Tornano i profeti delle crisi apocalittiche

26-05-2010

I fantomatici hedge fund manager tornano alla ribalta con profezie apocalittiche sulle sorti dell’euro e dell’Europa civilizzata, quella intendiamoci dello stato sociale del benessere. Soldati di ventura e pirati che scendono dal Tamigi dotati di spade algoritmiche a effetto distruttivo son davanti ai cancelli del castello europeo. Tenteranno un altro colpo, la disintegrazione della singola moneta, cavalcando l’onda recente degli sconquassi finanziari provocati dalla prodigalità dei nostri cugini americani, perno della civilizzazione occidentale la cui fonte sprizza in Europa, così battezzata per la sua fertilità. Memori dei successi recenti ma anche della grande umiliazione impartita alla Sterlina Inglese e alla Lira Italiana quando uscirono dal Sistema Monetario Europeo causa l’ortodossia della Bundesbank e la forza del Deutsche Mark, i modelli quantitativi si son già messi all’opera per ricalcare lo stesso scenario con qualche variazione a regola d’arte generata da programmi autopoietici che vogliono determinare il corso degli eventi. Nell’analisi del linguaggio vi sono segnali inconfondibili e sibillini. Se Paul Johnson il principe della finanza, artefice dello scardinamento dei crediti subprime se ne sta tranquillo non volendo inimicarsi anche i politici europei, i suoi alfieri ripetono a suon di tamburi che vi é una tipica situazione di rischio asimmetrico, la manna dal cielo quando, contro tutte le aspettative, si realizza lo scenario fino allora meno scontato. A Gennaro Pucci, basato a Londra, con rendimenti pari al 19% solo per il mese di Aprile (attenti però a verificare la performance storica), di ribadire cosa arcinota: che il problema dell’Europa é strutturale e non verrà risolto da interventi di politica monetaria. Punto e basta. Nessun altro approfondimento, frasi corte, ermetiche, redatte probabilmente da un ufficio stampa, che risaltano la maestà di indovini con programmi alquanto sofisticati e sfuggono all’intendimento di meri mortali con una semplice cassa pensione. Frasi che hanno un effetto immediato perché riescono a seminare la paura nei mercati e la collera tra chi governa costruendo dal battito di un’ala di farfalla un effetto a valanga amplificato. Che nell’unione monetaria c’é chi gioca al "free rider" o (in italiano) a fare il portoghese, scusate l’accostamento, non rispettando le regole e truccando i conti, che la politica comunitaria sia ostaggio dei parlamenti nazionali e delle loro agende elettorali, che non si é stati capaci neppure di ratificare una costituzione Europea causa referendum popolare di Francia e Olanda, erano cose già scontate e al limite una svalutazione ci sta per ridare un po’ di fiato ad economie strozzate dal rigore fiscale. Quello che però fa specie sono i tempi rapidi di tale svalutazione, pressoché il 20% da inizio anno, e in economia sbalzi improvvisi nuocciono all’equilibrio tanto agognato. Il dollaro si mostra un’altra volta insostituibile, la moneta di riferimento per gli scambi internazionali, così il consenso, mentre il cantiere europeo é ancora all’opera, reagendo in tempi di crisi ai problemi accantonati in tempi di pace per legittima volontà democratica. L’Europa fa paura, troppo complessa, non é l’America che regge le sorti della California in bancarotta. C’è soltanto da augurarsi che le crisi future non vengano risolte a colpi di reni e che i politici in collera non attizzino il banchetto delle paure mandando segnali sbagliati come quando bandiscono le vendite a termine. Non fa che alimentare il dubbio, e si sa, se c’è fumo c’è anche fuoco. Achille Piotti, *VIS-ASSET MANAGEMENT. CHIASSO Giornale  del Popolo,26.5.2010

