investimenti

Mercati su nuovi record

03-05-2019

Dopo un primo trimestre brillante, in aprile la maggior parte dei mercati azionari ha continuato imperterrita a scalare il “muro di preoccupazioni” e messo a segno ulteriori plusvalenze. Il nostro Swiss Market Index (SMI) e gli indici statunitensi Nasdaq Composite e S&P 500 hanno addirittura raggiunto nuovi record superando i massimi visti nel corso del 2018. L’impresa è stata possibile grazie a delle belle sorprese avute in particolare sugli utili societari e sulla crescita economica mondiale. Per i primi, i risultati, possiamo citare a livello svizzero l’incremento della cifra d’affari di praticamente tutte le grandi dello SMI (Abb, Cs, Ubs, Nestle, Novartis, Roche). Anche la Banca Nazionale ha registrato un ottimo trimestre: l’utile si è attestato a 30.7 miliardi di franchi grazie, come ricorda la BNS nel suo comunicato “all’andamento dell’oro, dei cambi e dei capitali”. Negli USA, ad oggi 230 società dello S&P 500 hanno pubblicato i risultati ed il 78% ha battuto le aspettative. Microsoft, anch’essa dopo una buona trimestrale, si è aggiunta ad Amazon e ad Apple nel club esclusivo delle capitalizzazioni superiori al trilione di dollari. Se guardiamo invece all’Eurozona, balzano sempre all’occhio i rischi legati alla Brexit, alla gestione delle finanze pubbliche italiane e al fiacco PIL tedesco. L’umore è anche peggiorato dopo che la BCE ha tagliato le previsioni sulla crescita. Secondo un’analisi di FactSet, l’indice Stoxx Europe 600 sta trattando a 14 volte gli utili previsti contro 17 volte per lo S&P 500. La distanza fra i due rapporti è al di sopra della media del lungo termine e quindi è possibile che vi sia “un risveglio” europeo dei listini principali. Malgrado i chiaroscuri nell’Eurozona, il mercato greco con l’indice ASE si situa al momento fra i top performers mondiali (+26%) grazie all’ottimismo degli investitori sull’economia e sulle riforme politiche. Per alcuni osservatori, l’ASE avrebbe ancora molto potenziale davanti a sé. Per quanto riguarda invece i dati macroeconomici, sorprendente è stato l’ultimo PIL statunitense che si è attestato al 3.2% contro un 2.2% dell’ultimo trimestre 2018. In merito alle altre categorie d’investimento, segnaliamo l’ulteriore apprezzamento del comparto obbligazionario ad alto rendimento. Stabili i debiti governativi con gli interessi sul Bund decennale tedesco sempre negativi. Sui cambi notiamo l’euro che è scivolato ai minimi da 22 mesi contro il dollaro. I prossimi sei mesi, quelli tra maggio ed ottobre, statisticamente sono fra i meno redditizi per le borse. Quindi, forti anche degli ottimi guadagni ottenuti, gli esperti raccomandano, in funzione dei vari profili di rischio, una diversificazione attenta e la protezione dei portafogli. In conclusione ricordiamo che la strategia bilanciata in CHF di UBS si situa a +9% da inizio anno e ad un -2.50% dal suo record del 23.01.18. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 03.05.19

