Mercati fra aumento della volatilità ed ottimismo sul quadro economico

09-03-2018

L’improvviso ritorno della volatilità in febbraio ha fatto notizia. Dopo il balzo del 238%, l’indice VIX chiude il secondo mese dell’anno con un +79.80%. Per la prima volta da oltre 25 anni, i mercati statunitensi sono risultati più volatili rispetto alle controparti asiatiche ed europee, ma, malgrado ciò, gli indici azionari USA su base annua sono ancora positivi, come del resto quelli dei paesi emergenti, mentre chi si trova in territorio negativo sono i listini europei. I recenti cambiamenti intervenuti negli Stati Uniti come per esempio il rendimento del Buono del Tesoro decennale salito da inizio 2018 del 20% al 2.87%, i timori di una stretta monetaria più veloce del previsto da parte della Federal Reserve (ora il consenso di mercato si attende 4 aumenti dei saggi nel 2018 contro i 3 previsti ad inizio anno) e le misure protezionistiche dell’amministrazione Trump (pensiamo ai dazi su acciaio e su alluminio), hanno reso gli investitori piuttosto nervosi. Vi sono così state delle vendite che hanno colpito i settori più vulnerabili ad una guerra commerciale fra Europa e USA. Se volgiamo lo sguardo in casa nostra, notiamo come lo Swiss market Index, appesantito dalle minusvalenze delle multinazionali, sia fra i peggiori performers su base annua; fra le società quotate che lo costituiscono, solo due assicurative hanno messo a segno una plusvalenza (Zurigo, Swiss Re) mentre tutte le altre sono in negativo. Le tre peggiori sono ABB, Lonza e Nestlé. Non molto distanti dalla realtà svizzera, troviamo la Germania, dove il DAX presenta solo 3 titoli su 30 in attivo. Un po’ meglio la Francia il cui listino, il CAC 40, vede 10 azioni su 40 in positivo. In controtendenza a livello europeo troviamo l’indice italiano FTSE MIB che a fine febbraio segnava ancora +4,29% per poi perdere smalto in marzo e dopo le elezioni politiche. Il fatto che nessun partito o coalizione abbia i voti necessari per formare un governo porterà ad una “grande coalizione” o a ripetere le elezioni. I mercati si attendono a questo proposito delle “lunghe trattative” che potrebbero far aumentare la volatilità degli assets italiani. I titoli ad essere stati penalizzati dall’incertezza sul voto sono stati gli assicurativi, i bancari e le società legate a Berlusconi (Mediaset). Per il futuro prossimo, oltre al caso italiano, gli addetti ai lavori sono molto interessati al nuovo outlook economico della BCE che dovrebbe prevedere più crescita ed inflazione nonché una decisione sulla politica monetaria quest’estate. L’Euro dovrebbe uscirne rafforzato anche grazie a dati macroeconomici come l’indice manifatturiero che non risultava così alto da inizio 2011. Al momento una strategia bilanciata in CHF segna -1.77% ma gli operatori istituzionali mantengono il loro ottimismo e la sovraponderazione sulle azioni globali.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 09.03.18