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Mercati fra percezione e realtà

06-09-2019

Un investitore partito in vacanza il 1° giugno e tornato al 31 agosto, quali risultati ha ottenuto con un portafoglio bilanciato in franchi svizzeri? La risposta è semplice guardando direttamente alla performance sul periodo, ma se ci basassimo su percezione e realtà, il responso non sarebbe scontato. Infatti, durante l’estate, leggendo i quotidiani, le posizioni degli opinionisti e degli analisti delle grandi banche d’affari, la parola più evocata è stata “recessione”. Su base percettiva di una recessione, quindi la risposta della maggioranza sarebbe: l’investitore ha perso soldi! Anche guardando alla realtà dei dati economici e degli eventi, la risposta non sarebbe scontata. Il quadro geopolitico è fonte di preoccupazioni perché permane l’incertezza sul fronte dei dazi fra USA e Cina, sulla Brexit e sulle manifestazioni di Hong Kong. A livello macroeconomico i dati sono in chiaroscuro, con alcuni segnali di rallentamento in Germania ed in Cina (ma di tenuta in USA ed in Svizzera). Altro fatto destabilizzante è stato il crollo della Borsa Argentina dopo la sconfitta alle primarie del presidente Macri. La Borsa di Buenos Aires in un giorno ha perso il 37,93% dopo essere affondata fino al -48% (solo la Borsa dello Sri Lanka ha fatto peggio con un -60% nel giugno 1989). Queste le cause che hanno portato a vendite massicce sulle azioni nel mese di agosto quantificabili negli USA a 10 mia USD. La riduzione del rischio complessivo (risk-off) fra gli investitori ha fatto crescere la richiesta di obbligazioni di qualità. Oggi negli Stati Uniti, il rendimento a breve termine è superiore al decennale (segnale letto come prodromico di recessione) e quello del trentennale tedesco è per la prima volta negativo! Cosa apprezzata anche da Trump in uno dei suoi recenti cinguettii. Il prezzo dell’oro e dell’argento è salito e le valute rifugio come Yen e CHF si sono apprezzate. Alla luce di questi segnali e minacce “recessivi”, la politica monetaria della FED e della BCE è tornata ad essere “accomodante”. La prima ha pertanto ridotto i tassi d’interesse e la seconda (che si riunirà il 12 settembre) ha anticipato delle misure espansive fra cui forse un nuovo acquisto di titoli ed un altro taglio dei saggi d’interesse. Questi ultimi tre mesi di mercato, giugno e luglio si sono rivelati tutto sommato favorevoli per le azioni, tanto che lo SMI e lo S&P 500 hanno toccato massimi storici superando quota 10'000 punti e quota 3'000.  Il mese di agosto invece è stato più volatile con le azioni vendute copiosamente. Alla fine dei tre mesi però, fatta eccezione per l’indice MSCI Paesi Emergenti e per l’IBEX spagnolo, le Borse principali hanno un saldo positivo. Così anche il portafoglio bilanciato chiude i tre mesi con un +1.46% (+7.74% da inizio anno).  Questo non si era forse percepito in un contesto difficile ma la realtà ha superato in meglio le attese.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 06.09.19

