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Mercati estivi condizionati dal forex e dalla geopolitica

08-09-2017

In questi ultimi due mesi estivi i mercati finanziari sono stati influenzati dalla geopolitica e dalle attese sulla politica monetaria della FED e della BCE. La minaccia nucleare della Corea del Nord ha fatto impensierire in modo puntuale i mercati, tanto che l’investimento rifugio per eccellenza, l’oro, in questo periodo ha sfondato la barriera tecnica dei 1300 USD/oz per raggiungere il massimo su base annua. Il metallo giallo rappresenta anche una forma di copertura per chi detenesse dollari; infatti l’USD si è deprezzato velocemente in particolare contro Yen ed Euro. E’ il mercato dei cambi che è stato il vero protagonista di quest’estate: la valuta giapponese apprezzandosi contro dollaro ha causato la discesa del Nikkei, andato inoltre sotto pressione dopo il sorvolo dell’isola di Hokkaido da parte di un missile nordcoreano. Nell’Eurozona l’andamento dei principali listini è stato negativo con Eurostoxx, Dax, Cac40 e Ibex in calo. In controtendenza l’indice italiano Mibtel grazie agli incoraggianti segnali di ripresa economica ed al contenimento del rischio banche. E in Svizzera cosa è successo? Lo Swiss market Index ha superato quota 9100 il 4 agosto per poi scendere in zona 8800 il 29 agosto. Chiude il periodo estivo quasi invariato con un +0.21%. Se entriamo poi nel dettaglio della composizione del nostro listino, notiamo come sui venti titoli che lo formano, due di essi, Swiss Re ed UBS, sono ancora in zona rossa sul 2017, altri nove titoli registrano delle plusvalenze ma inferiori al risultato dell’indice ed i restanti nove titoli battono l’indice con il migliore di essi, Lonza Group, che segna a fine agosto +48.68% p.a.. Queste divergenze di risultati si ritrovano su tutte le borse e dimostrano come spesso la strategia dello “stock picking”, della cernita dei titoli, possa incidere sul risultato dell’investimento fatto. Tornando all’Euro, questo si è apprezzato velocemente contro USD e contro CHF perché l’economia del Vecchio Continente sta crescendo e perché la BCE dovrebbe cominciare a normalizzare la sua politica monetaria. L’apprezzamento della valuta europea ha pesato, come abbiamo visto, sulle borse tedesca, francese e spagnola. Chi ne ha tratto beneficio sono stati gli esportatori svizzeri (per es. Swatch +9,15% tra luglio ed agosto) e le borse statunitensi che hanno messo a segno nuovi massimi sostenute anche da profitti aziendali al di sopra delle attese. Per il mese di settembre, gli addetti ai lavori rimangono “cautamente ottimisti” e privilegiano ancora il comparto azionario con alcuni distinguo sia ali vello settoriale che di paese. L’attenzione sarà rivolta alle dichiarazioni delle BCE che, nel caso di un ulteriore rafforzamento dell’Euro, si troverebbe davanti al dilemma di attuare il “tapering”, cioè la riduzione dell’acquisto di obbligazioni.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.09.17

Mercati: in giugno qualcosa è cambiato

07-07-2017

Il primo semestre 2017 è positivo, però in giugno i mercati finanziari hanno perso terreno. In queste ultime settimane sembra che qualcosa sia cambiato: le banche centrali hanno infatti intrapreso o preannunciato delle misure volte ad una normalizzazione delle politiche monetarie. La Federal Reserve statunitense, il 14 giugno ha aumentato di 25 punti base i tassi di riferimento. Il miglioramento dell’economia e dell’occupazione a livello locale hanno spinto gli istituti di credito centrali di Canada, Norvegia e Nuova Zelanda a dare segnali di stretta monetaria. A Londra, in seguito alla svalutazione della sterlina, è invece l’inflazione ad impensierire, tanto che anche il tono della banca d’Inghilterra è ora meno accomodante. Il 27 giugno, Mario Draghi, governatore della BCE, ha indicato che sta valutando la fine dell’acquisto dei titoli. Dopo la dichiarazione la reazione dei mercati è stata immediata: sul fronte delle divise, l’Euro si è impennato contro USD volando sopra all’1.14. Le borse negli USA ed in Europa hanno subìto delle vendite ed i loro indici chiudono il mese di giugno in rosso. Nell’ultima settimana del semestre a livello obbligazionario vi è stato un repentino aumento dei rendimenti: il decennale tedesco è salito di 20 punti base allo 0.46%, il maggiore rialzo dal dicembre 2015. In pochi giorni il numero di trader che pensa che la BCE modificherà la propria politica sui tassi è passato da nessuno ad 1 su 4! Sul fronte statunitense sono giunte buone notizie per le banche che hanno superato gli “stress test” e che condurranno politiche in favore degli azionisti con acquisto di propri titoli e incrementi di dividendi. Per gli addetti ai lavori, dopo anni di difficoltà, il settore bancario è fra i favoriti grazie appunto alla maggiore solidità finanziaria degli istituti e all’incremento dei tassi d’interesse. Anche in Italia/UE la situazione è migliorata grazie al salvataggio delle banche venete. A livello macroeconomico però c’è stato qualche ripensamento: il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto le stime sulla crescita del PIL USA dal 2.3% al 2.1% per il 2017. Dal canto suo la governatrice della FED, Janet Yellen, ha dichiarato che “sulla base di alcune metriche le valutazioni delle azioni statunitensi sono piuttosto care”. L’ultima volta che la Yellen si espresse in questo modo risale al maggio del 2015 ed il mercato si concesse due correzioni e smise di salire per 13 mesi! Il settore tecnologico, migliore performer fino ad ora, ha così subìto forti ribassi. Nelle ultime dieci settimane vi è stato un afflusso di USD 17 miliardi nell’azioni dell’Eurozona dove, per UBS, “si sta vivendo una rinascita”. Il consiglio degli esperti per i prossimi sei mesi è di rimanere sovraponderati nelle azioni a scapito delle obbligazioni di alta qualità. L’inizio di luglio, un mese di pubblicazione dei risultati societari, sembra dare loro ragione. Buona estate. 

