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Convergenze positive

11-11-2019

La tendenza rialzista dei mercati è stata confermata anche nel corso del mese di ottobre malgrado le solite cassandre pessimiste e le statistiche che lo vedono come il mese più ostico per le Borse. Dopo una prima settimana all’insegna delle vendite, i listini mondiali, dall’8 ottobre, hanno ripreso la loro corsa e raggiunto, in alcuni casi (S&P 500, SMI), nuovi massimi storici. Le ragioni per cui le borse hanno trovato nuova linfa sono da ricercare in una serie di convergenze positive a livello macro e microeconomico. Per quanto concerne il primo livello, quello macro, buoni dati sono giunti dal PMI, l’indice dei responsabili d’acquisti, che negli USA, in Cina e nel nostro Paese è stato migliore delle aspettative. Negli Stati Uniti abbiamo avuto anche un buon andamento dell’occupazione e di altri indicatori macro. Così, visto che la diagnosi rosea sull’economia è confermata, la Federal reserve ha tagliato ancora i tassi ma ha deciso di fermarsi. Sul piano microeconomico guardiamo ai conti societari; delle 500 aziende che compongono l’indice S&P 500, 356 hanno pubblicato i risultati trimestrali e ben il 76% di esse ha battuto le stime. A livello europeo, le pubblicazioni sono state 177 (su 447) e per il 51% dei casi si è avuta una sorpresa positiva mentre per il 41% una sorpresa negativa. Il rimanente 8% è in linea con le stime. Su base settoriale mondiale abbiamo assistito ad una rotazione con i ciclici che hanno sovraperformato i difensivi del 3%. In Europa questi margini si sono accresciuti toccando il 7%. Se guardiamo le macroregioni, l’Eurozona nel periodo ha avuto una performance superiore ai mercati statunitensi (+4% contro +3,3%). E in Svizzera? A livello macro abbiamo detto che secondo il PMI, sembra che l’umore della nostra industria stia migliorando anche se a 49.4 punti (+4.9 punti sul mese) siamo ancora al di sotto della soglia di crescita dei 50 punti. Soglia che però è ormai a portata di mano. Lo SMI ha raggiunto nuove vette storiche e continua a macinare record. Mancano due mesi alla fine dell’anno e le convergenze positive continuano: la prima fase dell’accordo commerciale fra USA e CINA a detta del Segretario del commercio statunitense, Wilbur Ross, sembra sia cosa fatta. Altra nota positiva giunge dal dinamismo delle società: Peugeot e Fiat Chrysler hanno annunciato la loro fusione e finalmente, dopo anni di rinvii, la Saudi Aramco, il principale gruppo petrolifero al mondo che pompa il 10% del petrolio mondiale, ha confermato “l’intenzione di quotarsi sulla Borsa saudita”. La quota trattata si aggira fra l’1 ed il 2% e la valutazione totale della società tra i 1500 e 2000 miliardi di dollari. A titolo di paragone ricordiamo che Microsoft ed Apple, le prime due aziende per capitalizzazione a livello mondiale hanno un valore rispettivo di 779 e 748 miliardi di USD a fine 2018.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.11.19

Mercati fra cassandre, fondamentali e politica

11-10-2019

Il terzo trimestre finanziario si è concluso con il mese di settembre che è stato proficuo. A livello statunitense lo S&P500 è tornato sopra i 3000 punti per poi ripiegare mettendo a segno i maggiori guadagni su base annuale dal 1997 e prolungando di fatto la durata del mercato rialzista. Gli incrementi delle azioni sono state accompagnate nel corso dell’anno dai rally anche sulle obbligazioni e sulle materie prime. A proposito di quest’ultime, nel mese scorso abbiamo assistito allo swing del prezzo del petrolio; dopo gli attacchi ai depositi in Arabia Saudita, il prezzo del Brent è salito del 15% in un giorno a 69.02 $ per poi riperdere in pochi giorni quanto guadagnato grazie alle rassicurazioni sulle forniture. I mercati tendenzialmente stanno salendo grazie a politiche monetarie sempre espansive o tornate tali, ma rimangono nervosi ed in balìa, come non mai, di guerre commerciali e politiche. La questione dei dazi fra USA e Cina/Europa rimane una spada di Damocle per l’azionariato mondiale, l’uscita del regno Unito dall’Unione Europea pesa sulla sterlina che ha toccato i minimi da 23 anni. A livello macroeconomico abbiamo visto qualche segnale di cedimento in particolare a livello tedesco; la Germania è vicina alla recessione tecnica a causa in particolare delle difficoltà del settore automobilistico e chimico. Negli Stati Uniti i dati sono perlopiù altalenanti ma alcuni restano anche confortanti: la disoccupazione è ai minimi da 50 anni! Tornando alle borse mondiali, notiamo che la tendenza del primo trimestre si è mantenuta: i fanalini di coda in territorio negativo rimangono alcuni emergenti asiatici come Malesia (-6.31% p.a.) ed Indonesia (-0.41% p.a.). In forte crescita invece la tecnologia statunitense (Nasdaq +20.56%) superata solo dalla Cina (CSI 300 a +26.7%). Il nostro SMI ha chiuso ancora sopra i 10'000 punti (10078.32 al 30/09/19, +19.56%) ma anche qui le dinamiche dei suoi componenti non sono cambiate con UBS e Swatch ultime ruote del carro e Nestlé leader incontrastato (+35.69%). Sappiamo come il mese di ottobre statisticamente non sia favorevole alle Borse ed i primi giorni di contrattazione ce lo hanno confermato. Le recenti vendite sono state innescate da prese di beneficio fisiologiche ma anche da segnali deboli dell’economia. L’attenzione è ora rivolta alla pubblicazione dei risultati trimestrali delle aziende e alle discussioni sui dazi fra USA e Cina. La Brexit e la procedura d’impeachment di Trump rappresentano ulteriori rischi per le gestioni patrimoniali ma, contrariamente alle cassandre pessimiste, pensiamo che la tendenza dei mercati rimanga positiva. La strategia bilanciata di UBS in CHF a fine settembre si è avvicinata al recupero totale delle perdite subìte nel 2018 (+7.92% contro -8.87%). 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 11.10.19