Le tensioni commerciali pesano sui mercati

07-06-2019

Il periodo tra maggio ed ottobre, lo sappiamo, è statisticamente poco propizio per le borse. Il mese appena trascorso ce l’ha confermato. Dai massimi raggiunti a fine aprile, tutti gli indici principali di borsa hanno subìto delle correzioni importanti. Le performance dei listini rimangono positive su base annua ma sono ritornate ai livelli di febbraio. Quello che inizialmente sembrava un ribasso “naturale” dai record toccati ad aprile, si è invece rivelato una vera e propria riduzione dei rischi. Lo scossone l’abbiamo avuto nella prima quindicina del mese a causa in particolare del mancato accordo commerciale fra USA e Cina. Abbiamo assistito a delle vendite generalizzate su tutti i listini. Il nostro Swiss Market Index (SMI) ha toccato il suo minimo di maggio a 9363.18 per poi chiudere il mese a 9523.98 (-2.52%). Lo SMI resta comunque il quarto migliore performer a livello globale con un +12.99% su base annua, dietro solo al cinese CSI 300 (+20.56%), al MOEX Russia (+13.01%) e al Nasdaq Comp. (+12.33%). A livello dei componenti dello SMI, segnaliamo che tre società, Swatch, UBS e ABB sono in territorio negativo, mentre il migliore risultato su base annua lo sta registrando Nestlé (+24.75%). In Svizzera, la congiuntura ci ha sorpreso positivamente; i dati sul PIL del primo trimestre pubblicati dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) il 28/5/19 ci dicono che “la crescita è stata dello 0.60%, un dato superiore alle prospettive degli esperti e che l’espansione su base annua è pari all’1.7%”. Le ragioni di questa inaspettata crescita sono da ricercare in particolare nell’evoluzione positiva della domanda interna. Anche l’export ha fatto dei passi in avanti in aprile (+2,2% rispetto a 12 mesi prima). Per il prossimo futuro però le previsioni degli analisti sono improntate alla prudenza. La guerra commerciale fra gli USA e la Cina che si è estesa recentemente al Messico e all’India, in mancanza di un accordo fra le parti porterà molto probabilmente ad un rallentamento della crescita globale. Cina e Messico hanno recentemente dichiarato la loro volontà di negoziare con Washington, ma i mercati ora si attendono i fatti e sono passati come detto, ad un complessivo ridimensionamento dei rischi. Stiamo assistendo all’apprezzamento nel mese dei beni rifugio come l’oro (+2.5%) ed il CHF (+2% contro USD ed Euro). Altro indicatore della ricerca di sicurezza è rappresentato dai titoli di Stato come il Treasury statunitense ed il Bund tedesco a dieci anni. Il rendimento del primo è sceso in un mese dal 2.50% al 2.13% mentre quello del secondo è passato da +0.016% a -0.20%. Anche il dieci anni della Confederazione ha visto scendere il rendimento a -0.47%. Quanto invece è collegato alla ciclicità è stato venduto. Nelle ultime quattro settimane il prezzo del petrolio Brent ha perso l’11.5%.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 07.06.19

Mercati su nuovi record

03-05-2019

Dopo un primo trimestre brillante, in aprile la maggior parte dei mercati azionari ha continuato imperterrita a scalare il “muro di preoccupazioni” e messo a segno ulteriori plusvalenze. Il nostro Swiss Market Index (SMI) e gli indici statunitensi Nasdaq Composite e S&P 500 hanno addirittura raggiunto nuovi record superando i massimi visti nel corso del 2018. L’impresa è stata possibile grazie a delle belle sorprese avute in particolare sugli utili societari e sulla crescita economica mondiale. Per i primi, i risultati, possiamo citare a livello svizzero l’incremento della cifra d’affari di praticamente tutte le grandi dello SMI (Abb, Cs, Ubs, Nestle, Novartis, Roche). Anche la Banca Nazionale ha registrato un ottimo trimestre: l’utile si è attestato a 30.7 miliardi di franchi grazie, come ricorda la BNS nel suo comunicato “all’andamento dell’oro, dei cambi e dei capitali”. Negli USA, ad oggi 230 società dello S&P 500 hanno pubblicato i risultati ed il 78% ha battuto le aspettative. Microsoft, anch’essa dopo una buona trimestrale, si è aggiunta ad Amazon e ad Apple nel club esclusivo delle capitalizzazioni superiori al trilione di dollari. Se guardiamo invece all’Eurozona, balzano sempre all’occhio i rischi legati alla Brexit, alla gestione delle finanze pubbliche italiane e al fiacco PIL tedesco. L’umore è anche peggiorato dopo che la BCE ha tagliato le previsioni sulla crescita. Secondo un’analisi di FactSet, l’indice Stoxx Europe 600 sta trattando a 14 volte gli utili previsti contro 17 volte per lo S&P 500. La distanza fra i due rapporti è al di sopra della media del lungo termine e quindi è possibile che vi sia “un risveglio” europeo dei listini principali. Malgrado i chiaroscuri nell’Eurozona, il mercato greco con l’indice ASE si situa al momento fra i top performers mondiali (+26%) grazie all’ottimismo degli investitori sull’economia e sulle riforme politiche. Per alcuni osservatori, l’ASE avrebbe ancora molto potenziale davanti a sé. Per quanto riguarda invece i dati macroeconomici, sorprendente è stato l’ultimo PIL statunitense che si è attestato al 3.2% contro un 2.2% dell’ultimo trimestre 2018. In merito alle altre categorie d’investimento, segnaliamo l’ulteriore apprezzamento del comparto obbligazionario ad alto rendimento. Stabili i debiti governativi con gli interessi sul Bund decennale tedesco sempre negativi. Sui cambi notiamo l’euro che è scivolato ai minimi da 22 mesi contro il dollaro. I prossimi sei mesi, quelli tra maggio ed ottobre, statisticamente sono fra i meno redditizi per le borse. Quindi, forti anche degli ottimi guadagni ottenuti, gli esperti raccomandano, in funzione dei vari profili di rischio, una diversificazione attenta e la protezione dei portafogli. In conclusione ricordiamo che la strategia bilanciata in CHF di UBS si situa a +9% da inizio anno e ad un -2.50% dal suo record del 23.01.18. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 03.05.19

