NEWS (Settembre 2018)

28-09-2018

Un’estate altalenante

07-09-2018

L’estate è un periodo di vacanze ma non per i mercati finanziari che continuano imperterriti le contrattazioni caratterizzate però da volumi inferiori alla media annuale. La scarsità di investitori favorisce movimenti repentini dei prezzi come è successo per esempio nel settore della tecnologia statunitense. L’indice Nasdaq ha chiuso a fine agosto sui massimi ma alcuni dei suoi illustri componenti hanno subìto accelerazioni e brusche cadute. Facebook in una giornata ha perso il 25% azzerando tutti i guadagni dell’anno. Netflix ha corretto dai massimi di luglio del 12%, ma mantiene un eccellente +91.7% sull’anno. Tesla è scesa del 15% in luglio per poi risalire e riscendere del 25% su voci di privatizzazioni. Nella prima quindicina di agosto, i mercati hanno sofferto della vulnerabilità dei paesi emergenti: la svalutazione della Lira turca (-34% in un mese, -70% nel 2018) ha messo in discussione la tenuta di alcune banche europee particolarmente esposte al debito turco. Le svalutazioni hanno interessato anche il pesos argentino, il real brasiliano ed il rand sudafricano. L’euro si è deprezzato contro CHF e USD, monete rifugio per eccellenza. Fra i principali mercati azionari, solo gli indici statunitensi hanno messo a segno dei guadagni. Fra i 95 mercati azionari seguiti da Bloomberg, da maggio, ben 52 hanno fatto registrare delle perdite. Fra i peggiori a livello annuale troviamo gli indi cinesi CSI 300 (-17.6%) ed Hang Seng (-7.38%). La Cina sta pagando lo scotto per la guerra commerciale sui dazi con gli USA. A livello europeo, la borsa italiana è passata da principessa a maggio (+12%) a cenerentola oggi (-7%). Il programma del governo gialloverde non piace agli investitori internazionali perché irrispettoso delle regole europee sui bilanci.  Così lo spread fra debito italiano e tedesco rimane sui 300 punti. In Svizzera, gli investitori hanno rivalutato l’acquisto di titoli di qualità: Novartis, Nestlé e Roche hanno messo a segno nei mesi estivi importanti recuperi di prezzo che hanno permesso al nostro indice SMI di salire del 6%. Nello stesso periodo le gestioni patrimoniali delle banche in CHF sono migliorate; il fondo bilanciato UBS Strategy in CHF è salito da -3.6% di fine giugno a -1.6%. Per i prossimi mesi gli analisti rimangono positivi su crescita economica globale e risultati aziendali e gli investitori dovrebbero quindi mantenere un’allocazione strategica in azioni anche perché le valutazioni non sono alte malgrado i massimi toccati da alcuni mercati. La raccomandazione è di mantenere un’esposizione azionaria e valutaria neutrale rispetto al proprio profilo d’investimento per far fronte ai rischi chiave attuali. Infatti la guerra commerciale, il ciclo dei tassi negli USA, il rallentamento economico in Cina e l’alto prezzo del petrolio fanno presagire un autunno come l’estate…altalenante.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 07.09.18

Sui mercati pesa il rischio di una guerra commerciale

06-07-2018

Alle borse non piace l’incertezza e di fronte ai rischi di una guerra commerciale che coinvolge le maggiori economia mondiali, l’andamento delle azioni risulta fortemente irregolare. Eppure il mese di giugno era cominciato positivamente, tanto che l’indice MSCI World è salito fino al 14 giugno, dopo di che vi sono state le prime avvisaglie di ribasso e poi le vendite si sono accelerate fino a fine mese. La Fed statunitense ha deciso di aumentare i tassi di un quarto di punto e a sorpresa ha anche anticipato che nell’anno vi saranno non tre ma quattro interventi sui saggi. La Banca centrale europea ha dal canto suo confermato la cessazione in dicembre del programma da 2500 miliardi Euro di acquisto di obbligazioni e detto che “non prevede aumenti dei tassi almeno fino all’estate 2019”. Le due notizie hanno avuto come conseguenza immediata un violento deprezzamento del cambio €/$ che è passato da 1.1792 a 1.1576 (ora 1.17). L’economia statunitense continua a crescere ma in prospettiva gli investitori stanno tenendo sotto stretta osservazione l’inflazione e la curva del debito statunitensi. La prima è balzata al 2.8% sulla spinta dell’aumento dei salari ed in seconda battura del costo dell’energia. Una notizia tecnicamente buona (l’aumento della capacità reddituale delle famiglie) si è trasformata però in preoccupazione per gli addetti ai lavori in quanto “un’inflazione più alta implica in prospettiva tassi di interesse più alti che penalizzano le azioni, i cui dividendi distribuiti iniziano a patire (nel calcolo del rischio/opportunità) la concorrenza dei titoli obbligazionari”. La seconda fonte di preoccupazione è la curva del debito negli Stati Uniti, con la distanza tra i rendimenti a 10 anni (2,93%) e quelli a 2 anni (2,78%) ormai ridotto al lumicino (15 punti base non si vedevano dal 2007!). Per gli addetti ai lavori quando la curva si appiattisce non è un bel segnale di fiducia per il futuro, perché può significare recessione. Tornando ai dazi commerciali. Trump pare intenzionato a proseguire nel doppio attacco a Cina e Germania, i due Paesi che in questo momento generano più surplus nelle esportazioni. Il settore più toccato è quello automobilistico. I produttori tedeschi VW, BMW e Daimler, che fabbricano auto negli Usa per esportarle in Cina, hanno perso in poche sedute attorno al 10%. Adesso c’è l’estate di mezzo, statisticamente non il momento migliore per i mercati azionari. A livello tecnico il mese di luglio è visto al ribasso. Sappiamo (con il senno del poi, è vero) che le previsioni sono fallaci. Un esempio eclatante è quello di UBS su Russia 2018. La banca ha impiegato 18 analisti per 10'000 simulazioni su computer al fine di determinare il vincitore del mondiale di calcio. Il risultato? La Germania! E’ vero che il calcio non è la finanza, ma le previsioni…sono previsioni. Buona estate! 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 06.07.18

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