Fabrizio Marcon. L'Informatore, 07.07.17

Maggio con nuovi record

09-06-2017

Anche quest’anno il mese di maggio non ha seguito l’adagio che lo vuole statisticamente fra i più ostici per le borse. Malgrado un guizzo della volatilità registrato il 16 maggio, la misura sul rischio è ritornata ai minimi storici. Gli indici statunitensi hanno raggiunto nuove vette, mentre i listini europei hanno leggermente ripiegato dai massimi di metà maggio. Il bilancio azionario da inizio anno è decisamente positivo e la gestione patrimoniale bilanciata in CHF delle grandi banche sta registrando risultati superiori al 5,50%. Il quadro macroeconomico e microeconomico rimane favorevole, per esempio l’indice manifatturiero nell’Eurozona è in espansione con valori ai massimi dal 2011. A parte per le elezioni inglesi, i rischi politici sono rientrati dopo le presidenziali francesi e ciò lo si è visto immediatamente nel mercato dei cambi con l’apprezzamento dell’Euro contro tutte le principali valute (USD, JPY, CHF, GBP). Altro segnale importante di maggiore stabilità è dato dal restringimento nel corso dell’anno degli spread delle obbligazioni decennali europee nei confronti del Bund tedesco che funge da riferimento di mercato. In questo caso l’eccezione è data dall’Italia che ha visto salire i suoi rendimenti nel corso del 2017 a causa dei bilanci di alcune banche italiane. Un settore che ha invece tradito le aspettative degli addetti ai lavori è quelle delle materie prime energetiche. La correzione al ribasso su petrolio e gas è stata piuttosto netta. Il 25 maggio si è riunito l’OPEC che con la Russia ha deciso di prorogare i tagli alla produzione di petrolio per cercare di accelerare il “processo di normalizzazione delle scorte”. La decisione non ha però portato serenità sul mercato. Decisamente meglio si stanno comportando i metalli preziosi come oro, platino ed argento che nel corso dell’anno hanno messo a segno delle plusvalenze. Ma attenzione, per le prossime settimane gli osservatori mettono in evidenza degli appuntamenti importanti. Il 14 giugno si riunirà la Federal Reserve che, secondo il consenso di mercato, dovrebbe operare un ulteriore aumento dei tassi. Azione quest’ultima che accentua il divario fra cicli economici regionali (USA e UE) e fra le politiche monetarie delle banche centrali (FED e BCE). Queste dicotomie e le valutazioni piuttosto ricche raggiunte dai mercati statunitensi fanno propendere per una “sovraperformance” delle azioni europee, Svizzera inclusa. Oltre alla scelta delle macro regioni più promettenti, è interessante osservare come gli esperti cerchino di generare “alfa” e di battere quindi il mercato con temi d’investimento di lungo termine. Fra questi segnaliamo quelli per noi più promettenti perché legati al concetto di “Futuro, ora!” e cioè: “Millennials, invecchiamento della popolazione ed Industria 4.0”.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 09.06.17

