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Mercati fra politiche monetarie, rischi politici ed utili societari

06-11-2017

Siamo entrati nell’ultimo trimestre di contrattazioni ed il mese di ottobre, statisticamente ostico per le borse, si è invece rivelato molto fruttuoso. Gli indici globali hanno toccato massimi annuali e in alcuni casi messo a segno nuovi record come nel caso dei listini USA. Questi ultimi trovano linfa grazie all’imminente riforma fiscale che dovrebbe essere votata entro la prossima primavera e grazie ai buoni risultati societari che in alcuni casi sono stati spettacolari in primis nel settore tecnologico con Amazon, Google e Microsoft protagonisti assoluti. Secondo gli esperti, il taglio delle tasse societarie statunitensi ad un’aliquota del 20-25% dall’attuale 35% dovrebbe far crescere i profitti dell’S&P 500 rispettivamente del 6-10%. L’ottimismo sulla manovra oltre che sostenere l’apprezzamento del dollaro, ha riportato l’interesse sulle piccole capitalizzazioni orientate al mercato domestico e la cui performance nel 2017 è ancora debole. Sul fronte svizzero, notiamo come le grandi società quali Roche, Novartis e Nestlé abbiano deluso le attese degli analisti e di conseguenza zavorrato l’SMI dopo le recenti vendite. Ben altra musica arriva invece dalle esportatrici come Swatch e Richemont: dopo anni di torpore, dall’estate 2016 si sono “risvegliate” e quest’anno, grazie alla ripresa economica mondiale e ad un franco meno forte, battono nettamente il listino SMI. A livello europeo, l’Eurostoxx50 è tornato ai massimi di maggio. Dopo la conferma elettorale di governi pro UE in Francia, Olanda e Germania, il rischio politico è tornato in auge con la dichiarazione d’indipendenza da parte della Catalogna. Le tensioni in Spagna hanno così rallentato nel mese la corsa della borsa locale, l’IBEX-35 rimane il fanalino di coda a livello di mercati UE, ma mette a segno comunque una plusvalenza a due cifre. I mercati hanno atteso con impazienza la riunione della BCE del 26 ottobre. L’Eurotower ha deciso di ridurre da 60 a 30 miliardi di euro mensili gli acquisti di obbligazioni statali e private da gennaio a settembre 2018 lasciando aperta la porta a un ulteriore prolungamento del “quanitative easing” in caso di necessità. Mario Draghi ha addirittura parlato di programma “open end”, cioè senza scadenza, proprio per lasciarsi aperta la porta a qualsiasi scelta futura nel caso l’inflazione non dovesse attestarsi al 2% o la crescita rallentare pericolosamente. “Una scelta che ha visto il voto contrario del presidente della Bundesbank Jeans Weidmann e probabilmente degli olandesi e qualche altro falco del Nord”. I mercati invece hanno apprezzato la decisione. Quindi avanti tutta in attesa della riunione della Federal Reserve di dicembre che molto probabilmente condurrà ad un altro aumento dei tassi d’interesse dettato da una congiuntura forte e ben consolidata. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 03.11.17

Nuovi record per Wall Street

06-10-2017

Le azioni statunitensi hanno chiuso il mese di settembre su nuovi livelli di record ed il dollaro ha messo a segno il primo guadagno da febbraio. All’origine di questi movimenti rialzisti troviamo da una parte l’ottimismo degli investitori sulle proposte di taglio delle tasse del Presidente Trump e dall’altra il messaggio della Fed sull’aumento dei tassi. Anche il petrolio è rimasto nel focus dei mercati dopo che il prezzo del Brent si è avvicinato a 60 $/b, i massimi dal luglio 2015. Di riflesso il prezzo della benzina in Svizzera è passato da 1.44 Chf/l a 1.52 Chf/l negli ultimi 30 giorni. Le aspettative sulla riforma fiscale di Trump e sull’imminente aumento dei tassi da parte della banca centrale – dato per certo dagli analisti nel mese di dicembre - ha fatto salire i rendimenti del Buono del Tesoro decennale e rafforzato la valuta USA il cui indice è salito dello 0.40% nel mese. Sul fronte azionario, gli indici principali a livello mondiale hanno scalato nuove vette ad eccezione dell’inglese FTSE 100 e dei paesi emergenti. Il primo è stato influenzato negativamente dal rincaro della sterlina causato dalla ripresa dell’inflazione e dalla conseguente volontà della Banca d’Inghilterra di alzare i tassi. I paesi emergenti invece hanno subìto l’apprezzamento del dollaro. I listini USA hanno dal canto loro raggiunto nuove vette e l’europeo Eurostoxx 600 si situa ai massimi dei tre mesi. Secondo gli analisti i mercati europei sono sostenuti da una fase di crescita economica generalizzata che persisterà anche nel 2018. La BCE ha ribadito che la politica monetaria rimane abbastanza accomodante anche se la riduzione degli acquisti obbligazionari – il cosiddetto “tapering” - potrebbe iniziare nel 2018. Dopo quasi otto anni di ripresa economica, alcuni investitori ritengono che siamo vicini ad una contrazione dell’economia e ad un calo delle borse. Un recente studio di UBS afferma che “i mercati rialzisti non muoiono di vecchiaia, la loro crescita potrebbe interrompersi solo se le valutazioni fossero troppo elevate o se l’economia andasse incontro ad una recessione”. Oggi le valutazioni azionarie sono vicine alla media di lungo periodo, 17.8x contro 18x e quindi alcune prese di beneficio sono giustificabili. Però il rapporto prezzo/utili non è a livello di bolla, come per esempio quello di 30.6x visto nell’era “dotcom”. “Storicamente un livello dei multipli di 18–23x è coerente con la generazione di rendimenti positivi (6%) nei sei mesi successivi.” Inoltre “la crescita mondiale resta sincronizzata e tende a rafforzarsi. Quest’anno tre quarti dei 45 Paesi monitorati dall’OCSE dovrebbero registrare un’accelerazione economica rispetto all’anno scorso”. Una recessione sembra quindi improbabile. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 06.10.17

