Panoramica 2010 e prospettiva 2011

04-02-2011

Prospettiva - De ChiricoNel corso del 2010, i mercati azionari, in particolare quelli dei paesi industrializzati, hanno fatto registrare delle performance contrastate. Si sono presentati due fattori avversi che hanno pesato sull’andamento dei listini: il primo è il debito sovrano in Europa che ha portato all’esasperazione le speculazioni sull’Euro e sui rischi di nuovi crack finanziari; il secondo è stata l’instabilità di dati economici fondamentali che hanno fatto temere una ricaduta nella recessione. A questi fattori di disturbo, si sono contrapposti le politiche monetarie espansive (tassi bassi, acquisto di titoli statali), gli utili societari solidi ed una crescita economica nei paesi emergenti piuttosto sostenuta. Le borse hanno così subìto forti oscillazioni, ma nel secondo semestre i mercati hanno cominciato a distinguere fra i paesi penalizzati dalla crisi (Grecia, Spagna, Irlanda) e quelli che hanno beneficiato delle solide prospettive economiche dei paesi emergenti, come la Germania attraverso l’esportazione. In prospettiva, nel 2011 dovremmo assistere a borse ancora in crescita in quanto la politica ha voluto rassicurare i mercati con la creazione del  Fondo europeo di stabilità finanziaria e con le misure di  controllo della spesa implementate dai paesi fortemente indebitati. Anche i timori di una ricaduta nella recessione si stanno affievolendo poiché le banche centrali mantengono i tassi bassi. Così per la maggioranza degli addetti ai lavori, le azioni, le cui valutazioni “non appaiono eccessive”, rappresentano un “asset class” interessante per quest’anno a scapito delle obbligazioni. Queste, dopo un buon 2010, nel 2011 avranno performance meno eclatanti. Infatti i rendimenti sono ai minimi storici e gli investitori preferiranno orientarsi su bond con scadenze medio-corte, su “corporate bond” supportati da un calo costante dei fallimenti e sulle obbligazioni ad alto rendimento. Questo scenario ottimistico, potrebbe essere turbato da un ”esaurimento dell’allentamento quantitativo, dalla normalizzazione dei tassi da parte delle banche centrali e da un ritorno di fiamma dell’inflazione”. Comunque le previsioni dell’FMI recitano di “un tasso di crescita annuo da qui al 2015 del 6.6% per i paesi emergenti e del 2,4% per i paesi industrializzati”. Viste le buone fondamenta poste per una continuazione della crescita, l’aumento dei consumi interni da parte di Cina, India, Brasile ed i sorprendenti utili societari, nel primo mese di contrattazioni le borse hanno già messo a segno discrete plusvalenze. Gli analisti sottolineano come le opportunità d’investimento si trovino nei settori particolarmente depressi nel corso del 2010, in alcune materie prime e nei paesi emergenti. Buon Anno!  

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 04.02.11

Il boom di fine anno

10-12-2010

Nel nostro primo articolo dell’anno, avevamo anticipato come il 2010 sarebbe stato caratterizzato da politiche d’investimento basate su strategie “alfa” (scelta di singoli titoli, settori, paesi) a scapito delle strategie “beta” (acquisto del mercato in generale). Se guardiamo a quanto è avvenuto in questi undici mesi di borsa, notiamo come effettivamente l’alfa abbia prevalso. A livello degli indici azionari per nazione, i peggiori sono risultati quelli dei paesi europei “periferici”  come Grecia, Spagna, Irlanda, Italia e Portogallo soffocati dalla speculazione ed apprensione sul debito pubblico. I loro indici principali si situano su un -40% per Atene, un -15% per Madrid ed un -12% per Milano. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dall’indice sulla tecnologia statunitense (Nasdaq 100) e dall’indice tedesco DAX che superano entrambi quota 17%. Anche a livello settoriale si può mettere in evidenza l’alfa: per es. in Germania, le azioni di BMW e VW, hanno più che raddoppiato il loro valore, mentre il settore finanziario e delle utility ha nettamente sottoperformato il DAX (RWE -28%, Deutsche Bank -14%). Quest’ultimo mese di contrattazioni si è rivelato  a due facce antitetiche, paura ed ottimismo. La paura la si ha avuta a causa del debito pubblico dell’Irlanda e dell’ipotesi di contagio di Spagna e Portogallo. I listini sono scesi rapidamente in pochi giorni e l’Euro ha ritoccato i minimi storici contro USD e CHF. L’UE e l’FMI sono intervenuti con un pacchetto di salvataggio di 85 mia Eur in favore dell’Irlanda. Inoltre la BCE ha dovuto ribadire il sostegno alle banche ed ha addirittura adottato come la Fed una politica di “quantitative easing” acquistando obbligazioni di stati europei per ca. 2 mia Euro. Queste misure di supporto, affiancate da dati macroeconomici piuttosto confortanti provenienti dagli USA, dalla Cina e dalla stessa Europa (PIL tedesco previsto al 3.6% nel 2010), hanno ridato fiducia agli investitori. Così le borse hanno ripreso a correre portando i mercati più virtuosi a nuovi massimi annuali. E sembra che non sia finita qui anche perché i gestori di fondi che sono stati finora piuttosto parchi negli acquisti, dispongono di meno di un mese per recuperare punti di rendimento entro fine anno. Quindi anche in prospettiva di un’economia globale in continua ripresa durante il 2011, di tassi prossimi allo zero e di un’elevata liquidità delle società, gli analisti ritengono che si possa continuare ad esporsi selettivamente sia su azioni sia su materie prime. Nel 2010, la performance di portafogli con un profilo bilanciato (50% in azioni) dovrebbe situarsi tra il +10-15%, mentre quelli con un profilo rendimento (25% in azioni) sarà tra il +5-10%. Auguri! 

 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 10.12.10

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