Borse in marcia

05-05-2017

Dopo un primo trimestre da incorniciare, nel mese di aprile i mercati hanno potuto mettere a segno ulteriori guadagni. L’andamento dei principali indici di borsa non è stato però lineare, infatti fino all’esito del primo turno delle presidenziali francesi vi sono state delle correzioni ribassiste. Dopo i dati – non scontati –della votazione, le borse si sono impennate mettendo a segno importanti plusvalenze e chiudendo il mese quasi ai massimi delle ultime 52 settimane. Il successo del candidato Macron di “En Marche” è stato un sollievo per tutta l’eurozona in quanto il rischio del voto antieuropeo non era stato prezzato. Il “pericolo” sembra quindi rientrato ma i rischi politici e geopolitici rimangono una spada di Damocle per i mercati finanziari. Dopo 4 mesi di contrattazioni fra i listini osserviamo come alcuni di essi presentino già performance a due cifre: negli USA il Nasdaq Composite (+13%) ha superato i 6000 punti toccando i massimi storici, in Europa il migliore è l’IBEX 35 spagnolo (+15%) ed in Asia troneggia l’Hang Seng di Hong Kong (+12%). L’unico paese con l’indice in rosso è la Russia (-8.5%). L’attenzione degli addetti ai lavori è ora rivolta alla stagione dei risultati societari che sembra essere la migliore dal 2011. Secondo Barron’s, per quanto riguarda lo S&P 500, a fine aprile il 27% delle società che lo compongono ha pubblicato le trimestrali ed il 78% di queste ha battuto le stime contro una media storica del 64%. A livello svizzero, UBS si attende che l’indice generale SPI vedrà un aumento del 5% degli utili societari. Il fatto che all’interno dello SPI l’88% dei profitti sia generato all’estero e che le previsioni di cambio siano per un deprezzamento del Franco contro Euro fan ben sperare su un rialzo degli utili. Le prospettive micro e macroeconomiche permangono rosee e quindi favorevoli ai mercati azionari; è vero però che le valutazioni da essi raggiunte cominciano ad impensierire gli addetti ai lavori. Negli USA infatti il rapporto prezzo/utili (p/e) è salito a 17.6x contro una media storica di 14,0x dal 1979. In Svizzera invece il p/e dello Swiss Performance Index è pari a 18x, contro una media di 14.9x. Notiamo che in passato le azioni pur avendo raggiunto p/e elevati hanno continuato a salire grazie a scenari di “continua ripresa dell’economia mondiale, rialzi graduali dei tassi d’interesse e assenza di gravi crisi politiche”. A livello svizzero, abbiamo la Banca Nazionale che afferma che “i tassi negativi possono scendere ulteriormente” ed un mercato delle obbligazioni di qualità con rendimenti negativi. L’investitore può trovare fonti di reddito con i dividendi da azioni che si attestano nello SPI al 3%, una percentuale che non si vedeva da anni e che è di tutto rispetto per il nostro mercato.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 05.05.17

Un primo trimestre da incorniciare

10-04-2017

I principali indici azionari hanno chiuso il mese di marzo vicini ai massimi se non ai massimi delle ultime 52 settimane di contrattazioni. Il trimestre appena trascorso si è caratterizzato per guadagni consistenti in particolare in Europa ed in Asia. In generale i risultati sul periodo si situano come i migliori da sei anni a questa parte. Dopo le trimestrali di alcune società statunitensi ed europee che hanno confermato una buona ripresa di utili e vendite, anche i dati macroeconomici hanno confortato gli investitori e gli addetti ai lavori. Il terzo mese dell’anno non è però stato a senso unico, infatti i maggiori indici negli USA hanno ripiegato leggermente dai massimi di fine febbraio. Secondo gli addetti ai lavori la correzione al ribasso è stata condizionata in particolare da alcuni dubbi sulle possibilità dell’amministrazione Trump di implementare la propria “agenda pro-crescita”. In effetti gli ostacoli avuti sulla riforma sanitaria hanno causato un immediato calo del prezzo del petrolio, del dollaro e dell’inflazione attesa. Però questo tipo di battute d’arresto hanno origini anche fisiologiche, ciò che conta è osservare la tendenza. Il quadro globale rimane incoraggiante, infatti ci sono alcuni fattori che fanno da supporto ai mercati azionari. Per la prima volta dal 2010 stiamo assistendo ad una ripresa economica in accelerazione quasi a livello globale. In particolare fungono da supporto gli indici sulla consumazione e sulla fiducia. Per es. l’indice della fiducia dei consumatori negli USA è salito ai massimi da 16 anni! Un altro fattore importante è rappresentato dai risultati societari che sono in ascesa dall’estate scorsa; negli Usa e in Europa siamo attorno a +10%, nei paesi emergenti tra il +3-7%. In generale quindi il periodo di reflazione, cioè la “fase di ripresa dell`economia, successiva ad un periodo di deflazione, caratterizzata dalla tendenza dell`indice generale dei prezzi a tornare su livelli considerati normali” dovrebbe persistere. Naturalmente venti contrari nei prossimi mesi sono possibili: pensiamo ai rischi politici legati alle elezioni francesi e alle negoziazioni sulla Brexit appena iniziate. Ma attenzione però, perché i grandi fondi di gestione statunitensi studiano con molto interesse le azioni europee e l’Euro. Dopo le elezioni olandesi abbiamo già assistito a qualche acquisto da oltre oceano, ma saranno le elezioni francesi a fare da spartiacque fra vendite ed acquisti massicci. Nel caso in cui “l’ondata anti UE” dovesse essere ridimensionata dalle urne con una vittoria di Macron, possedere azioni ed Euro nei portafogli creerà l’ambito “alfa”, cioè un vantaggio di performance rispetto al mercato di riferimento. Nell’attesa di questi importanti eventi, segnaliamo che la strategia UBS bilanciata in CHF chiude il primo quarto dell’anno con un +3.49%. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 07.04.17

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