Mercati estivi condizionati dal forex e dalla geopolitica

08-09-2017

In questi ultimi due mesi estivi i mercati finanziari sono stati influenzati dalla geopolitica e dalle attese sulla politica monetaria della FED e della BCE. La minaccia nucleare della Corea del Nord ha fatto impensierire in modo puntuale i mercati, tanto che l’investimento rifugio per eccellenza, l’oro, in questo periodo ha sfondato la barriera tecnica dei 1300 USD/oz per raggiungere il massimo su base annua. Il metallo giallo rappresenta anche una forma di copertura per chi detenesse dollari; infatti l’USD si è deprezzato velocemente in particolare contro Yen ed Euro. E’ il mercato dei cambi che è stato il vero protagonista di quest’estate: la valuta giapponese apprezzandosi contro dollaro ha causato la discesa del Nikkei, andato inoltre sotto pressione dopo il sorvolo dell’isola di Hokkaido da parte di un missile nordcoreano. Nell’Eurozona l’andamento dei principali listini è stato negativo con Eurostoxx, Dax, Cac40 e Ibex in calo. In controtendenza l’indice italiano Mibtel grazie agli incoraggianti segnali di ripresa economica ed al contenimento del rischio banche. E in Svizzera cosa è successo? Lo Swiss market Index ha superato quota 9100 il 4 agosto per poi scendere in zona 8800 il 29 agosto. Chiude il periodo estivo quasi invariato con un +0.21%. Se entriamo poi nel dettaglio della composizione del nostro listino, notiamo come sui venti titoli che lo formano, due di essi, Swiss Re ed UBS, sono ancora in zona rossa sul 2017, altri nove titoli registrano delle plusvalenze ma inferiori al risultato dell’indice ed i restanti nove titoli battono l’indice con il migliore di essi, Lonza Group, che segna a fine agosto +48.68% p.a.. Queste divergenze di risultati si ritrovano su tutte le borse e dimostrano come spesso la strategia dello “stock picking”, della cernita dei titoli, possa incidere sul risultato dell’investimento fatto. Tornando all’Euro, questo si è apprezzato velocemente contro USD e contro CHF perché l’economia del Vecchio Continente sta crescendo e perché la BCE dovrebbe cominciare a normalizzare la sua politica monetaria. L’apprezzamento della valuta europea ha pesato, come abbiamo visto, sulle borse tedesca, francese e spagnola. Chi ne ha tratto beneficio sono stati gli esportatori svizzeri (per es. Swatch +9,15% tra luglio ed agosto) e le borse statunitensi che hanno messo a segno nuovi massimi sostenute anche da profitti aziendali al di sopra delle attese. Per il mese di settembre, gli addetti ai lavori rimangono “cautamente ottimisti” e privilegiano ancora il comparto azionario con alcuni distinguo sia ali vello settoriale che di paese. L’attenzione sarà rivolta alle dichiarazioni delle BCE che, nel caso di un ulteriore rafforzamento dell’Euro, si troverebbe davanti al dilemma di attuare il “tapering”, cioè la riduzione dell’acquisto di obbligazioni.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.09.17

