Efficienza dei mercati e scimmie

08-02-2019

Il 2018 dei mercati finanziari è terminato con una pesante flessione in dicembre il cui punto di minimo si è toccato il 24/12/18. Le statistiche ed il mantra di borsa del “rally di Natale” sono stati quindi sconfessati. Fra le 19 classi d’investimento principali solamente due classi, i titoli di Stato di USA e dell’eurozona hanno chiuso l’anno in territorio positivo. I listini azionari hanno segnato variazioni che vanno dal -1.04% del Nasdaq 100 al -16.63% dell’MSCI Emerging Markets. Il nostro SMI è sceso del 10.15%, mentre, in netta controtendenza,   abbiamo l’azionario di Russia e Brasile con performance positive a due cifre. Dal canto loro, le gestioni professionali delle banche hanno perso in media l’8,5% sulle strategie bilanciate in CHF. Vista la delusione degli investitori per le performance negative, alcuni critici hanno “rilanciato” la teoria di Malkiel della “passeggiata casuale” (Random Walk, 1973). Questa teoria prende spunto dall’ipotesi di efficienza del mercato di Sharp, secondo cui “i prezzi che si formano sul mercato riflettono completamente ed istantaneamente tutte le informazioni disponibili e rilevanti in modo tale che le possibilità di extra profitti siano eliminate”. Secondo Malkiel, poiché le notizie si alternano in modo irregolare, ne consegue che anche i prezzi “descrivono una successione di dati del tutto irregolari e indipendenti l’uno dall’altro, cioè casuale”. Malkiel nega quindi la validità dei dati storici, delle tendenze. Egli afferma che “una scimmia con gli occhi bendati che lancia freccette su una lista di titoli azionari è capace di creare un portafoglio performante come quello creato da un esperto”. L’immagine è suggestiva, tanto che nel 1988 il Wall Street Journal testò la teoria. Su cento gare di scelte casuali con le freccette (tirate da giornalisti non da scimmie) e di scelte di gestori professionisti, in 61 casi gli esperti vinsero contro 39 dei giornalisti lanciatori di dardi. Dalle prove risultò anche che gli esperti avevano battuto il mercato di riferimento (il benchmark) solo nel 51% dei casi. L’economista Malkiel, oggi 87enne, ha recentemente ribadito che acquistare titoli indicizzati (ETF) è più redditizio della gestione attiva. Chi ha le competenze ed il tempo per gestire i propri soldi sarà forse d’accordo con l’economista, gli altri, lo sappiamo, si affidano invece normalmente agli esperti. Ma questi ultimi cosa pensano del 2019? L’anno è iniziato con guadagni sostanziali su più fronti, in particolare sull’azionario. Le ragioni del rialzo sono da collegare alla ripresa delle trattative commerciali fra USA/Cina e alle dichiarazioni più accomodanti delle Federal reserve sui futuri aumenti di tassi. Le scimmie, scherziamo! i gestori raccomandano di mantenere una diversificazione ed una protezione degli assets perché il rallentamento economico è diventato realtà nel 2019.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.02.19