I mercati finanziari: una tragedia greca

07-05-2010

La tragedia greca è un genere teatrale nato nell’antica Grecia. Raggiunse la sua forma più significativa nell’Atene del V secolo a.C. grazie ad autori quali Eschilo, Sofocle ed Euripide. Questi, in vari momenti storici, affrontarono i temi più sentiti della loro epoca. La tragedia alla quale noi facciamo riferimento è quella della Grecia, è di attualità finanziaria, non è un genere teatrale (ma  potrebbe diventarlo), non è certo epica, ma può essere letta applicando in parte la struttura teatrale classica con un prologo, tre episodi ed un esodo. Il prologo: a metà gennaio l’UE scopre che Atene ha regolarmente edulcorato i propri conti pubblici. Gli episodi: 1) L’Eurogruppo esprime forti preoccupazioni per il deficit greco, prevedendo pesanti ripercussioni sull’euro. Il governo ellenico propone un piano di risanamento. Secondo i primi sondaggi della Reuters, per gli analisti le probabilità che la Grecia cercherà un salvataggio sono al 20%. La BCE, l’FMI e l’Eurogruppo affermano: “ la Grecia non fallirà e non uscirà dall’Eurozona, questa è un’ipotesi assurda”. 2) In febbraio, Sarkozy e Merkel concordano una linea per difendere la solidità dell’euro. La Grecia è alla prova della piazza: cominciano gli scioperi generali per contestare le misure di austerità del governo Papandreu. Le agenzie di rating declassano le cinque maggiori banche greche i cui titoli sprofondano in borsa. L’euro continua a deprezzarsi ed i mercati sono scioccati dal disavanzo di bilancio greco che nel 2009 ha toccato il 12,7%. 3) Il 27 aprile l’agenzia di rating Standard & Poor’s taglia di tre gradini il voto sulla Grecia portandolo dal tranquillo “BBB+” allo speculativo “BB+”. In sostanza la Grecia viene valutata sul mercato obbligazionario come “spazzatura!”. Le borse crollano bruciando in un solo giorno 160 mia Euro e l’Euro precipita ai minimi da un anno contro USD e YEN. L’esodo: si tratta della parte conclusiva della tragedia. Spesso nell’esodo si fa uso del “deus ex machina”, “un personaggio divino che viene calato sulla scena mediante una macchina teatrale per risolvere la situazione quando l’azione è tale che i personaggi non hanno più vie d’uscita”. Il governo greco si rende conto che non ha risorse sufficienti per ripagare i debiti che matureranno il prossimo 19 maggio. L’UE e l’FMI, i nostri dei ex machina, offrono alla Grecia crediti per 110 mia di Euro su tre anni. Secondo gli analisti, l’intervento dovrebbe poter tranquillizzare i mercati internazionali; per la Grecia invece comincerà un lungo periodo di “dure riforme”, di  “sacrifici”; ci sarà il  taglio drastico degli stipendi pubblici, il congelamento delle pensioni, e l’aumento delle tasse. Che sia il prologo di un’altra tragedia?  

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 07.05.10

Primo trimestre e prospettive

02-04-2010

Sembra che la primavera sia iniziata anche in borsa. Così, in questo primo trimestre 2010, gli indici principali hanno raggiunto nuove vette. Fra i primi della classe annoveriamo i listini Nasdaq, S&P500, Ftse100 e SMI. Fra gli ultimi troviamo Atene, Madrid e Milano. La strada per tornare ai massimi storici è ancora lunga: lo Swiss Market Index per raggiungere i livelli del maggio 2007 (9600 punti ca.) dovrebbe salire ancora del 40%! E’ chiaro che nei paesi industrializzati con le condizioni economiche attuali caratterizzate da una crescita del PIL sottotono, da consumi timidi, da alta disoccupazione e da debito pubblico alle stelle, il recupero sarà lento. Ciò che importa però è che l’economia sia uscita dalla recessione velocemente. Secondo gli analisti le prospettive globali sono piuttosto rosee. Per il Credit Suisse “nei prossimi mesi la ripresa dovrebbe continuare” grazie “alla ritrovata fiducia di imprese e di consumatori” e ad una politica monetaria che rimane espansiva, ad un’inflazione inesistente (almeno nei paesi del G7). L’aumento dei tassi avvenuto in Cina, India ed Australia riflette semplicemente il fatto che questi paesi registrano i primi aumenti di prezzi essendo avanti nel ciclo economico rispetto agli USA ed all’Europa. La situazione economica mondiale è dunque più eterogenea, con i paesi emergenti (Asia) strutturalmente più solidi. Per gli investitori il mantra è il solito: cavalcare i cicli economici! Negli ultimi trimestri le aziende hanno mostrato una buona dinamica dei risultati, tanto che le revisioni delle stime sugli utili restano positive per l’indice globale MSCI World. Le raccomandazioni degli addetti ai lavori permangono ottimiste e puntano sulle azioni cicliche del settore minerario, dei metalli e dell’energia. Di riflesso l’interesse viene rivolto ai paesi emergenti produttori di materie prime. Statisticamente l’investimento in materie prime, in fondi hedge ed in fondi immobiliari permette di migliorare “l’efficienza” di un portafoglio. Infatti la curva rendimento/rischio si alza indicando che con l’uso di queste classi d’attivi si ottengono a pari rischio, maggiori rendimenti rispetto a strategie di gestione “classiche”. Nel frattempo comunque i fondi strategici delle banche svizzere stanno dando i loro frutti con  performance sull’anno che si situano tra il +4-7% per un portafoglio azionario, tra il +3-6% per un “bilanciato” (50% in azioni), tra il +2-4,5% per un “rendimento” (25% in azioni). I modelli d’analisi tecnica c’informano che alcuni indici di borsa sono vicini a resistenze importanti. Non è quindi escluso che ci saranno delle correzioni ma visti i fondamentali è legittimo aspettarsi dalle borse, come dall’uovo pasquale, altre piacevoli sorprese 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 02.04.10

