Un aprile d’oro

06-05-2011

Nel corso del mese d’aprile, in tempi di continui tumulti globali e finanziari, l’oro ha continuato la sua marcia al rialzo raggiungendo dei massimi storici. Il prezzo dell’oncia, dopo aver superato per la prima volta i 1500 USD il 20 aprile, ha toccato il picco a 1562.96 USD il 29 aprile per poi ripiegare attorno ai 1485 USD in questa prima settimana di maggio. L’oro ha così messo a segno un record un giorno dopo l’altro, facendo registrare performance ragguardevoli per qualsiasi tipo d’investimento. La ragione per cui il metallo giallo riesca a fare bene in qualsiasi situazione di mercato, risiede nel suo ruolo di bene rifugio contro i timori legati alla debolezza del dollaro, alla ripresa dell’inflazione ed alle tensioni geopolitiche. In questo periodo, gli investitori non solo sono preoccupati dal valore del dollaro che ha perso terreno anche in seguito al recente declassamento da parte di S&P del debito sovrano statunitense. Essi sono anche in apprensione per il futuro dell’Euro, visti i livelli dell’indebitamento europeo, e dello Yen, in balìa della lenta ripresa economica dopo i recenti tragici eventi a tutti noti. L’oro è considerato come un bene durevole il cui valore non si erode come quello delle valute. Di recente inoltre i compratori preferiscono acquistare oro fisico piuttosto che negoziare i contratti “futures”. Secondo i dati del World Gold Council, le banche centrali nel mondo, a fine marzo 2011 detenevano ca. 27mila tonnellate d’oro, cioè l’11,3% delle loro riserve totali. Il resto è costituito da riserve valutarie fra cui il dollaro. Sembra che proprio tutti vogliano oro e questo comincia a preoccupare alcuni osservatori. Infatti visto che c’è stata molta domanda in un lasso di tempo relativamente breve, è aumentato anche il rischio che la tendenza sul prezzo s’inverta velocemente. Il fattore scatenante delle vendite, potrebbe venire da segnali concreti che il mondo sta tornando ad un ambiente d’investimento ottimale, caratterizzato da una crescita economica sostenibile, senza aiuti governativi straordinari. Oggi non siamo ancora a questo punto, come lo prova il mantenimento di una politica monetaria accomodante da parte della Federal Reserve, ma se ciò dovesse avvenire, le ragioni di acquistare o tenere oro andrebbero scemando. A brevissimo termine però il rischio più concreto è quello stagionale e viene dall’India, il maggiore consumatore d’oro. In giugno la domanda indiana rallenterà a causa della fine della stagione dei festival e dei matrimoni. Sul medio termine, gli analisti rimangono ottimisti, rivedendo al rialzo le loro previsioni sul prezzo, con obbiettivi attorno ai 1600-1650 USD/oz per fine 2011. Che tutto l’anno sia all’insegna dell’oro?

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 06.05.11

Domani è un altro giorno

08-04-2011

Nel primo trimestre, i principali indici azionari hanno messo a segno discrete plusvalenze. Alcuni osservatori commentano: “E’ pazzesco come i mercati finanziari siano calmi malgrado l’attuale alto livello d’incertezza nel mondo”. Infatti, il terremoto e l’incidente nucleare in Giappone, la guerra civile in Libia, il “risveglio” arabo, la Costa d’Avorio, il debito pubblico europeo, rappresentano tutti fattori di rischio, ma che sembrano essere già stati metabolizzati dai mercati. I listini, dopo aver scontato scenari apocalittici tra metà febbraio e metà marzo, hanno risollevato la testa e recuperato gran parte del terreno perduto. Così ha fatto l’indice giapponese Nikkei 225, che, in balìa dei tristi eventi a noi tutti noti, nella settimana tra il 9 ed il 15 marzo ha ceduto quasi il 20% di valore, per poi risalire nell’ultima quindicina malgrado le notizie dalla centrale nucleare di Fukushima fossero piuttosto allarmanti. Quando eventi negativi non intaccano le tendenze rialziste dei listini, ciò significa che ci troviamo in un mercato “bullish” (in acquisto). Gli investitori dimostrano un’alta propensione al rischio supportata dai dati macroeconomici. Recentemente le buone nuove sono giunte dalla ripresa dell’occupazione statunitense, dall’aumento dell’attività manifatturiera e dal calo dell’inflazione cinesi. In questo contesto, gli investitori sposano appieno la filosofia dell’ideogramma cinese del termine crisi ( “Wej-ji” ). Questo ideogramma è composto dalla combinazione di due “parole”: pericolo e opportunità. In un mercato rialzista, l’ottimismo prevale e gli investitori mettono l’accento sulle opportunità, così che ogni ribasso rappresenta un’occasione d’acquisto e di potenziale guadagno. Oggi ci sono azioni che in termini di valutazione sono considerate eque ed altre che offrono dividendi più alti dei redditi obbligazionari governativi. Ecco allora che analisti ed addetti ai lavori guardando sempre avanti e avendo scontato il peggio, si prodigano nel proporre titoli diventati “un affare” in termini d’investimento. Atteggiamento certo coraggioso (o sfrontato) che ricorda quello di Rossella O’Hara (l’attrice Vivien Leigh) nel famoso film del 1939 “Via col vento”. Rossella, dopo aver perso due mariti in guerra, il padre, le sue proprietà, l’amore del terzo marito, Rhett Butler, interpretato da Clark Gable che la lasciò con un  “Francamente me ne infischio!”, ebbe la forza di esclamare: “Dopotutto, domani è un altro giorno!”. Una frase che racchiude una filosofia di vita che forse qualche investitore e gestore patrimoniale faranno loro. Come Mami, la schiava nera del film noi osserviamo: “Io rimanere per vedere questa!”, l’anno è appena cominciato ed è già una bella sfida.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.04.11