Un trimestre da ricordare

05-04-2019

Le Borse globali hanno chiuso il primo trimestre 2019 in modo brillante. La capitalizzazione mondiale è salita di 8 trilioni a 78 trilioni di dollari. L’indice MSCI World è salito ai massimi da 7 anni e l’indice statunitense S&P500 (+13.07%) ha fatto registrare la migliore partenza dal 1998 ed il migliore trimestre dal 2009. Le performance degli indici in Asia si stagliano fra il 28.62% del cinese CSI 300 al -2.78% del KLSE malesiano (fanalino di coda a livello mondiale). In Europa in pole position troviamo il FTSE MIB con + 16.17% seguito dal CAC 40 francese (+13.10%) e dal nostro SMI (+12.44%). A livello delle azioni svizzere dello SMI, LafargeHolcim mette a segno il maggiore guadagno (+21.46%), mentre UBS Group e Swatch sono le uniche ad essere ancora negative (-1.35% e -0.59%).  Gli investitori stanno mettendo sempre più soldi nell’azionario ma anche nell’obbligazionario. L’ottimismo sui negoziati commerciali fra USA e Cina ha portato nuova linfa alle Borse e ha fatto passare in secondo piano i timori legati al rallentamento dell’economia globale. Quest’ultimo rimane comunque un tema d’attualità in quanto per la prima volta dal 2007 vi è stata un’inversione della curva dei tassi statunitensi. Per tutta l’ultima settimana di marzo infatti il Treasury a 3 mesi ha avuto un rendimento superiore al Treasury decennale. L’inversione spesso precede le recessioni. Alcuni osservatori però ritengono che l’inversione premonitrice di recessione sia piuttosto quella fra le scadenze dei 2 e 10 anni che non è ancora avvenuta. Statisticamente, in quest’ultimo caso la recessione si è presentata in media dopo 17 mesi dall’inversione. Vedremo. Altra particolarità del mese di marzo l’abbiamo avuta in Germania che “è tornata a rifinanziarsi a tassi negativi" anche sulla scadenza dei 10 anni. Il rendimento negativo del Bund è dello 0.05%, mentre solo sei mesi fa era positivo allo 0,50%. Nel primo trimestre dell’anno i rendimenti sul reddito fisso si sono ridimensionati (il prezzo dei titoli è quindi salito). La tendenza è andata di pari passo con l’ondata di sottoscrizioni per i fondi obbligazionari innescata dalla decisione delle principali banche centrali, Federal reserve e Banca Centrale Europea in primis, di rivedere in senso espansivo la loro politica monetaria.  Gli addetti ai lavori raccomandano comunque un po’ di cautela: l’indice economico delle sorprese delle prime dieci economie mondiali che segnala come l’economia sta andando rispetto alle attese di mercato, è ancora negativo. Anche il “momentum” sui risultati societari rimane sottotono. Le gestioni patrimoniali professionali si stanno adattando di conseguenza. Nel frattempo la strategia bilanciata di UBS SA in CHF segna un +7% da inizio anno. Ricordiamo che nel 2018 la stessa strategia aveva perso l’8.87% YTD.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 05.04.19