Un trimestre da ricordare

05-04-2019

Le Borse globali hanno chiuso il primo trimestre 2019 in modo brillante. La capitalizzazione mondiale è salita di 8 trilioni a 78 trilioni di dollari. L’indice MSCI World è salito ai massimi da 7 anni e l’indice statunitense S&P500 (+13.07%) ha fatto registrare la migliore partenza dal 1998 ed il migliore trimestre dal 2009. Le performance degli indici in Asia si stagliano fra il 28.62% del cinese CSI 300 al -2.78% del KLSE malesiano (fanalino di coda a livello mondiale). In Europa in pole position troviamo il FTSE MIB con + 16.17% seguito dal CAC 40 francese (+13.10%) e dal nostro SMI (+12.44%). A livello delle azioni svizzere dello SMI, LafargeHolcim mette a segno il maggiore guadagno (+21.46%), mentre UBS Group e Swatch sono le uniche ad essere ancora negative (-1.35% e -0.59%).  Gli investitori stanno mettendo sempre più soldi nell’azionario ma anche nell’obbligazionario. L’ottimismo sui negoziati commerciali fra USA e Cina ha portato nuova linfa alle Borse e ha fatto passare in secondo piano i timori legati al rallentamento dell’economia globale. Quest’ultimo rimane comunque un tema d’attualità in quanto per la prima volta dal 2007 vi è stata un’inversione della curva dei tassi statunitensi. Per tutta l’ultima settimana di marzo infatti il Treasury a 3 mesi ha avuto un rendimento superiore al Treasury decennale. L’inversione spesso precede le recessioni. Alcuni osservatori però ritengono che l’inversione premonitrice di recessione sia piuttosto quella fra le scadenze dei 2 e 10 anni che non è ancora avvenuta. Statisticamente, in quest’ultimo caso la recessione si è presentata in media dopo 17 mesi dall’inversione. Vedremo. Altra particolarità del mese di marzo l’abbiamo avuta in Germania che “è tornata a rifinanziarsi a tassi negativi" anche sulla scadenza dei 10 anni. Il rendimento negativo del Bund è dello 0.05%, mentre solo sei mesi fa era positivo allo 0,50%. Nel primo trimestre dell’anno i rendimenti sul reddito fisso si sono ridimensionati (il prezzo dei titoli è quindi salito). La tendenza è andata di pari passo con l’ondata di sottoscrizioni per i fondi obbligazionari innescata dalla decisione delle principali banche centrali, Federal reserve e Banca Centrale Europea in primis, di rivedere in senso espansivo la loro politica monetaria.  Gli addetti ai lavori raccomandano comunque un po’ di cautela: l’indice economico delle sorprese delle prime dieci economie mondiali che segnala come l’economia sta andando rispetto alle attese di mercato, è ancora negativo. Anche il “momentum” sui risultati societari rimane sottotono. Le gestioni patrimoniali professionali si stanno adattando di conseguenza. Nel frattempo la strategia bilanciata di UBS SA in CHF segna un +7% da inizio anno. Ricordiamo che nel 2018 la stessa strategia aveva perso l’8.87% YTD.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 05.04.19