La Svizzera e il bosone di Higgs ai tempi della crisi finanziaria

12-03-2010

Il big bang finanziario alla fine del 20 secolo in seguito alla deregolamentazione del sistema bancario americano sorto dalle ceneri della grande depressione degli anni 30 sembra essere giunto a un capolinea dopo i cambiamenti epocali a cui abbiamo assistito. Il crollo del muro di Berlino e la rivoluzione digitale hanno certamente contribuito all’abbandono del Glass Steagal Act del 1933 che sanciva la separazione tra banche d’affari e commerciali in America. In Svizzera tuttavia la grande depressione non é mai sfociata in una così severa regolamentazione lasciando che la politica del laissez faire prevalesse su tutto il territorio. La stesura della legge federale delle banche del 1934 con l’introduzione di un articolo del codice penale a difesa del segreto bancario trovò il consenso dell’allora recalcintrante associazione svizzera dei banchieri (ASB), a pregiudizio dei socialisti che accettarono tuttavia di entrar a far parte del governo e di dirigere più tardi il ministero delle finanze. Iniziava così l’era della concordanza e della pace sociale lasciando intatta fino ad oggi la matrice della legge sulle banche, malgrado qualche incidente di percorso, in particolare la crisi immobiliare dei primi anni 90 che richiese alcune modifiche ad hoc indirizzate innanzitutto a riempire i criteri di solvibilità degli istituti di credito. Mentre il panorama bancario domestico mutava radicalmente con il sorgere di due principali gruppi bancari, CS e UBS, che includevano il 90% dei bilanci totali delle attività bancarie in Svizzera, si perseguiva l’ internazionalizzazione delle attività nella corsa all’oro del big bang finanziario. Dopo la fusione nel 1997 di SBS con UBS, nell’estate del 2000 venne ingoiata a caro prezzo la banca americana PaineWebber. Né l’allora Commissione Federale delle Banche (CFB), né l’ASB si opposero o misero dei paletti all’espansione americana, essendo questa unicamente di competenza delle autorità di controllo sulla concorrenza. Né tanto meno la CFB sembrava vigilare sul rispetto degli accordi col governo americano da parte di UBS a tutela del segreto bancario. Nel 2006 il fresco ministro delle finanze H.R. Merz lanciava il progetto per la nuova agenzia di controllo dei mercati finanziari, la FINMA, a sostegno dello sforzo competitivo della piazza finanziaria svizzera, la terza al mondo dopo New York e Londra, volta anche a facilitare l’espansione dei gruppi svizzeri nei mercati finanziari dell’Unione Europea tramite una strategia di accordi bilaterali sulla fiscalità e di armonizzazione delle direttive dei mercati finanziari europei. La FINMA é entrata in funzione proprio quando scoppiava lo scandalo dell’evasione fiscale con gli Stati Uniti cha danneggiava la nostra piazza. A oggi, su mozione parlamentare é stata istituita dal Consiglio Federale un’inchiesta sull’operato della FINMA nell’annus horribilis 2009 con particolar riferimento al conflitto d’interesse con UBS. Visto il contesto attuale é più che mai impresa ardua convincere i partner commerciali dei pregi del nostro sistema. Come a Ginevra vogliono dimostrare l’esistenza di una particella invisibile formatasi durante il Big Bang, il bosone di Higgs, che simile al fango invischia la materia primordiale come noi la conosciamo, così H.R. Merz e il direttore del nuovo segretariato per gli affari di finanza e fiscalità dovranno spiegare i vantaggi della mano invisibile che regna nei forzieri delle nostre banche e che riesce a coagulare molti capitali onde favorire espansione e crescita anche al di là delle sue frontiere. Resta tuttavia il fatto che le nostre istituzioni hanno dimostrato di non essere state all’altezza della situazione in tempi di crisi, basandosi su un quadro legislativo già da tempo considerato obsoleto, quello della legge bancaria del 1934. Lo status quo della Svizzera ha lasciato il segno nell’ ambito finanziario, questa volta nel male anche se a termine potrà concedere la visione di una gestione di capitali tassati alla fonte e che preservi l’anonimato. Achille Piotti VIS-Asset Management, Corriere del Ticino,12.03.2010

