Tensioni geopolitiche e mercati finanziari

08-03-2011

Libya oil exportLe rivolte in Medio Oriente e nel Nord Africa di queste ultime settimane, hanno attirato l’attenzione di tutto il mondo. Naturalmente anche i mercati finanziari sono stati fortemente influenzati da questi eventi. Le tensioni geopolitiche, in particolare in Libia,  hanno colpito a più livelli. Il primo impatto visibile lo si è avuto sul petrolio. Il prezzo del barile del Brent ha guadagnato circa il 15% in cinque giorni con un massimo vicino ai 120 $.  Anche l’oro si è risvegliato dal suo torpore stagionale, tornando sopra quota 1400 $/oncia. Le borse hanno corretto velocemente dai massimi di metà febbraio, bruciando in pochi giorni miliardi di USD di capitalizzazione. I settori ciclici (auto, miniere) ed i titoli finanziari (banche, assicurazioni) hanno subìto massicce vendite, mentre il settore energetico ha continuato a fare l’oggetto di un interesse all’acquisto, reggendo bene all’urto delle correzioni generalizzate. I mercati emergenti sono stati fra i più penalizzati essendo molto sensibili ai rischi politici. Secondo la maggior parte degli addetti ai lavori, si naviga a vista, ma  i movimenti osservati in queste settimane sarebbero piuttosto esagerati. Se per esempio prendiamo il prezzo del petrolio, parrebbe che il mercato stia scontando scenari poco realistici ; la Libia infatti rappresenta “solo” il 2% nella produzione mondiale di petrolio e l’OPEC potrebbe supplire facilmente ad eventuali riduzioni d’offerta in quanto l’Arabia Saudita possiede un’ampia riserva di capacità produttiva. Quindi queste pressioni sono esacerbate anche da fattori speculativi. Gli esperti sono altresì convinti che quest’ondata d’avversione al rischio sia da collegare agli avvenimenti geopolitici e non ai fondamentali economici. Quest’ultimi appaiono incoraggianti: si assiste ad un miglioramento dei consumi, dell’occupazione e degli utili. Le politiche monetarie delle banche centrali BCE e Fed rimangono accomodanti e nel 2011 dovrebbero permettere alle azioni di primeggiare sulle obbligazioni. Gli analisti sono concordi nel sostenere che i paesi più promettenti per un investimento in azioni siano al momento gli USA e l’UE (Germania in primis). Gli USA  hanno varato un altro pacchetto di sostegno all’economia e la Fed continua con una politica a tassi zero. L’UE ha soccorso l’Euro e si sta prodigando per risanare i bilanci statali e per offrire maggiori garanzie sul debito sovrano. I mercati dei paesi emergenti, in particolare Cina ed India, stanno arrancando per via della ripresa dell’inflazione e di politiche monetarie più restrittive. I rischi politici creano certo delle opportunità d’acquisto, ma vista la recente volatilità, è consigliabile essere prudenti e selettivi, attendendo che si calmino le acque. 

 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 04.03.11 

Panoramica 2010 e prospettiva 2011

04-02-2011

Prospettiva - De ChiricoNel corso del 2010, i mercati azionari, in particolare quelli dei paesi industrializzati, hanno fatto registrare delle performance contrastate. Si sono presentati due fattori avversi che hanno pesato sull’andamento dei listini: il primo è il debito sovrano in Europa che ha portato all’esasperazione le speculazioni sull’Euro e sui rischi di nuovi crack finanziari; il secondo è stata l’instabilità di dati economici fondamentali che hanno fatto temere una ricaduta nella recessione. A questi fattori di disturbo, si sono contrapposti le politiche monetarie espansive (tassi bassi, acquisto di titoli statali), gli utili societari solidi ed una crescita economica nei paesi emergenti piuttosto sostenuta. Le borse hanno così subìto forti oscillazioni, ma nel secondo semestre i mercati hanno cominciato a distinguere fra i paesi penalizzati dalla crisi (Grecia, Spagna, Irlanda) e quelli che hanno beneficiato delle solide prospettive economiche dei paesi emergenti, come la Germania attraverso l’esportazione. In prospettiva, nel 2011 dovremmo assistere a borse ancora in crescita in quanto la politica ha voluto rassicurare i mercati con la creazione del  Fondo europeo di stabilità finanziaria e con le misure di  controllo della spesa implementate dai paesi fortemente indebitati. Anche i timori di una ricaduta nella recessione si stanno affievolendo poiché le banche centrali mantengono i tassi bassi. Così per la maggioranza degli addetti ai lavori, le azioni, le cui valutazioni “non appaiono eccessive”, rappresentano un “asset class” interessante per quest’anno a scapito delle obbligazioni. Queste, dopo un buon 2010, nel 2011 avranno performance meno eclatanti. Infatti i rendimenti sono ai minimi storici e gli investitori preferiranno orientarsi su bond con scadenze medio-corte, su “corporate bond” supportati da un calo costante dei fallimenti e sulle obbligazioni ad alto rendimento. Questo scenario ottimistico, potrebbe essere turbato da un ”esaurimento dell’allentamento quantitativo, dalla normalizzazione dei tassi da parte delle banche centrali e da un ritorno di fiamma dell’inflazione”. Comunque le previsioni dell’FMI recitano di “un tasso di crescita annuo da qui al 2015 del 6.6% per i paesi emergenti e del 2,4% per i paesi industrializzati”. Viste le buone fondamenta poste per una continuazione della crescita, l’aumento dei consumi interni da parte di Cina, India, Brasile ed i sorprendenti utili societari, nel primo mese di contrattazioni le borse hanno già messo a segno discrete plusvalenze. Gli analisti sottolineano come le opportunità d’investimento si trovino nei settori particolarmente depressi nel corso del 2010, in alcune materie prime e nei paesi emergenti. Buon Anno!  

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 04.02.11

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