La Svizzera e il bosone di Higgs ai tempi della crisi finanziaria

12-03-2010

Il big bang finanziario alla fine del 20 secolo in seguito alla deregolamentazione del sistema bancario americano sorto dalle ceneri della grande depressione degli anni 30 sembra essere giunto a un capolinea dopo i cambiamenti epocali a cui abbiamo assistito. Il crollo del muro di Berlino e la rivoluzione digitale hanno certamente contribuito all’abbandono del Glass Steagal Act del 1933 che sanciva la separazione tra banche d’affari e commerciali in America. In Svizzera tuttavia la grande depressione non é mai sfociata in una così severa regolamentazione lasciando che la politica del laissez faire prevalesse su tutto il territorio. La stesura della legge federale delle banche del 1934 con l’introduzione di un articolo del codice penale a difesa del segreto bancario trovò il consenso dell’allora recalcintrante associazione svizzera dei banchieri (ASB), a pregiudizio dei socialisti che accettarono tuttavia di entrar a far parte del governo e di dirigere più tardi il ministero delle finanze. Iniziava così l’era della concordanza e della pace sociale lasciando intatta fino ad oggi la matrice della legge sulle banche, malgrado qualche incidente di percorso, in particolare la crisi immobiliare dei primi anni 90 che richiese alcune modifiche ad hoc indirizzate innanzitutto a riempire i criteri di solvibilità degli istituti di credito. Mentre il panorama bancario domestico mutava radicalmente con il sorgere di due principali gruppi bancari, CS e UBS, che includevano il 90% dei bilanci totali delle attività bancarie in Svizzera, si perseguiva l’ internazionalizzazione delle attività nella corsa all’oro del big bang finanziario. Dopo la fusione nel 1997 di SBS con UBS, nell’estate del 2000 venne ingoiata a caro prezzo la banca americana PaineWebber. Né l’allora Commissione Federale delle Banche (CFB), né l’ASB si opposero o misero dei paletti all’espansione americana, essendo questa unicamente di competenza delle autorità di controllo sulla concorrenza. Né tanto meno la CFB sembrava vigilare sul rispetto degli accordi col governo americano da parte di UBS a tutela del segreto bancario. Nel 2006 il fresco ministro delle finanze H.R. Merz lanciava il progetto per la nuova agenzia di controllo dei mercati finanziari, la FINMA, a sostegno dello sforzo competitivo della piazza finanziaria svizzera, la terza al mondo dopo New York e Londra, volta anche a facilitare l’espansione dei gruppi svizzeri nei mercati finanziari dell’Unione Europea tramite una strategia di accordi bilaterali sulla fiscalità e di armonizzazione delle direttive dei mercati finanziari europei. La FINMA é entrata in funzione proprio quando scoppiava lo scandalo dell’evasione fiscale con gli Stati Uniti cha danneggiava la nostra piazza. A oggi, su mozione parlamentare é stata istituita dal Consiglio Federale un’inchiesta sull’operato della FINMA nell’annus horribilis 2009 con particolar riferimento al conflitto d’interesse con UBS. Visto il contesto attuale é più che mai impresa ardua convincere i partner commerciali dei pregi del nostro sistema. Come a Ginevra vogliono dimostrare l’esistenza di una particella invisibile formatasi durante il Big Bang, il bosone di Higgs, che simile al fango invischia la materia primordiale come noi la conosciamo, così H.R. Merz e il direttore del nuovo segretariato per gli affari di finanza e fiscalità dovranno spiegare i vantaggi della mano invisibile che regna nei forzieri delle nostre banche e che riesce a coagulare molti capitali onde favorire espansione e crescita anche al di là delle sue frontiere. Resta tuttavia il fatto che le nostre istituzioni hanno dimostrato di non essere state all’altezza della situazione in tempi di crisi, basandosi su un quadro legislativo già da tempo considerato obsoleto, quello della legge bancaria del 1934. Lo status quo della Svizzera ha lasciato il segno nell’ ambito finanziario, questa volta nel male anche se a termine potrà concedere la visione di una gestione di capitali tassati alla fonte e che preservi l’anonimato. Achille Piotti VIS-Asset Management, Corriere del Ticino,12.03.2010