Un primo trimestre da incorniciare

10-04-2017

I principali indici azionari hanno chiuso il mese di marzo vicini ai massimi se non ai massimi delle ultime 52 settimane di contrattazioni. Il trimestre appena trascorso si è caratterizzato per guadagni consistenti in particolare in Europa ed in Asia. In generale i risultati sul periodo si situano come i migliori da sei anni a questa parte. Dopo le trimestrali di alcune società statunitensi ed europee che hanno confermato una buona ripresa di utili e vendite, anche i dati macroeconomici hanno confortato gli investitori e gli addetti ai lavori. Il terzo mese dell’anno non è però stato a senso unico, infatti i maggiori indici negli USA hanno ripiegato leggermente dai massimi di fine febbraio. Secondo gli addetti ai lavori la correzione al ribasso è stata condizionata in particolare da alcuni dubbi sulle possibilità dell’amministrazione Trump di implementare la propria “agenda pro-crescita”. In effetti gli ostacoli avuti sulla riforma sanitaria hanno causato un immediato calo del prezzo del petrolio, del dollaro e dell’inflazione attesa. Però questo tipo di battute d’arresto hanno origini anche fisiologiche, ciò che conta è osservare la tendenza. Il quadro globale rimane incoraggiante, infatti ci sono alcuni fattori che fanno da supporto ai mercati azionari. Per la prima volta dal 2010 stiamo assistendo ad una ripresa economica in accelerazione quasi a livello globale. In particolare fungono da supporto gli indici sulla consumazione e sulla fiducia. Per es. l’indice della fiducia dei consumatori negli USA è salito ai massimi da 16 anni! Un altro fattore importante è rappresentato dai risultati societari che sono in ascesa dall’estate scorsa; negli Usa e in Europa siamo attorno a +10%, nei paesi emergenti tra il +3-7%. In generale quindi il periodo di reflazione, cioè la “fase di ripresa dell`economia, successiva ad un periodo di deflazione, caratterizzata dalla tendenza dell`indice generale dei prezzi a tornare su livelli considerati normali” dovrebbe persistere. Naturalmente venti contrari nei prossimi mesi sono possibili: pensiamo ai rischi politici legati alle elezioni francesi e alle negoziazioni sulla Brexit appena iniziate. Ma attenzione però, perché i grandi fondi di gestione statunitensi studiano con molto interesse le azioni europee e l’Euro. Dopo le elezioni olandesi abbiamo già assistito a qualche acquisto da oltre oceano, ma saranno le elezioni francesi a fare da spartiacque fra vendite ed acquisti massicci. Nel caso in cui “l’ondata anti UE” dovesse essere ridimensionata dalle urne con una vittoria di Macron, possedere azioni ed Euro nei portafogli creerà l’ambito “alfa”, cioè un vantaggio di performance rispetto al mercato di riferimento. Nell’attesa di questi importanti eventi, segnaliamo che la strategia UBS bilanciata in CHF chiude il primo quarto dell’anno con un +3.49%. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 07.04.17

NEWS (Marzo 2017)

31-03-2017

I mercati azionari su nuovi record. E adesso?

