investimenti

Un’estate altalenante

07-09-2018

L’estate è un periodo di vacanze ma non per i mercati finanziari che continuano imperterriti le contrattazioni caratterizzate però da volumi inferiori alla media annuale. La scarsità di investitori favorisce movimenti repentini dei prezzi come è successo per esempio nel settore della tecnologia statunitense. L’indice Nasdaq ha chiuso a fine agosto sui massimi ma alcuni dei suoi illustri componenti hanno subìto accelerazioni e brusche cadute. Facebook in una giornata ha perso il 25% azzerando tutti i guadagni dell’anno. Netflix ha corretto dai massimi di luglio del 12%, ma mantiene un eccellente +91.7% sull’anno. Tesla è scesa del 15% in luglio per poi risalire e riscendere del 25% su voci di privatizzazioni. Nella prima quindicina di agosto, i mercati hanno sofferto della vulnerabilità dei paesi emergenti: la svalutazione della Lira turca (-34% in un mese, -70% nel 2018) ha messo in discussione la tenuta di alcune banche europee particolarmente esposte al debito turco. Le svalutazioni hanno interessato anche il pesos argentino, il real brasiliano ed il rand sudafricano. L’euro si è deprezzato contro CHF e USD, monete rifugio per eccellenza. Fra i principali mercati azionari, solo gli indici statunitensi hanno messo a segno dei guadagni. Fra i 95 mercati azionari seguiti da Bloomberg, da maggio, ben 52 hanno fatto registrare delle perdite. Fra i peggiori a livello annuale troviamo gli indi cinesi CSI 300 (-17.6%) ed Hang Seng (-7.38%). La Cina sta pagando lo scotto per la guerra commerciale sui dazi con gli USA. A livello europeo, la borsa italiana è passata da principessa a maggio (+12%) a cenerentola oggi (-7%). Il programma del governo gialloverde non piace agli investitori internazionali perché irrispettoso delle regole europee sui bilanci.  Così lo spread fra debito italiano e tedesco rimane sui 300 punti. In Svizzera, gli investitori hanno rivalutato l’acquisto di titoli di qualità: Novartis, Nestlé e Roche hanno messo a segno nei mesi estivi importanti recuperi di prezzo che hanno permesso al nostro indice SMI di salire del 6%. Nello stesso periodo le gestioni patrimoniali delle banche in CHF sono migliorate; il fondo bilanciato UBS Strategy in CHF è salito da -3.6% di fine giugno a -1.6%. Per i prossimi mesi gli analisti rimangono positivi su crescita economica globale e risultati aziendali e gli investitori dovrebbero quindi mantenere un’allocazione strategica in azioni anche perché le valutazioni non sono alte malgrado i massimi toccati da alcuni mercati. La raccomandazione è di mantenere un’esposizione azionaria e valutaria neutrale rispetto al proprio profilo d’investimento per far fronte ai rischi chiave attuali. Infatti la guerra commerciale, il ciclo dei tassi negli USA, il rallentamento economico in Cina e l’alto prezzo del petrolio fanno presagire un autunno come l’estate…altalenante.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 07.09.18

Sui mercati pesa il rischio di una guerra commerciale

06-07-2018

Alle borse non piace l’incertezza e di fronte ai rischi di una guerra commerciale che coinvolge le maggiori economia mondiali, l’andamento delle azioni risulta fortemente irregolare. Eppure il mese di giugno era cominciato positivamente, tanto che l’indice MSCI World è salito fino al 14 giugno, dopo di che vi sono state le prime avvisaglie di ribasso e poi le vendite si sono accelerate fino a fine mese. La Fed statunitense ha deciso di aumentare i tassi di un quarto di punto e a sorpresa ha anche anticipato che nell’anno vi saranno non tre ma quattro interventi sui saggi. La Banca centrale europea ha dal canto suo confermato la cessazione in dicembre del programma da 2500 miliardi Euro di acquisto di obbligazioni e detto che “non prevede aumenti dei tassi almeno fino all’estate 2019”. Le due notizie hanno avuto come conseguenza immediata un violento deprezzamento del cambio €/$ che è passato da 1.1792 a 1.1576 (ora 1.17). L’economia statunitense continua a crescere ma in prospettiva gli investitori stanno tenendo sotto stretta osservazione l’inflazione e la curva del debito statunitensi. La prima è balzata al 2.8% sulla spinta dell’aumento dei salari ed in seconda battura del costo dell’energia. Una notizia tecnicamente buona (l’aumento della capacità reddituale delle famiglie) si è trasformata però in preoccupazione per gli addetti ai lavori in quanto “un’inflazione più alta implica in prospettiva tassi di interesse più alti che penalizzano le azioni, i cui dividendi distribuiti iniziano a patire (nel calcolo del rischio/opportunità) la concorrenza dei titoli obbligazionari”. La seconda fonte di preoccupazione è la curva del debito negli Stati Uniti, con la distanza tra i rendimenti a 10 anni (2,93%) e quelli a 2 anni (2,78%) ormai ridotto al lumicino (15 punti base non si vedevano dal 2007!). Per gli addetti ai lavori quando la curva si appiattisce non è un bel segnale di fiducia per il futuro, perché può significare recessione. Tornando ai dazi commerciali. Trump pare intenzionato a proseguire nel doppio attacco a Cina e Germania, i due Paesi che in questo momento generano più surplus nelle esportazioni. Il settore più toccato è quello automobilistico. I produttori tedeschi VW, BMW e Daimler, che fabbricano auto negli Usa per esportarle in Cina, hanno perso in poche sedute attorno al 10%. Adesso c’è l’estate di mezzo, statisticamente non il momento migliore per i mercati azionari. A livello tecnico il mese di luglio è visto al ribasso. Sappiamo (con il senno del poi, è vero) che le previsioni sono fallaci. Un esempio eclatante è quello di UBS su Russia 2018. La banca ha impiegato 18 analisti per 10'000 simulazioni su computer al fine di determinare il vincitore del mondiale di calcio. Il risultato? La Germania! E’ vero che il calcio non è la finanza, ma le previsioni…sono previsioni. Buona estate! 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 06.07.18

