NEWS (Maggio 2019)

29-05-2019

Mercati su nuovi record

03-05-2019

Dopo un primo trimestre brillante, in aprile la maggior parte dei mercati azionari ha continuato imperterrita a scalare il “muro di preoccupazioni” e messo a segno ulteriori plusvalenze. Il nostro Swiss Market Index (SMI) e gli indici statunitensi Nasdaq Composite e S&P 500 hanno addirittura raggiunto nuovi record superando i massimi visti nel corso del 2018. L’impresa è stata possibile grazie a delle belle sorprese avute in particolare sugli utili societari e sulla crescita economica mondiale. Per i primi, i risultati, possiamo citare a livello svizzero l’incremento della cifra d’affari di praticamente tutte le grandi dello SMI (Abb, Cs, Ubs, Nestle, Novartis, Roche). Anche la Banca Nazionale ha registrato un ottimo trimestre: l’utile si è attestato a 30.7 miliardi di franchi grazie, come ricorda la BNS nel suo comunicato “all’andamento dell’oro, dei cambi e dei capitali”. Negli USA, ad oggi 230 società dello S&P 500 hanno pubblicato i risultati ed il 78% ha battuto le aspettative. Microsoft, anch’essa dopo una buona trimestrale, si è aggiunta ad Amazon e ad Apple nel club esclusivo delle capitalizzazioni superiori al trilione di dollari. Se guardiamo invece all’Eurozona, balzano sempre all’occhio i rischi legati alla Brexit, alla gestione delle finanze pubbliche italiane e al fiacco PIL tedesco. L’umore è anche peggiorato dopo che la BCE ha tagliato le previsioni sulla crescita. Secondo un’analisi di FactSet, l’indice Stoxx Europe 600 sta trattando a 14 volte gli utili previsti contro 17 volte per lo S&P 500. La distanza fra i due rapporti è al di sopra della media del lungo termine e quindi è possibile che vi sia “un risveglio” europeo dei listini principali. Malgrado i chiaroscuri nell’Eurozona, il mercato greco con l’indice ASE si situa al momento fra i top performers mondiali (+26%) grazie all’ottimismo degli investitori sull’economia e sulle riforme politiche. Per alcuni osservatori, l’ASE avrebbe ancora molto potenziale davanti a sé. Per quanto riguarda invece i dati macroeconomici, sorprendente è stato l’ultimo PIL statunitense che si è attestato al 3.2% contro un 2.2% dell’ultimo trimestre 2018. In merito alle altre categorie d’investimento, segnaliamo l’ulteriore apprezzamento del comparto obbligazionario ad alto rendimento. Stabili i debiti governativi con gli interessi sul Bund decennale tedesco sempre negativi. Sui cambi notiamo l’euro che è scivolato ai minimi da 22 mesi contro il dollaro. I prossimi sei mesi, quelli tra maggio ed ottobre, statisticamente sono fra i meno redditizi per le borse. Quindi, forti anche degli ottimi guadagni ottenuti, gli esperti raccomandano, in funzione dei vari profili di rischio, una diversificazione attenta e la protezione dei portafogli. In conclusione ricordiamo che la strategia bilanciata in CHF di UBS si situa a +9% da inizio anno e ad un -2.50% dal suo record del 23.01.18. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 03.05.19

Un trimestre da ricordare

05-04-2019

Le Borse globali hanno chiuso il primo trimestre 2019 in modo brillante. La capitalizzazione mondiale è salita di 8 trilioni a 78 trilioni di dollari. L’indice MSCI World è salito ai massimi da 7 anni e l’indice statunitense S&P500 (+13.07%) ha fatto registrare la migliore partenza dal 1998 ed il migliore trimestre dal 2009. Le performance degli indici in Asia si stagliano fra il 28.62% del cinese CSI 300 al -2.78% del KLSE malesiano (fanalino di coda a livello mondiale). In Europa in pole position troviamo il FTSE MIB con + 16.17% seguito dal CAC 40 francese (+13.10%) e dal nostro SMI (+12.44%). A livello delle azioni svizzere dello SMI, LafargeHolcim mette a segno il maggiore guadagno (+21.46%), mentre UBS Group e Swatch sono le uniche ad essere ancora negative (-1.35% e -0.59%).  Gli investitori stanno mettendo sempre più soldi nell’azionario ma anche nell’obbligazionario. L’ottimismo sui negoziati commerciali fra USA e Cina ha portato nuova linfa alle Borse e ha fatto passare in secondo piano i timori legati al rallentamento dell’economia globale. Quest’ultimo rimane comunque un tema d’attualità in quanto per la prima volta dal 2007 vi è stata un’inversione della curva dei tassi statunitensi. Per tutta l’ultima settimana di marzo infatti il Treasury a 3 mesi ha avuto un rendimento superiore al Treasury decennale. L’inversione spesso precede le recessioni. Alcuni osservatori però ritengono che l’inversione premonitrice di recessione sia piuttosto quella fra le scadenze dei 2 e 10 anni che non è ancora avvenuta. Statisticamente, in quest’ultimo caso la recessione si è presentata in media dopo 17 mesi dall’inversione. Vedremo. Altra particolarità del mese di marzo l’abbiamo avuta in Germania che “è tornata a rifinanziarsi a tassi negativi" anche sulla scadenza dei 10 anni. Il rendimento negativo del Bund è dello 0.05%, mentre solo sei mesi fa era positivo allo 0,50%. Nel primo trimestre dell’anno i rendimenti sul reddito fisso si sono ridimensionati (il prezzo dei titoli è quindi salito). La tendenza è andata di pari passo con l’ondata di sottoscrizioni per i fondi obbligazionari innescata dalla decisione delle principali banche centrali, Federal reserve e Banca Centrale Europea in primis, di rivedere in senso espansivo la loro politica monetaria.  Gli addetti ai lavori raccomandano comunque un po’ di cautela: l’indice economico delle sorprese delle prime dieci economie mondiali che segnala come l’economia sta andando rispetto alle attese di mercato, è ancora negativo. Anche il “momentum” sui risultati societari rimane sottotono. Le gestioni patrimoniali professionali si stanno adattando di conseguenza. Nel frattempo la strategia bilanciata di UBS SA in CHF segna un +7% da inizio anno. Ricordiamo che nel 2018 la stessa strategia aveva perso l’8.87% YTD.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 05.04.19

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