Mercati: in giugno qualcosa è cambiato

07-07-2017

Il primo semestre 2017 è positivo, però in giugno i mercati finanziari hanno perso terreno. In queste ultime settimane sembra che qualcosa sia cambiato: le banche centrali hanno infatti intrapreso o preannunciato delle misure volte ad una normalizzazione delle politiche monetarie. La Federal Reserve statunitense, il 14 giugno ha aumentato di 25 punti base i tassi di riferimento. Il miglioramento dell’economia e dell’occupazione a livello locale hanno spinto gli istituti di credito centrali di Canada, Norvegia e Nuova Zelanda a dare segnali di stretta monetaria. A Londra, in seguito alla svalutazione della sterlina, è invece l’inflazione ad impensierire, tanto che anche il tono della banca d’Inghilterra è ora meno accomodante. Il 27 giugno, Mario Draghi, governatore della BCE, ha indicato che sta valutando la fine dell’acquisto dei titoli. Dopo la dichiarazione la reazione dei mercati è stata immediata: sul fronte delle divise, l’Euro si è impennato contro USD volando sopra all’1.14. Le borse negli USA ed in Europa hanno subìto delle vendite ed i loro indici chiudono il mese di giugno in rosso. Nell’ultima settimana del semestre a livello obbligazionario vi è stato un repentino aumento dei rendimenti: il decennale tedesco è salito di 20 punti base allo 0.46%, il maggiore rialzo dal dicembre 2015. In pochi giorni il numero di trader che pensa che la BCE modificherà la propria politica sui tassi è passato da nessuno ad 1 su 4! Sul fronte statunitense sono giunte buone notizie per le banche che hanno superato gli “stress test” e che condurranno politiche in favore degli azionisti con acquisto di propri titoli e incrementi di dividendi. Per gli addetti ai lavori, dopo anni di difficoltà, il settore bancario è fra i favoriti grazie appunto alla maggiore solidità finanziaria degli istituti e all’incremento dei tassi d’interesse. Anche in Italia/UE la situazione è migliorata grazie al salvataggio delle banche venete. A livello macroeconomico però c’è stato qualche ripensamento: il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto le stime sulla crescita del PIL USA dal 2.3% al 2.1% per il 2017. Dal canto suo la governatrice della FED, Janet Yellen, ha dichiarato che “sulla base di alcune metriche le valutazioni delle azioni statunitensi sono piuttosto care”. L’ultima volta che la Yellen si espresse in questo modo risale al maggio del 2015 ed il mercato si concesse due correzioni e smise di salire per 13 mesi! Il settore tecnologico, migliore performer fino ad ora, ha così subìto forti ribassi. Nelle ultime dieci settimane vi è stato un afflusso di USD 17 miliardi nell’azioni dell’Eurozona dove, per UBS, “si sta vivendo una rinascita”. Il consiglio degli esperti per i prossimi sei mesi è di rimanere sovraponderati nelle azioni a scapito delle obbligazioni di alta qualità. L’inizio di luglio, un mese di pubblicazione dei risultati societari, sembra dare loro ragione. Buona estate. 

Fabrizio Marcon. L'Informatore, 07.07.17

Maggio con nuovi record

09-06-2017

Anche quest’anno il mese di maggio non ha seguito l’adagio che lo vuole statisticamente fra i più ostici per le borse. Malgrado un guizzo della volatilità registrato il 16 maggio, la misura sul rischio è ritornata ai minimi storici. Gli indici statunitensi hanno raggiunto nuove vette, mentre i listini europei hanno leggermente ripiegato dai massimi di metà maggio. Il bilancio azionario da inizio anno è decisamente positivo e la gestione patrimoniale bilanciata in CHF delle grandi banche sta registrando risultati superiori al 5,50%. Il quadro macroeconomico e microeconomico rimane favorevole, per esempio l’indice manifatturiero nell’Eurozona è in espansione con valori ai massimi dal 2011. A parte per le elezioni inglesi, i rischi politici sono rientrati dopo le presidenziali francesi e ciò lo si è visto immediatamente nel mercato dei cambi con l’apprezzamento dell’Euro contro tutte le principali valute (USD, JPY, CHF, GBP). Altro segnale importante di maggiore stabilità è dato dal restringimento nel corso dell’anno degli spread delle obbligazioni decennali europee nei confronti del Bund tedesco che funge da riferimento di mercato. In questo caso l’eccezione è data dall’Italia che ha visto salire i suoi rendimenti nel corso del 2017 a causa dei bilanci di alcune banche italiane. Un settore che ha invece tradito le aspettative degli addetti ai lavori è quelle delle materie prime energetiche. La correzione al ribasso su petrolio e gas è stata piuttosto netta. Il 25 maggio si è riunito l’OPEC che con la Russia ha deciso di prorogare i tagli alla produzione di petrolio per cercare di accelerare il “processo di normalizzazione delle scorte”. La decisione non ha però portato serenità sul mercato. Decisamente meglio si stanno comportando i metalli preziosi come oro, platino ed argento che nel corso dell’anno hanno messo a segno delle plusvalenze. Ma attenzione, per le prossime settimane gli osservatori mettono in evidenza degli appuntamenti importanti. Il 14 giugno si riunirà la Federal Reserve che, secondo il consenso di mercato, dovrebbe operare un ulteriore aumento dei tassi. Azione quest’ultima che accentua il divario fra cicli economici regionali (USA e UE) e fra le politiche monetarie delle banche centrali (FED e BCE). Queste dicotomie e le valutazioni piuttosto ricche raggiunte dai mercati statunitensi fanno propendere per una “sovraperformance” delle azioni europee, Svizzera inclusa. Oltre alla scelta delle macro regioni più promettenti, è interessante osservare come gli esperti cerchino di generare “alfa” e di battere quindi il mercato con temi d’investimento di lungo termine. Fra questi segnaliamo quelli per noi più promettenti perché legati al concetto di “Futuro, ora!” e cioè: “Millennials, invecchiamento della popolazione ed Industria 4.0”.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 09.06.17

NEWS (Maggio 2017)

31-05-2017
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