Mercati in balìa della politica

08-06-2018

In questi ultimi trenta giorni di contrattazioni abbiamo assistito a movimenti bruschi su tutti i mercati finanziari. E’ come se l’umore degli investitori fosse in sintonia con il nostro tempo meteorologico che passa in una sola giornata da soleggiato a forti temporali. In maggio la politica ha giocato un ruolo cruciale nell’influenzare l’andamento dei rendimenti obbligazionari, dei cambi e delle azioni. In Italia, per esempio, è tornata l’ombra minacciosa dello spread. Il differenziale del rendimento tra i bond decennali italiano e tedesco è raddoppiato in pochi giorni superando i 300 punti. La mancata creazione del governo e la crisi istituzionale che ne è seguita hanno scatenato massicce vendite sulle obbligazioni governative e sulla borsa. L’indice FtseMib che fino a fine aprile risultava il top performer a livello europeo, ha bruciato in pochi giorni quasi tutta la plusvalenza. Sul Vecchio Continente abbiamo anche assistito al cambio di governo in Spagna e come se si buttasse benzina sul fuoco, l’effetto dirompente si è visto anche sui cambi. L’Euro nel mese si è deprezzato praticamente contro tutte le valute, perdendo in maggio rispettivamente il 2.5% contro dollaro e il 3.59% contro il Franco. Altra piazza che ha subìto le indecisioni politiche è stata quella brasiliana. Lo sciopero dei camionisti ed il tergiversare del governo hanno portato ad un estenuante braccio di ferro che, anche in questo caso, ha generato massicce vendite sul fronte azionario. L’indice Bovespa, primo performer a livello mondiale fino al 16 maggio con un +13.27% sull’anno, ha perso praticamente tutto chiudendo al 30 maggio a +0.46%. In Turchia, il temuto interventismo di Erdogan sulle decisioni della banca centrale ha accelerato il tracollo della Lira che contro Euro al 23 maggio ha toccato i -25%. La banca centrale ha dovuto aumentare drasticamente i saggi d’interesse, cosa che ha permesso alla Lira di recuperare un po’ fino a fine mese fissandosi a -16.25%. Il quadro però rimane a tinte fosche perché le agenzie di rating hanno messo sotto revisione negativa sia il debito sovrano turco, sia quello delle principali banche turche. A casa nostra purtroppo anche lo SMI ha perso, segnando nel mese – 4.83%. In contro tendenza possiamo trovare i mercati statunitensi: i proclami dell’amministrazione sui dazi commerciali ed i tiramolla sugli incontri ad alto livello internazionale, pensiamo a quello fra Trump e Putin e fra Trump ed il leader nordcoreano, non hanno intaccato il buon umore degli investitori. Infatti gli USA hanno un’ottima tenuta dell’economia con la disoccupazione ai minimi da diversi anni. Così gli indici S&P500 e Nasdaq hanno chiuso il mese con ulteriori plusvalenze. Giugno è appena iniziato con segnali di ripresa incoraggianti, avremo comunque occasione di testarne la tenuta.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.06.18