Mercati: in giugno qualcosa è cambiato

07-07-2017

Il primo semestre 2017 è positivo, però in giugno i mercati finanziari hanno perso terreno. In queste ultime settimane sembra che qualcosa sia cambiato: le banche centrali hanno infatti intrapreso o preannunciato delle misure volte ad una normalizzazione delle politiche monetarie. La Federal Reserve statunitense, il 14 giugno ha aumentato di 25 punti base i tassi di riferimento. Il miglioramento dell’economia e dell’occupazione a livello locale hanno spinto gli istituti di credito centrali di Canada, Norvegia e Nuova Zelanda a dare segnali di stretta monetaria. A Londra, in seguito alla svalutazione della sterlina, è invece l’inflazione ad impensierire, tanto che anche il tono della banca d’Inghilterra è ora meno accomodante. Il 27 giugno, Mario Draghi, governatore della BCE, ha indicato che sta valutando la fine dell’acquisto dei titoli. Dopo la dichiarazione la reazione dei mercati è stata immediata: sul fronte delle divise, l’Euro si è impennato contro USD volando sopra all’1.14. Le borse negli USA ed in Europa hanno subìto delle vendite ed i loro indici chiudono il mese di giugno in rosso. Nell’ultima settimana del semestre a livello obbligazionario vi è stato un repentino aumento dei rendimenti: il decennale tedesco è salito di 20 punti base allo 0.46%, il maggiore rialzo dal dicembre 2015. In pochi giorni il numero di trader che pensa che la BCE modificherà la propria politica sui tassi è passato da nessuno ad 1 su 4! Sul fronte statunitense sono giunte buone notizie per le banche che hanno superato gli “stress test” e che condurranno politiche in favore degli azionisti con acquisto di propri titoli e incrementi di dividendi. Per gli addetti ai lavori, dopo anni di difficoltà, il settore bancario è fra i favoriti grazie appunto alla maggiore solidità finanziaria degli istituti e all’incremento dei tassi d’interesse. Anche in Italia/UE la situazione è migliorata grazie al salvataggio delle banche venete. A livello macroeconomico però c’è stato qualche ripensamento: il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto le stime sulla crescita del PIL USA dal 2.3% al 2.1% per il 2017. Dal canto suo la governatrice della FED, Janet Yellen, ha dichiarato che “sulla base di alcune metriche le valutazioni delle azioni statunitensi sono piuttosto care”. L’ultima volta che la Yellen si espresse in questo modo risale al maggio del 2015 ed il mercato si concesse due correzioni e smise di salire per 13 mesi! Il settore tecnologico, migliore performer fino ad ora, ha così subìto forti ribassi. Nelle ultime dieci settimane vi è stato un afflusso di USD 17 miliardi nell’azioni dell’Eurozona dove, per UBS, “si sta vivendo una rinascita”. Il consiglio degli esperti per i prossimi sei mesi è di rimanere sovraponderati nelle azioni a scapito delle obbligazioni di alta qualità. L’inizio di luglio, un mese di pubblicazione dei risultati societari, sembra dare loro ragione. Buona estate. 

Fabrizio Marcon. L'Informatore, 07.07.17

Maggio con nuovi record

09-06-2017

Anche quest’anno il mese di maggio non ha seguito l’adagio che lo vuole statisticamente fra i più ostici per le borse. Malgrado un guizzo della volatilità registrato il 16 maggio, la misura sul rischio è ritornata ai minimi storici. Gli indici statunitensi hanno raggiunto nuove vette, mentre i listini europei hanno leggermente ripiegato dai massimi di metà maggio. Il bilancio azionario da inizio anno è decisamente positivo e la gestione patrimoniale bilanciata in CHF delle grandi banche sta registrando risultati superiori al 5,50%. Il quadro macroeconomico e microeconomico rimane favorevole, per esempio l’indice manifatturiero nell’Eurozona è in espansione con valori ai massimi dal 2011. A parte per le elezioni inglesi, i rischi politici sono rientrati dopo le presidenziali francesi e ciò lo si è visto immediatamente nel mercato dei cambi con l’apprezzamento dell’Euro contro tutte le principali valute (USD, JPY, CHF, GBP). Altro segnale importante di maggiore stabilità è dato dal restringimento nel corso dell’anno degli spread delle obbligazioni decennali europee nei confronti del Bund tedesco che funge da riferimento di mercato. In questo caso l’eccezione è data dall’Italia che ha visto salire i suoi rendimenti nel corso del 2017 a causa dei bilanci di alcune banche italiane. Un settore che ha invece tradito le aspettative degli addetti ai lavori è quelle delle materie prime energetiche. La correzione al ribasso su petrolio e gas è stata piuttosto netta. Il 25 maggio si è riunito l’OPEC che con la Russia ha deciso di prorogare i tagli alla produzione di petrolio per cercare di accelerare il “processo di normalizzazione delle scorte”. La decisione non ha però portato serenità sul mercato. Decisamente meglio si stanno comportando i metalli preziosi come oro, platino ed argento che nel corso dell’anno hanno messo a segno delle plusvalenze. Ma attenzione, per le prossime settimane gli osservatori mettono in evidenza degli appuntamenti importanti. Il 14 giugno si riunirà la Federal Reserve che, secondo il consenso di mercato, dovrebbe operare un ulteriore aumento dei tassi. Azione quest’ultima che accentua il divario fra cicli economici regionali (USA e UE) e fra le politiche monetarie delle banche centrali (FED e BCE). Queste dicotomie e le valutazioni piuttosto ricche raggiunte dai mercati statunitensi fanno propendere per una “sovraperformance” delle azioni europee, Svizzera inclusa. Oltre alla scelta delle macro regioni più promettenti, è interessante osservare come gli esperti cerchino di generare “alfa” e di battere quindi il mercato con temi d’investimento di lungo termine. Fra questi segnaliamo quelli per noi più promettenti perché legati al concetto di “Futuro, ora!” e cioè: “Millennials, invecchiamento della popolazione ed Industria 4.0”.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 09.06.17

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