Mercati sostenuti e ben orientati

08-03-2019

Le principali piazze finanziarie hanno messo a segno ulteriori guadagni nel mese di febbraio. Tutti i listini a livello mondiale sono in territorio positivo con plusvalenze nel 2019 che vanno dallo 0.50% della Malaysia al 24.55% della Cina (CSI 300). In Europa abbiamo risultati che variano fra un minimo del 5.15% del FTSE 100 inglese al 12.75% del FTSE MIB italiano. Il nostro SMI è il terzo migliore performer a +11.38% con 19 su 20 componenti in guadagno e performance che si stagliano dal 24.51% della Julius Baer al -1.62% di Swisscom. Interessante notare come il rally invernale partito dal 27.12.18 non abbia ancora permesso alla maggior parte degli indici di raggiungere i massimi di fine settembre 2018. Solo lo Swiss market Index vi è riuscito, tanto che ora, a livello tecnico, si trova con un rapporto prezzo-rendimento a 12 mesi superiore alla media dei 10 e 20 anni. Per UBS lo SMI è “caro”, “sopravvalutato” e le aspettative di crescita sugli utili sono troppo alte (+12%). Di conseguenza UBS consiglia una sottoponderazione del mercato azionario svizzero. Per gli investimenti in azioni appaiono più interessanti i paesi emergenti ed il Canada, mentre per USA ed Europa le ponderazioni sono neutrali con dei distinguo a livello settoriale (riduzione dei ciclici ed incremento dei titoli energetici e tecnologici). Gli esperti sono cautamente ottimisti grazie in particolare alla politica del Federal Reserve. Il suo presidente, Jerome Powell, ha ribadito che “l'economia statunitense è in buona salute e che viste le incertezze a livello globale, la Banca resterà paziente sulla politica dei tassi”. Sul fronte macroeconomico, buoni segnali li abbiamo avuti dalla Cina. L’indice Pmi manifatturiero Caixin che, pur rimanendo in territorio di contrazione sotto i 50 punti, è salito a 49,9 punti a febbraio dai 48,3 di gennaio, sui massimi da tre mesi. Da notare anche che dal Congresso nazionale cinese del Popolo probabilmente vi saranno ulteriori input per stimoli fiscali fra cui il taglio alle tasse societarie e all’IVA, i sussidi per l’acquisto di auto. Queste politiche dovrebbero permettere un miglioramento dei risultati societari e di riflesso incentivare l’investimento in Borsa. Oltre alle azioni, anche il petrolio, il mercato obbligazionario e l’oro hanno brillato in questi due mesi. Il prezzo dell’oro è stato in parte sostenuto dai massicci acquisti delle banche centrali. Queste, nel 2018, hanno comperato ben 651.5 tonnellate di metallo prezioso, il 75% in più rispetto al 2017 e il massimo da 47 anni a questa parte. Il prezzo dell’oro è previsto in rialzo a quota 1350 USD/oz e rappresenta sempre un bene rifugio nel caso di volatilità dei mercati. Per i prossimi mesi gli analisti mantengono una sovraponderazione della quota azionaria rispetto alle obbligazioni, consigliano sempre la protezione dei portafogli via opzioni e diversificazione.  

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.03.19

Efficienza dei mercati e scimmie

08-02-2019

Il 2018 dei mercati finanziari è terminato con una pesante flessione in dicembre il cui punto di minimo si è toccato il 24/12/18. Le statistiche ed il mantra di borsa del “rally di Natale” sono stati quindi sconfessati. Fra le 19 classi d’investimento principali solamente due classi, i titoli di Stato di USA e dell’eurozona hanno chiuso l’anno in territorio positivo. I listini azionari hanno segnato variazioni che vanno dal -1.04% del Nasdaq 100 al -16.63% dell’MSCI Emerging Markets. Il nostro SMI è sceso del 10.15%, mentre, in netta controtendenza,   abbiamo l’azionario di Russia e Brasile con performance positive a due cifre. Dal canto loro, le gestioni professionali delle banche hanno perso in media l’8,5% sulle strategie bilanciate in CHF. Vista la delusione degli investitori per le performance negative, alcuni critici hanno “rilanciato” la teoria di Malkiel della “passeggiata casuale” (Random Walk, 1973). Questa teoria prende spunto dall’ipotesi di efficienza del mercato di Sharp, secondo cui “i prezzi che si formano sul mercato riflettono completamente ed istantaneamente tutte le informazioni disponibili e rilevanti in modo tale che le possibilità di extra profitti siano eliminate”. Secondo Malkiel, poiché le notizie si alternano in modo irregolare, ne consegue che anche i prezzi “descrivono una successione di dati del tutto irregolari e indipendenti l’uno dall’altro, cioè casuale”. Malkiel nega quindi la validità dei dati storici, delle tendenze. Egli afferma che “una scimmia con gli occhi bendati che lancia freccette su una lista di titoli azionari è capace di creare un portafoglio performante come quello creato da un esperto”. L’immagine è suggestiva, tanto che nel 1988 il Wall Street Journal testò la teoria. Su cento gare di scelte casuali con le freccette (tirate da giornalisti non da scimmie) e di scelte di gestori professionisti, in 61 casi gli esperti vinsero contro 39 dei giornalisti lanciatori di dardi. Dalle prove risultò anche che gli esperti avevano battuto il mercato di riferimento (il benchmark) solo nel 51% dei casi. L’economista Malkiel, oggi 87enne, ha recentemente ribadito che acquistare titoli indicizzati (ETF) è più redditizio della gestione attiva. Chi ha le competenze ed il tempo per gestire i propri soldi sarà forse d’accordo con l’economista, gli altri, lo sappiamo, si affidano invece normalmente agli esperti. Ma questi ultimi cosa pensano del 2019? L’anno è iniziato con guadagni sostanziali su più fronti, in particolare sull’azionario. Le ragioni del rialzo sono da collegare alla ripresa delle trattative commerciali fra USA/Cina e alle dichiarazioni più accomodanti delle Federal reserve sui futuri aumenti di tassi. Le scimmie, scherziamo! i gestori raccomandano di mantenere una diversificazione ed una protezione degli assets perché il rallentamento economico è diventato realtà nel 2019.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.02.19

