Allegria di naufragi

03-10-2008

I mercati finanziari hanno appena concluso un mese che si è rivelato fra i più drammatici dalla crisi del 1929. Gli indici di borsa hanno bruciato migliaia di miIiardi di USD ritornando ai livelli di tre anni fa. Le pessime notizie si sono susseguite quasi ogni giorno in una spirale senza fine: ai fallimenti della Lehman Brothers e dell’AIG, “salvata” quest’ultima da un’operazione congiunta tra la Fed ed il Tesoro statunitense, si aggiungono il crollo della Washington Mutual, la nazionalizzazione parziale dell’inglese Bradford & Bingley ed i salvataggi governativi in Europa della Fortis e della Hypo Real Estate. Per uscire dall’impasse, alcune banche hanno trovato dei compratori (Merrill Lynch si è offerta a Bank of America, Wachovia a Citigroup) o hanno cambiato la propria natura trasformandosi da banche d’investimento in banche universali (Morgan Stanley e Goldman Sachs). La crisi è profonda, di sistema, tanto che il governatore della Fed parla di “grave minaccia alla stabilità finanziaria degli USA”. Chi è causa del suo male compianga se stesso! verrebbe da dire, perché ormai tutti sappiamo che quanto sta avvenendo è semplicemente l’effetto di una  “deregulation” decennale e di politiche monetarie di tassi bassi volte a sostenere i consumi attraverso l’indebitamento. Il sistema finanziario e l’economia ne hanno tratto beneficio, fino a quando le bolle sul credito e l’immobiliare non sono scoppiate con le conseguenze a tutti note. La recessione è un dato di fatto sia negli Stati Uniti che in Europa poiché in questi ultimi mesi i principali indicatori economici puntano chiaramente a sud. Le soluzioni alla crisi sono anche politiche come dimostra il voto statunitense sul maxi-fondo anti crisi da 700 miliardi di USD proposto da Bush per cercare di stabilizzare il sistema. Ne siamo consapevoli, la socializzazione delle perdite è diventato un costo necessario per restaurare fiducia e per salvare il mercato che ha dimostrato in questo frangente di non sapersi autoregolare. Per gli investitori e per gli addetti ai lavori  le parole d’ordine restano “cautela nell’azione e qualità nell’investimento”. Ad oggi la gestione patrimoniale in Chf ha risultati che sono del -2% per un portafoglio obbligazionario, del -12% per un bilanciato (50% in azioni e 50% in obbligazioni) e del -20% per un azionario. In ottobre inizia la pubblicazione degli utili societari che  probabilmente confermeranno il rallentamento dell’economia. I livelli di borsa sono ormai prossimi alla fase detta di “capitolazione” e la volatilità resterà elevata. In mancanza di certezze, è di regola mantenere la liquidità attendendo tempi migliori. Insomma, “Allegria di naufragi!”. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 04.10.08