Mercati sostenuti e ben orientati

08-03-2019

Le principali piazze finanziarie hanno messo a segno ulteriori guadagni nel mese di febbraio. Tutti i listini a livello mondiale sono in territorio positivo con plusvalenze nel 2019 che vanno dallo 0.50% della Malaysia al 24.55% della Cina (CSI 300). In Europa abbiamo risultati che variano fra un minimo del 5.15% del FTSE 100 inglese al 12.75% del FTSE MIB italiano. Il nostro SMI è il terzo migliore performer a +11.38% con 19 su 20 componenti in guadagno e performance che si stagliano dal 24.51% della Julius Baer al -1.62% di Swisscom. Interessante notare come il rally invernale partito dal 27.12.18 non abbia ancora permesso alla maggior parte degli indici di raggiungere i massimi di fine settembre 2018. Solo lo Swiss market Index vi è riuscito, tanto che ora, a livello tecnico, si trova con un rapporto prezzo-rendimento a 12 mesi superiore alla media dei 10 e 20 anni. Per UBS lo SMI è “caro”, “sopravvalutato” e le aspettative di crescita sugli utili sono troppo alte (+12%). Di conseguenza UBS consiglia una sottoponderazione del mercato azionario svizzero. Per gli investimenti in azioni appaiono più interessanti i paesi emergenti ed il Canada, mentre per USA ed Europa le ponderazioni sono neutrali con dei distinguo a livello settoriale (riduzione dei ciclici ed incremento dei titoli energetici e tecnologici). Gli esperti sono cautamente ottimisti grazie in particolare alla politica del Federal Reserve. Il suo presidente, Jerome Powell, ha ribadito che “l'economia statunitense è in buona salute e che viste le incertezze a livello globale, la Banca resterà paziente sulla politica dei tassi”. Sul fronte macroeconomico, buoni segnali li abbiamo avuti dalla Cina. L’indice Pmi manifatturiero Caixin che, pur rimanendo in territorio di contrazione sotto i 50 punti, è salito a 49,9 punti a febbraio dai 48,3 di gennaio, sui massimi da tre mesi. Da notare anche che dal Congresso nazionale cinese del Popolo probabilmente vi saranno ulteriori input per stimoli fiscali fra cui il taglio alle tasse societarie e all’IVA, i sussidi per l’acquisto di auto. Queste politiche dovrebbero permettere un miglioramento dei risultati societari e di riflesso incentivare l’investimento in Borsa. Oltre alle azioni, anche il petrolio, il mercato obbligazionario e l’oro hanno brillato in questi due mesi. Il prezzo dell’oro è stato in parte sostenuto dai massicci acquisti delle banche centrali. Queste, nel 2018, hanno comperato ben 651.5 tonnellate di metallo prezioso, il 75% in più rispetto al 2017 e il massimo da 47 anni a questa parte. Il prezzo dell’oro è previsto in rialzo a quota 1350 USD/oz e rappresenta sempre un bene rifugio nel caso di volatilità dei mercati. Per i prossimi mesi gli analisti mantengono una sovraponderazione della quota azionaria rispetto alle obbligazioni, consigliano sempre la protezione dei portafogli via opzioni e diversificazione.  

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.03.19

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