Tempo di bilanci

07-12-2018

Siamo entrati nell’ultimo mese dell’anno ed è ormai tempo di bilanci. Il 2018 è iniziato sulla scia di una crescita sincronizzata globale e sta terminando con la certezza di un rallentamento economico. Di quest’ultimo abbiamo avuto le prime avvisaglie a livello macro con il PIL del 3 trimestre risultato negativo in vari paesi europei fra cui la Svizzera. Un altro indicatore delle frenata dell’economia ce l’hanno fornito alcune  multinazionali le cui previsioni per il 2019 sono meno rosee rispetto al 2018. Le borse hanno reagito anticipando meno utili societari e maggiori rischi globali. Fra i rischi annoveriamo senz’altro la guerra commerciale fra USA e Cina, l’aumento dei tassi d’interesse e la fine delle politiche monetarie espansive da parte delle principali banche centrali. Uno studio recente della Deutsche Bank ha messo in evidenza come su 70 tipi di attivi d’investimento il 90% abbia avuto nel 2018 risultati negativi. Una circostanza simile si ebbe l’ultima volta negli anni ’30. Una situazione questa veramente eccezionale e agli antipodi rispetto al 2017 quando si ebbe solo l’1% degli attivi in perdita. Se osserviamo la settantina di indici azionari di MSCI, notiamo come solo quelli sul Nord America abbiano ancora risultati positivi su base annuale. Spiccano invece fra gli Emergenti le performance di Brasile (+17.15%) e di Russia (+13.67%). Dal canto loro, le gestioni patrimoniali in CHF delle grandi banche non hanno avuto scampo a prescindere dalla strategia adottata. Infatti un portafoglio obbligazionario puro segna un -3.7%, un bilanciato perde il 5.2%. L’oro, bene rifugio per eccellenza, in questo contesto di inflazione contenuta e rialzo dei tassi registra un -6%. A livello dei tassi d’interesse abbiamo assistito ad un loro regolare aumento da parte della Federal Reserve, mentre a livello di BCE e di BNS nulla si è mosso tanto che i decennali sono ancora negativi. Il CHF si è apprezzato del 3% contro Euro e deprezzato del 2% contro USD. La BNS possiede attivi per 843 mia di CHF pari al 125% del PIL. Se pensiamo che nell’eurozona il rapporto è al 50%, negli Usa al 25% ed in Giappone al 100%, ci rendiamo conto quale sia stata la forza d’urto della nostra banca centrale per contrastare l’apprezzamento del Franco. Strategia che si è concretizzata con l’acquisto di attivi finanziari. La BNS è salita “all’ottavo posto tra gli azionisti di Wall Street” tanto che “si calcola che ogni cittadino svizzero detenga un portafoglio azionario USA di 10'000 dollari” con le posizioni su Apple, Microsoft, Facebook fra le più ponderate. Ma l’ultimo mese dell’anno cosa ci riserva? Storicamente è positivo ed il rimbalzo lanciato dalla tregua sui dazi di tre mesi raggiunta a margine del G20 fra Trump e Xi Jinping, permetterà forse di recuperare parte delle perdite annuali. Buone Feste!

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 07.12.18

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