a due cifre. I mercati hanno atteso con impazienza la riunione della BCE del 26 ottobre. L’Eurotower ha deciso di ridurre da 60 a 30 miliardi di euro mensili gli acquisti di obbligazioni statali e private da gennaio a settembre 2018 lasciando aperta la porta a un ulteriore prolungamento del “quanitative easing” in caso di necessità. Mario Draghi ha addirittura parlato di programma “open end”, cioè senza scadenza, proprio per lasciarsi aperta la porta a qualsiasi scelta futura nel caso l’inflazione non dovesse attestarsi al 2% o la crescita rallentare pericolosamente. “Una scelta che ha visto il voto contrario del presidente della Bundesbank Jeans Weidmann e probabilmente degli olandesi e qualche altro falco del Nord”. I mercati invece hanno apprezzato la decisione. Quindi avanti tutta in attesa della riunione della Federal Reserve di dicembre che molto probabilmente condurrà ad un altro aumento dei tassi d’interesse dettato da una congiuntura forte e ben consolidata. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 03.11.17

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