2019, l’anno dei record

06-12-2019

Nel nostro articolo d’inizio anno avevamo scritto della “passeggiata casuale” di Malkiel. Questi afferma che: “una scimmia con gli occhi bendati che lancia freccette su una lista di titoli azionari è capace di creare un portafoglio performante come quello creato da un esperto”. Non ritorniamo sulla bontà della teoria, però estrapolando, confermiamo, con il senno del poi, che quest’anno anche un investimento casuale fatto su 4 delle 5 classi d’investimento avrebbe avuto un risultato positivo. Negli ultimi 35 anni è la prima volta che la performance di azioni, obbligazioni, oro e petrolio è positiva contemporaneamente per tutte le quattro classi. Questo non è un fatto scontato perché la correlazione fra azioni ed obbligazioni è negativa (si guadagna su una e si perde sull’altra) ed è stata positiva solo quest’anno e nel 1995. Il 2019 è un anno dei record ma l’investitore in CHF che avesse optato solo per la quinta classe d’investimento, la liquidità, avrebbe perso denaro. Infatti il classico conto corrente genera ad oggi solo spese e zero interessi (o addirittura interessi negativi). In novembre tutti i listini europei e statunitensi hanno continuato la loro corsa verso nuove vette. Poca spinta l’hanno avuta invece l’indice inglese, l’MSCI World e l’MSCI Emerging Market. Il mese appena iniziato statisticamente è di stabilità per le borse (nel 2018 non fu così). E’ pur vero che la firma della “Fase 1” dell’accordo commerciale sino-statunitense, prevista nella seconda quindicina del mese, le tensioni in Hong Kong e le votazioni in Inghilterra rappresentano sempre una spada di Damocle sulle contrattazioni. Le principali borse hanno la volatilità ai minimi storici e per qualche osservatore questo è un indizio di fragilità. Alcuni listini hanno superato nuovi record a fine novembre e quindi delle prese di beneficio diventano fisiologiche. Attenzione quindi agli allarmismi eccessivi, al canto delle sirene, alle cassandre, ai pessimisti cronici, agli Armageddonisti, insomma a tutte quelle specie di gufi che ci ammorbano con previsioni di crisi ormai alla porta. Pensare di ridurre il rischio dei propri investimenti per esempio vendendo azioni ed acquistando obbligazioni o lasciando il realizzato in liquidità, sul lungo termine non rende! La prova? Un’analisi del Wall Street Journal ce lo dimostra. Semplificando: se, prima dello scoppio della crisi del 2008, diciamo dall’1/1/2007 avessimo investito nello SMI, oggi avremmo realizzato un +19.43% (+15.12% in obbligazioni). Se avessimo investito invece dopo il crash di borsa del 2007/2008 con l’inizio della ripresa dall’1/3/2009 ad oggi, questo è il risultato: SMI +136.43% e obbligazionario +15,71%. La storia finanziaria ci insegna che quel che conta non è il bubolare dei gufi ma solo verificare il proprio profilo di rischio. Buone Feste! 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 06.12.19

NEWS (Novembre 2019)

27-11-2019

Convergenze positive

11-11-2019

La tendenza rialzista dei mercati è stata confermata anche nel corso del mese di ottobre malgrado le solite cassandre pessimiste e le statistiche che lo vedono come il mese più ostico per le Borse. Dopo una prima settimana all’insegna delle vendite, i listini mondiali, dall’8 ottobre, hanno ripreso la loro corsa e raggiunto, in alcuni casi (S&P 500, SMI), nuovi massimi storici. Le ragioni per cui le borse hanno trovato nuova linfa sono da ricercare in una serie di convergenze positive a livello macro e microeconomico. Per quanto concerne il primo livello, quello macro, buoni dati sono giunti dal PMI, l’indice dei responsabili d’acquisti, che negli USA, in Cina e nel nostro Paese è stato migliore delle aspettative. Negli Stati Uniti abbiamo avuto anche un buon andamento dell’occupazione e di altri indicatori macro. Così, visto che la diagnosi rosea sull’economia è confermata, la Federal reserve ha tagliato ancora i tassi ma ha deciso di fermarsi. Sul piano microeconomico guardiamo ai conti societari; delle 500 aziende che compongono l’indice S&P 500, 356 hanno pubblicato i risultati trimestrali e ben il 76% di esse ha battuto le stime. A livello europeo, le pubblicazioni sono state 177 (su 447) e per il 51% dei casi si è avuta una sorpresa positiva mentre per il 41% una sorpresa negativa. Il rimanente 8% è in linea con le stime. Su base settoriale mondiale abbiamo assistito ad una rotazione con i ciclici che hanno sovraperformato i difensivi del 3%. In Europa questi margini si sono accresciuti toccando il 7%. Se guardiamo le macroregioni, l’Eurozona nel periodo ha avuto una performance superiore ai mercati statunitensi (+4% contro +3,3%). E in Svizzera? A livello macro abbiamo detto che secondo il PMI, sembra che l’umore della nostra industria stia migliorando anche se a 49.4 punti (+4.9 punti sul mese) siamo ancora al di sotto della soglia di crescita dei 50 punti. Soglia che però è ormai a portata di mano. Lo SMI ha raggiunto nuove vette storiche e continua a macinare record. Mancano due mesi alla fine dell’anno e le convergenze positive continuano: la prima fase dell’accordo commerciale fra USA e CINA a detta del Segretario del commercio statunitense, Wilbur Ross, sembra sia cosa fatta. Altra nota positiva giunge dal dinamismo delle società: Peugeot e Fiat Chrysler hanno annunciato la loro fusione e finalmente, dopo anni di rinvii, la Saudi Aramco, il principale gruppo petrolifero al mondo che pompa il 10% del petrolio mondiale, ha confermato “l’intenzione di quotarsi sulla Borsa saudita”. La quota trattata si aggira fra l’1 ed il 2% e la valutazione totale della società tra i 1500 e 2000 miliardi di dollari. A titolo di paragone ricordiamo che Microsoft ed Apple, le prime due aziende per capitalizzazione a livello mondiale hanno un valore rispettivo di 779 e 748 miliardi di USD a fine 2018.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.11.19

NEWS (Ottobre 2019)

31-10-2019
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