Economia in difficoltà e borse in ripresa

08-05-2020

Durante il mese di aprile, la maggior parte delle classi d’investimento, dalle obbligazioni alle azioni, ha recuperato in parte le perdite dell’anno. Per l’S&P 500, si è trattato del miglior mese da gennaio 1987. Il nostro SMI è salito nel mese del 5.94% ed è al momento il terzo migliore performer dietro solo al tecnologico Nasdaq Comp ed al cinese CSI 300. La sua natura difensiva dovuta ai pesi massimi di Roche, Novartis e Nestlé e la quotazione in Franchi (moneta rifugio), fa sì che sia molto apprezzato nei portafogli internazionali. Fra i venti titoli che compongono lo SMI, vediamo che i settori più penalizzati sono l’assicurativo ed il bancario. Al momento solo cinque titoli fanno meglio dell’indice e solo tre hanno un risultato positivo (Givaudan, Roche e Lonza). Lonza è la top performer (+19,3% p.a.) mentre Swiss Re la peggiore (-35.9% p.a.). Se guardiamo ai risultati del trimestre, più della metà delle aziende dello S&P 500 ha già pubblicato con un calo degli utili previsti su base annua del 13.7% a causa della pandemia. Le vendite invece reggono meglio l’urto con una crescita annuale prevista allo 0.7%. In Europa i segnali sono più deludenti. La situazione appare piuttosto grave anche sul fronte macroeconomico. Il PIL in USA nel primo trimestre è a -4.8% mentre quello Europeo a -3.8% (non annualizzato!). La disoccupazione e l’impiego ridotto riguardano ormai decine di milioni di persone. Per molti Stati è in arrivo la peggiore recessione dalla II Guerra mondiale. Le banche centrali, dopo le prime misure d’emergenza di marzo, in aprile hanno “accelerato il passo” con il Quantitative easing potenziato (Qe). La Federal reserve ha innalzato lo stock di titoli in portafoglio ad un “valore monstre” di 1007 mia USD. La Banca centrale europea (Bce) potrebbe raggiungere a fine mese i 170 miliardi, oltre il doppio dei massimi storici e la Banca del Giappone ha “abolito la soglia massima aprendo la strada a un Qe illimitato”. Le banche centrali sono quindi pronte a fare qualsiasi cosa per fronteggiare questa crisi economica. Questo tipo di politica monetaria e l’allentamento dei “lockdown” nei vari Paesi dovrebbero consentire ai mercati di ritrovare maggiore stabilità. Ma il contesto rimane di difficile lettura e piuttosto ostico. Lo abbiamo capito ancora una volta il 21 aprile con un altro choc sul petrolio WTI; il prezzo del future di aprile ha chiuso a -40 USD/barile. Un prezzo negativo è un minimo storico mai raggiunto causato dall’eccesso di produzione e dai livelli di stoccaggio vicini alla piena capacità. Il mese di maggio è statisticamente negativo per le borse. I primi giorni di contrattazioni sono stati caratterizzati da vendite generalizzate a causa, sembra, del riaffiorare delle tensioni commerciali fra USA e Cina. Un déjà-vu! Stiamo forse tornando alla normalità? Prudenza e diversificazione sono d’obbligo.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.05.20

I mercati scontano la recessione economica

10-04-2020

L’emergenza sanitaria da pandemia e la conseguente chiusura della maggior parte delle attività economiche  hanno colpito violentemente i mercati globali. Dopo i picchi di borsa del 19 febbraio, la volatilità è esplosa ed i principali listini hanno subìto una serie di vendite fino al 23 marzo. Vi sono state giornate di ribassi epocali come quelle del 9 e del 16 marzo. Quella del 9/3 è stata anche causata da un cigno nero: la decisione dell’Arabia Saudita di aumentare unilateralmente la produzione di petrolio con conseguente crollo del 24% del prezzo del WTI la cui discesa è continuata fino al -66% del 31 marzo. Fra le materie prime vi sono stati altri importanti cali di prezzo con il gas naturale a -25%. Nei metalli preziosi, il platino e l’argento perdono rispettivamente il 25 ed il 21%, mentre l’oro, bene rifugio, mette a segno un +3.53%. Da notare che il prezzo del metallo giallo, normalmente poco correlato alle azioni, tra il 9 ed il 19 marzo è sceso del 12% passando da 1673 $/oz a 1467$/oz in sintonia con le vendita in borsa. Ciò è già successo durante la crisi finanziaria del 2008 ed è da ricondurre al bisogno di liquidità di alcune controparti (fondi d’investimento) che dovendo coprire i richiami di margine sono costrette a vendere tutto ciò in cui hanno investito, fra cui l’oro. La crisi che stiamo vivendo, a prescindere dal fattore scatenante, ricorda molto quella del 2008. Le azioni a livello globale in sole quattro settimane hanno ritestato i minimi raggiunti a fine 2018 perdendo 30-40% dai massimi. Le obbligazioni ad alto rendimento non sono state risparmiate, anzi, a causa del peggioramento del rating creditizio, dell’allargamento degli spread e della carenza di liquidità hanno subìto perdite fra il 15 ed il 20%. I tassi a breve che servono anche a determinare le rate a tasso variabile delle ipoteche, si sono impennati sganciandosi dalle logiche della politica monetaria e andando a prezzare appunto lo stress di liquidità. Le banche centrali sono intervenute riprendendo copiosamente politiche monetarie molto accomodanti. La Federal reserve ha tagliato i tassi a zero, mentre la BCE si è prodigata per un quantitative easing da 750 mia Euro. Ogni singolo Stato fra cui il nostro Paese ha implementato delle politiche fiscali e d’aiuto alle aziende. Gli USA hanno varato un piano da 2mila miliardi di USD! Per gli esperti la risalita dei mercati dipenderà in primis dalla diminuzione dei contagi del virus in Europa e negli Stati Uniti. In questi giorni abbiamo già avuto qualche segnale d’acquisto. Le prossime settimane ci confermeranno un quadro difficile per l’economia mondiale con i dati sulla disoccupazione e sul PIL. La recessione (tecnica?) è alle porte e vedremo se i mercati l’hanno già scontata. Intanto una strategia bilanciata in CHF a fine trimestre segna -15%.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 10.04.20

NEWS (Marzo 2020)

03-04-2020
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