03-03-2017

I mercati azionari hanno messo a segno altri guadagni nel corso del mese di febbraio. Gli indici statunitensi hanno toccato nuovi record grazie all’accelerazione della dinamica economica. Nello S&P 500, “la crescita degli utili su base annua comunicata nel IV trimestre 2016 è attorno al 6% - il dato più elevato dal terzo trimestre 2014 –. Anche sul fronte delle vendite vi è stato un miglioramento, con un rialzo del 4% circa. A livello europeo la tendenza è simile a quella statunitense. L’anno è quindi iniziato bene per gli “asset” d’investimento rischiosi come le azioni e le obbligazioni ad alto rendimento. Gli investitori hanno assunto una propensione al rischio – risk on – galvanizzati sia dai dati macro e microeconomici positivi, sia dagli annunci di politiche espansive (leggi Trump). Il fatto è che i mercati azionari hanno già superato nei prezzi le previsioni ottimistiche per il 2017 ed ecco quindi che gli addetti ai lavori cominciano ad interrogarsi sulle valutazioni delle azioni. Uno studio recente del CS mette in evidenza come “l’indice della valutazione assoluta delle azioni globali – l’MSCI AC World – abbia raggiunto il livello più caro in dieci anni”. Questa è una lettura tecnica del mercato che al momento si scontra con il sentimento positivo sullo stesso. Da qui il consiglio degli analisti di rimanere investiti ma in modo selettivo e riducendo il rischio complessivo dei portafogli. Per particolari profili di rischio, si tratta in sostanza di implementare degli accorgimenti strategici sia a livello settoriale sia a livello della volatilità. Per i primi vi è la rotazione in favore di comparti più difensivi quali il sanitario. Per quanto concerne la volatilità invece, il consiglio degli addetti ai lavori è di sfruttare la bassa volatilità sul mercato per proteggersi con l’acquisto e la vendita di opzioni. Ad esempio il CS propone “la strategia collar (acquisto to open di put out-of-the-money e vendita to open di call out-of-the-money)” che risulta efficace in quanto lo spread fra i prezzi delle opzioni è diventato più attraente. I collar sono particolarmente interessanti in un contesto come quello attuale dove i dati economici restano positivi ma le valutazioni sono alte e quindi vulnerabili a sorprese derivanti dai rischi politici. I mercati sono sostenuti dalla ripresa economica globale, ma nel corso dei prossimi mesi saranno messi alla prova da fattori politici. I programmi di Trump sul fronte fiscale ed economico non sono ancora conosciuti nel dettaglio, mentre in Europa ci saranno le elezioni in marzo in Olanda, tra aprile e maggio in Francia ed infine in settembre in Germania. L’ottimismo economico, guida attuale dei mercati azionari,  potrebbe quindi essere ridimensionato da eventuali brutte sorprese in ambito politico. L’attenzione è d’obbligo. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 03.03.17

La grande rotazione

03-02-2017

Non c’è che dire, il 2016 per i mercati finanziari è stato particolarmente ricco di sorprese sia a livello politico che a livello economico. Per il primo segnaliamo la Brexit e l’elezione di Trump, per il secondo la tenuta della crescita in Cina ed il raggiungimento del pieno impiego negli USA. Ma è nel mese di dicembre che si sono registrati i maggiori guadagni in borsa che hanno permesso alle gestioni professionali di migliorare i risultati dell’anno. Per esempio le strategie bilanciate in CHF gestite dalle grandi banche UBS e CS hanno messo a segno rispettivamente +2,20% e +3,20% p.a.. Il contesto svizzero non è stato comunque semplice, infatti il nostro principale indice sull’anno ha perso terreno segnando -6.78%, il CHF si è anche apprezzato contro Euro dell'1.51%. I tassi d’interesse obbligazionari della Confederazione sono rimasti negativi e lo sono tuttora a parte per la scadenza dei 10 anni che è tornata a segnare un + dopo le elezioni statunitensi. Ma ora guardiamo avanti, il primo mese di contrattazioni è stato altalenante. Tutte le principali borse mondiali stanno registrando delle leggere plusvalenze. Dal canto loro gli indici statunitensi Dow Jones e S&P 500 hanno toccato nuovi record. Per gli analisti il tema caldo dell’anno è “la grande rotazione” dalle obbligazioni alle azioni. Sembra infatti che dopo trent’anni di interessi generalmente in discesa e di prezzi obbligazionari in salita, si sia raggiunto un “punto di flessione” con interessi in ascesa e prezzi delle obbligazioni sotto pressione. Dall’estate 2016 l’aumento dei rendimenti è stato lento, ma regolare, da novembre vi è stata un’accelerazione violenta. Gli esperti hanno calcolato un’uscita dai bond statunitensi di 2'000 mia USD e un’entrata di 3'000 mia USD nelle azioni. Questo movimento sembra sia stato anche accelerato dalle massicce vendite di Treasury (le obbligazioni statali USA) esercitate dalla Cina per evitare un deprezzamento della sua valuta contro USD. Le vendite sono state così ingenti che hanno fatto cambiare la classifica dei principali creditori degli USA; la Cina è ora al secondo posto dietro al Giappone. La “grande rotazione” è quindi cominciata ma visti i livelli di rendimento già raggiunti ed i limiti di ponderazione sulla quota azionaria nei portafogli dei grandi istituzionali, è possibile che abbia raggiunto un limite massimo che sarà mantenuto probabilmente per tutto il 2017 a meno che, in particolare negli Stati Uniti, le nuove politiche economiche porteranno più inflazione e quindi maggiori rendimenti. Ora l’attenzione è anche rivolta ai risultati societari che, già dalle prime pubblicazioni, sembrano essere migliori delle aspettative. Vedremo se in borsa prevarrà l’ottimismo economico o i rischi politici. Buon Anno Nuovo! 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 03.02.17

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