Un anno di sorprese

04-05-2018

In aprile i mercati, come la natura in Primavera, hanno trovato nuova linfa mettendo a segno performance positive. Su più fronti anche in aprile i colpi di scena non sono mancati: pensiamo ai dazi commerciali imposti dall’amministrazione USA alla Cina, “all’ acuirsi delle tensioni geopolitiche sul caso Siria” e all’incontro storico fra le due Coree. Gli addetti ai lavori parlano anche di soprese finanziarie del 2018. Il Sole 24 Ore fa notare come “la borsa italiana sia la migliore fra quelle europee (ex Russia) e la seconda a livello mondiale dietro a quella brasiliana”. Il clima a Piazza Affari si è rasserenato grazie al ridimensionamento dei crediti rischiosi da parte delle banche. Stupore è giunto anche dal mercato dei cambi: la Sterlina inglese si avvicina ai livelli pre- Brexit ed il nostro Franco ha toccato la “famosa” soglia di 1.20 contro Euro che la BNS aveva abbandonato nel gennaio 2015. Del deprezzamento del Franco e della ripresa globale sincronizzata stanno approfittando le esportazioni ed in particolare il nostro settore orologiero. L’azione del gruppo Swatch ha messo a segno +20% ca. ed è il top performer dello SMI; il concorrente Richemont segue a ruota con una performance del +7% ca. Seguono con performance positive tre titoli del settore assicurativo (Zurigo, Swiss Re e Swiss Life) e la Lafarge Holcim. I restanti 14 titoli dello Swiss Market Index sono in rosso, come lo stesso SMI fanalino di coda dei listini europei. Altra sorpresa l’abbiamo avuta dal prezzo del petrolio. A prescindere dai cinguettii di Trump, “i prezzi del petrolio sono artificialmente molto alti! Non va bene e non saranno accettati!”, il WTI ha raggiunto e superato i 68 dollari al barile, mentre il Brent i 75 USD/b. Per quest’ultimo gli analisti prevedono una forbice di prezzo fra gli 80 ed i 100 USD/b. In Svizzera il prezzo medio della benzina è salito a 1.56 CHF/litro, mentre agli estremi della classifica prezzi, troviamo il Venezuela con 0.01 CHF/l e l’Islanda con 2.10 CHF/l. Altra sorpresa del mese è il rendimento del decennale statunitense che è salito sopra al 3% per la prima volta dal 2014. Il maggiore costo del denaro potrebbe far rallentare la crescita economica o rendere le azioni meno attrattive, ma secondo una recente analisi di UBS, ci vuole del tempo prima che questo possa succedere; inoltre la fiducia dei consumatori è al massimo dal 2000 e altro sostegno alle azioni è dato dai risultati societari che in questi giorni sono stati delle belle sorprese per gli addetti ai lavori, con reazioni molto positive da parte del mercato in particolare sui tecnologici statunitensi. Le perdite sulle strategie di gestione si sono quindi ridimensionate e per esempio un bilanciato in CHF di UBS ha una perdita dell1.8% su base annua. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 04.05.18

Le Borse tra tenuta economica ed incertezza politica

09-04-2018

Dai massimi del 26 gennaio, l’indice globale MSCI World ha perso l’8%. L’andamento trimestrale è risultato piuttosto altalenante e volatile. E’ da diversi mesi che per esempio non si osservava nella stessa giornata di borsa, aperture nettamente negative e recuperi veloci in chiusura di giornata. Eppure a livello economico dopo la crescita sincronizzata globale del 2017, il 2018 dovrebbe registrare “solo sei Stati su 206 in recessione”. Nel mese di marzo “l’economia ha mantenuto un tono robusto” e la FED ha ribadito che l’aumento dei tassi procederà a ritmo graduale. Così lo “spettro di un rapido rialzo dei rendimenti obbligazionari si è allontanato”. Perché allora le azioni sono scese? Le buone notizie sul fronte macro, sono state annichilite dall’incertezza politica: i mercati sono abituati da anni all’apertura, alla globalizzazione, ma tutto ciò è stato messo in discussione con l’annuncio di dazi da parte dell’amministrazione Trump. Così la prima economia europea, la Germania, ha visto calare il proprio indice di Borsa dell 11.6% dai massimi di quest’anno, “il 4% in più della media dei listini globali”. Sul DAX sono stati particolarmente penalizzati le banche e gli industriali. Se osserviamo a livello generale, lo spauracchio di una guerra commerciale non fa piacere proprio a nessuno. I principali indici hanno perso di valore nel corso del mese di marzo e a fine trimestre la maggior parte di essi si trova in territorio negativo. Esistono comunque delle eccezioni, quali Brasile, Russia, Cina. Anche negli Stati Uniti per il momento le performance sono negative, a parte per il settore tecnologico rappresentato dai Nasdaq dove però non si è immuni da movimenti violenti. Infatti in questi giorni abbiamo assistito a vendite importanti su alcuni titoli colpiti da notizie particolari. Facebook dopo lo scoppio del “datagate” ha perso in 11 giorni il 17%, Tesla a causa di un incidente mortale durante un test di guida autonoma è precipitato del 14% in due giorni ed Amazon su voci di tasse sull’e-commerce in un giorno ha perso l’8%. Per gli addetti ai lavori, a livello tecnologico il quadro di fondo rimane favorevole. In generale però a causa dei rischi politici ed il conseguente aumento della volatilità, il suggerimento degli esperti è quello di proteggersi dal materializzarsi di rischi negativi per le borse (guerra commerciale) cercando investimenti poco correlati fra loro e acquistando opzioni put sugli indici azionari. La strategia bilanciata in CHF dell’UBS è scesa dell’1,5% nel mese di marzo per attestarsi a -3% nel 2018; quella obbligazionaria perde invece nel trimestre l’1.26%. Il bene rifugio per eccellenza, l’oro, dal canto suo guadagna l’1.38%. Sul fronte del mercato dei cambi, il Franco si è deprezzato contro tutte le principali valute.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 05.04.18

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