I mercati scontano la recessione economica

10-04-2020

L’emergenza sanitaria da pandemia e la conseguente chiusura della maggior parte delle attività economiche  hanno colpito violentemente i mercati globali. Dopo i picchi di borsa del 19 febbraio, la volatilità è esplosa ed i principali listini hanno subìto una serie di vendite fino al 23 marzo. Vi sono state giornate di ribassi epocali come quelle del 9 e del 16 marzo. Quella del 9/3 è stata anche causata da un cigno nero: la decisione dell’Arabia Saudita di aumentare unilateralmente la produzione di petrolio con conseguente crollo del 24% del prezzo del WTI la cui discesa è continuata fino al -66% del 31 marzo. Fra le materie prime vi sono stati altri importanti cali di prezzo con il gas naturale a -25%. Nei metalli preziosi, il platino e l’argento perdono rispettivamente il 25 ed il 21%, mentre l’oro, bene rifugio, mette a segno un +3.53%. Da notare che il prezzo del metallo giallo, normalmente poco correlato alle azioni, tra il 9 ed il 19 marzo è sceso del 12% passando da 1673 $/oz a 1467$/oz in sintonia con le vendita in borsa. Ciò è già successo durante la crisi finanziaria del 2008 ed è da ricondurre al bisogno di liquidità di alcune controparti (fondi d’investimento) che dovendo coprire i richiami di margine sono costrette a vendere tutto ciò in cui hanno investito, fra cui l’oro. La crisi che stiamo vivendo, a prescindere dal fattore scatenante, ricorda molto quella del 2008. Le azioni a livello globale in sole quattro settimane hanno ritestato i minimi raggiunti a fine 2018 perdendo 30-40% dai massimi. Le obbligazioni ad alto rendimento non sono state risparmiate, anzi, a causa del peggioramento del rating creditizio, dell’allargamento degli spread e della carenza di liquidità hanno subìto perdite fra il 15 ed il 20%. I tassi a breve che servono anche a determinare le rate a tasso variabile delle ipoteche, si sono impennati sganciandosi dalle logiche della politica monetaria e andando a prezzare appunto lo stress di liquidità. Le banche centrali sono intervenute riprendendo copiosamente politiche monetarie molto accomodanti. La Federal reserve ha tagliato i tassi a zero, mentre la BCE si è prodigata per un quantitative easing da 750 mia Euro. Ogni singolo Stato fra cui il nostro Paese ha implementato delle politiche fiscali e d’aiuto alle aziende. Gli USA hanno varato un piano da 2mila miliardi di USD! Per gli esperti la risalita dei mercati dipenderà in primis dalla diminuzione dei contagi del virus in Europa e negli Stati Uniti. In questi giorni abbiamo già avuto qualche segnale d’acquisto. Le prossime settimane ci confermeranno un quadro difficile per l’economia mondiale con i dati sulla disoccupazione e sul PIL. La recessione (tecnica?) è alle porte e vedremo se i mercati l’hanno già scontata. Intanto una strategia bilanciata in CHF a fine trimestre segna -15%.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 10.04.20

NEWS (Marzo 2020)

03-04-2020

Mercato fra Coronavirus e cigni verdi

07-02-2020

Il primo mese dell’anno è statisticamente positivo per i mercati finanziari ma questa volta non è andata così per la quasi totalità dei principali listini di borsa. Dopo un 2019 straordinariamente buono per tutte le classi d’investimento, gennaio ha visto una prima quindicina caratterizzata dalle tensioni geopolitiche Iran/USA. Vi è poi stata una ripresa fino al 22 gennaio legata alla firma degli accordi “Fase 1” fra USA e Cina. L’avvento del Coronavirus dalla Cina non ha risparmiato nemmeno le Borse. Abbiamo così assistito a importanti vendite che hanno colpito i settori più esposti alla Cina. Le azioni delle compagnie aeree sono crollate dopo lo stop dei voli da e per la Cina; altri titoli sotto pressione sono stati quelli dei  beni di lusso e del turismo. Secondo le prime stime, l’impatto del virus sull’economia cinese potrebbe rappresentare un costo dell’1% del PIL e questo spiega il forte calo del petrolio, materia prima ciclica per eccellenza. Goldman Sachs (GS) ha studiato come in casi simili quali la SARS nel 2003, l’H1N1 nel 2009 e H7N9 nel 2013, l’Eurostoxx50 (di cui il 10% delle vendite deriva dalla Cina) sia sceso del 6% con una ripresa già dopo tre settimane dall’inizio dei focolai. Questa volta però i consumi cinesi sono stati fortemente colpiti (si pensi alla cancellazione delle feste del Capodanno cinese) e quindi i mercati risaliranno la china quando vi saranno i primi segnali di decelerazione dei contagi. Gli analisti di GS mantengono una preferenza per l’azionario ciclico anche perché i risultati societari in pubblicazione in queste settimane sono risultati nel 74% dei casi migliori del previsto con conseguenze positive sulle previsioni di utili per il 2020. Oltre ai dati micro e macroeconomici, la crescita economica mondiale  guarderà anche alla sensibilità degli investitori e delle banche centrali nei confronti del cambiamento climatico. Larry Fink, Ceo di BlackRock, la più grande società mondiale di asset management con 7mila miliardi di dollari in gestione, afferma che “siamo sull’orlo di una completa trasformazione della finanza a causa del cambiamento del clima”. Questo sta portando “ad una profonda rivalutazione del valore e del rischio degli asset”. La Banca dei Regolamenti Internazionali, ritenuta la banca centrale delle banche centrali con sede a Basilea, ha pubblicato il libro “Il cigno verde”. In finanza la teoria del cigno nero si riferisce a eventi inaspettati di grande portata e grandi conseguenze. Il cigno verde è invece il nuovo rischio finanziario dovuto al clima. Dal 2021 le banche centrali saranno una “sorta di agenzia globale che inizierà a influenzare oltre alla politica monetaria, anche quella industriale. La ricchezza privata e pubblica si sposterà per esempio dagli asset fossili o inquinanti agli asset verdi. Il “Green deal” europeo è una strategia di crescita incentrata sul clima.  

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