Inflazione e debito pubblico

05-03-2010

In un recente studio del Fondo monetario internazionale (FMI) intitolato “Ripensare la politica macroeconomica” c’è stata una svolta innovativa e provocatoria sull’inflazione. Secondo il capo economista Blanchard, “tenere stabili i prezzi e produzione , e quindi fissare un target d’inflazione”, resta un assunto valido, ma la crisi insegna che “questo tetto deve essere più alto”. Per anni l’FMI ha raccomandato di tagliare l’inflazione, ma sulla base di presupposti teorici che la crisi ha dimostrato essere almeno in parte errati. E che hanno lasciato governi e autorità monetarie a corto di strumenti per reagire. Con un’inflazione al 4% in fasi economiche “normali”, i tassi d’interesse si attesterebbero attorno al 6-7%. Questo lascerebbe più ampi margini di manovra nel caso di shock del credito in quanto le banche centrali avrebbero più spazio per tagliare. Ora che i tassi sono prossimi allo zero, le autorità hanno le “mani legate” conclude l’FMI. Secondo lo studio inoltre tra un livello d’inflazione del 2% ed uno del 4% le differenze in termini di costi sociali ed economici non sono significative. I governi potrebbero adeguare gli scaglioni fiscali per evitare ai contribuenti di pagare imposte più alte, mentre il ricorso ad obbligazioni indicizzate basterebbe a proteggere gli investitori. Per quanto riguarda il debito, il Fondo conferma la vecchia regola d’oro:” in periodi di crescita bisogna mettere fieno in cascina e tagliare il debito, per avere capacità di spesa quando il tempo cambia al brutto”. Le politiche di bilancio sono tornate al centro della scena come strumento macroeconomico. La crisi ha dimostrato l’importanza di non avere i conti in disordine. Quando l’economia cresce, i governi devono approfittare per tagliare debito e deficit, anziché lasciarsi andare a spesa pubblica e riduzione delle imposte. La panacea per l’FMI sarebbe quella di abbassare il rapporto debito-Pil a livelli molto inferiori a quelli pre-crisi. In queste ultime settimane sappiamo come il timore per un potenziale fallimento della Grecia abbia pesato sui mercati a tutti i livelli: l’Euro si è deprezzato contro quasi tutte le valute, i “credit default swap” sul debito sovrano, una sorta di premio assicurativo contro un’insolvenza, sono quasi triplicati su Grecia, Portogallo e Spagna. Le azioni dal canto loro hanno vissuto un mese altalenante; però, alla luce di confortanti utili aziendali, di una ritrovata attività di acquisizioni societarie, di dati economici più stabili e di valori azionari nella media (equi), sembra che il mese di marzo possa preannunciare la primavera anche per le azioni. Il consiglio degli addetti ai lavori rimane quello di accumulare azioni e materie prime dopo eventuali ribassi in vista di raggiungere nuove vette. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 05.03.10

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