Il recupero dei mercati continua nella volatilità e nell’incertezza economica

10-07-2020

L’indice VIX, detto anche “l’indice della paura”, misura la volatilità implicita nelle opzioni call e put sull’indice S&P 500 statunitense. “E’ l’espressione della variabilità attesa dagli operatori sull’indice; tanto più alto è il VIX, maggiore sarà la percezione del rischio”. Il VIX ha iniziato l’anno a 12.47 per toccare il suo culmine il 16 marzo a 82.69. Nel secondo trimestre è sceso regolarmente, mantenendosi però sempre al di sopra della media storica. Il 10 giugno abbiamo assistito ad un’improvvisa impennata del VIX da 27.57 a 40.79 corrispondente con la repentina correzione, un flash crash, dell’indice che nello stesso giorno di contrattazioni ha perso il 5.89%. Alla volatilità si aggiunge l’incertezza sul fronte economico. Purtroppo i dati economici del secondo trimestre sembrano poco credibili a causa di informazioni lacunose pervenute ai centri di statistica. Gli analisti provano a fare il loro lavoro su proiezioni di risultati aziendali che nemmeno le società interessate riescono a fornire. In questo quadro piuttosto nebuloso, una cosa è chiara, il 2020 sarà di recessione. Il Fondo monetario internazionale prevede un PIL globale in perdita al 4.9%, “pesanti ricadute occupazionali” e “un debito mondiale che sta aumentando a livelli mai visti nella storia”.  Le borse dal canto loro hanno messo a segno importanti recuperi nel secondo trimestre e in certi casi hanno raggiunto in giugno anche un record. Parliamo per esempio dell’indice Nasdaq Composite statunitense che per la prima volta ha superato i 10'000 punti realizzando dai minimi dell’anno un +46,6% spinto dalle sue grandi capitalizzazioni Apple, Microsoft, Alphabet e Amazon. Il nostro Swiss Market Index è risalito sopra i 10'000 punti rimanendo però al di sotto dei massimi di febbraio (11263 punti) e ancora in territorio negativo sull’anno (-5.38%). Guardando alla composizione dell’indice, fra i 17 settori presenti, quattro sono positivi sull’anno (farmaceutico, tecnologico, chimico, utenza) e di questi solo uno è ai massimi storici, il chimico, con +11.17% YTD.  Per quanto riguarda invece i venti titoli appartenenti allo SMI, notiamo tendenze agli antipodi l’una dall’altra. Abbiamo sette titoli che superano il nostro listino con performance da -3.26% (Swisscom) a +41.62% (Lonza). Le 23 società che non battono lo SMI hanno risultati che vanno da -8.73% (ABB) a -32.79% (Swiss Re). Gli interessi delle obbligazioni della Confederazione restano negativi sempre in linea con i tassi di riferimento della Banca Nazionale Svizzera. Una strategia bilanciata in CHF di UBS aveva toccato un minimo a -21.93% il 23 marzo scorso e chiude il semestre a -6.73%. Nei prossimi mesi gli investitori osserveranno con attenzione i risultati societari ed eventuali lockdown di ritorno causati da focolai del virus. Insomma, volatilità ed incertezze permangono.

Fabrizio Marcon, L'Informatore,  10.07.20