Tensioni geopolitiche e mercati finanziari

08-03-2011

Libya oil exportLe rivolte in Medio Oriente e nel Nord Africa di queste ultime settimane, hanno attirato l’attenzione di tutto il mondo. Naturalmente anche i mercati finanziari sono stati fortemente influenzati da questi eventi. Le tensioni geopolitiche, in particolare in Libia,  hanno colpito a più livelli. Il primo impatto visibile lo si è avuto sul petrolio. Il prezzo del barile del Brent ha guadagnato circa il 15% in cinque giorni con un massimo vicino ai 120 $.  Anche l’oro si è risvegliato dal suo torpore stagionale, tornando sopra quota 1400 $/oncia. Le borse hanno corretto velocemente dai massimi di metà febbraio, bruciando in pochi giorni miliardi di USD di capitalizzazione. I settori ciclici (auto, miniere) ed i titoli finanziari (banche, assicurazioni) hanno subìto massicce vendite, mentre il settore energetico ha continuato a fare l’oggetto di un interesse all’acquisto, reggendo bene all’urto delle correzioni generalizzate. I mercati emergenti sono stati fra i più penalizzati essendo molto sensibili ai rischi politici. Secondo la maggior parte degli addetti ai lavori, si naviga a vista, ma  i movimenti osservati in queste settimane sarebbero piuttosto esagerati. Se per esempio prendiamo il prezzo del petrolio, parrebbe che il mercato stia scontando scenari poco realistici ; la Libia infatti rappresenta “solo” il 2% nella produzione mondiale di petrolio e l’OPEC potrebbe supplire facilmente ad eventuali riduzioni d’offerta in quanto l’Arabia Saudita possiede un’ampia riserva di capacità produttiva. Quindi queste pressioni sono esacerbate anche da fattori speculativi. Gli esperti sono altresì convinti che quest’ondata d’avversione al rischio sia da collegare agli avvenimenti geopolitici e non ai fondamentali economici. Quest’ultimi appaiono incoraggianti: si assiste ad un miglioramento dei consumi, dell’occupazione e degli utili. Le politiche monetarie delle banche centrali BCE e Fed rimangono accomodanti e nel 2011 dovrebbero permettere alle azioni di primeggiare sulle obbligazioni. Gli analisti sono concordi nel sostenere che i paesi più promettenti per un investimento in azioni siano al momento gli USA e l’UE (Germania in primis). Gli USA  hanno varato un altro pacchetto di sostegno all’economia e la Fed continua con una politica a tassi zero. L’UE ha soccorso l’Euro e si sta prodigando per risanare i bilanci statali e per offrire maggiori garanzie sul debito sovrano. I mercati dei paesi emergenti, in particolare Cina ed India, stanno arrancando per via della ripresa dell’inflazione e di politiche monetarie più restrittive. I rischi politici creano certo delle opportunità d’acquisto, ma vista la recente volatilità, è consigliabile essere prudenti e selettivi, attendendo che si calmino le acque. 

 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 04.03.11 

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