Mercati fra percezione e realtà

06-09-2019

Un investitore partito in vacanza il 1° giugno e tornato al 31 agosto, quali risultati ha ottenuto con un portafoglio bilanciato in franchi svizzeri? La risposta è semplice guardando direttamente alla performance sul periodo, ma se ci basassimo su percezione e realtà, il responso non sarebbe scontato. Infatti, durante l’estate, leggendo i quotidiani, le posizioni degli opinionisti e degli analisti delle grandi banche d’affari, la parola più evocata è stata “recessione”. Su base percettiva di una recessione, quindi la risposta della maggioranza sarebbe: l’investitore ha perso soldi! Anche guardando alla realtà dei dati economici e degli eventi, la risposta non sarebbe scontata. Il quadro geopolitico è fonte di preoccupazioni perché permane l’incertezza sul fronte dei dazi fra USA e Cina, sulla Brexit e sulle manifestazioni di Hong Kong. A livello macroeconomico i dati sono in chiaroscuro, con alcuni segnali di rallentamento in Germania ed in Cina (ma di tenuta in USA ed in Svizzera). Altro fatto destabilizzante è stato il crollo della Borsa Argentina dopo la sconfitta alle primarie del presidente Macri. La Borsa di Buenos Aires in un giorno ha perso il 37,93% dopo essere affondata fino al -48% (solo la Borsa dello Sri Lanka ha fatto peggio con un -60% nel giugno 1989). Queste le cause che hanno portato a vendite massicce sulle azioni nel mese di agosto quantificabili negli USA a 10 mia USD. La riduzione del rischio complessivo (risk-off) fra gli investitori ha fatto crescere la richiesta di obbligazioni di qualità. Oggi negli Stati Uniti, il rendimento a breve termine è superiore al decennale (segnale letto come prodromico di recessione) e quello del trentennale tedesco è per la prima volta negativo! Cosa apprezzata anche da Trump in uno dei suoi recenti cinguettii. Il prezzo dell’oro e dell’argento è salito e le valute rifugio come Yen e CHF si sono apprezzate. Alla luce di questi segnali e minacce “recessivi”, la politica monetaria della FED e della BCE è tornata ad essere “accomodante”. La prima ha pertanto ridotto i tassi d’interesse e la seconda (che si riunirà il 12 settembre) ha anticipato delle misure espansive fra cui forse un nuovo acquisto di titoli ed un altro taglio dei saggi d’interesse. Questi ultimi tre mesi di mercato, giugno e luglio si sono rivelati tutto sommato favorevoli per le azioni, tanto che lo SMI e lo S&P 500 hanno toccato massimi storici superando quota 10'000 punti e quota 3'000.  Il mese di agosto invece è stato più volatile con le azioni vendute copiosamente. Alla fine dei tre mesi però, fatta eccezione per l’indice MSCI Paesi Emergenti e per l’IBEX spagnolo, le Borse principali hanno un saldo positivo. Così anche il portafoglio bilanciato chiude i tre mesi con un +1.46% (+7.74% da inizio anno).  Questo non si era forse percepito in un contesto difficile ma la realtà ha superato in meglio le attese.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 06.09.19

Le tensioni commerciali pesano sui mercati

07-06-2019

Il periodo tra maggio ed ottobre, lo sappiamo, è statisticamente poco propizio per le borse. Il mese appena trascorso ce l’ha confermato. Dai massimi raggiunti a fine aprile, tutti gli indici principali di borsa hanno subìto delle correzioni importanti. Le performance dei listini rimangono positive su base annua ma sono ritornate ai livelli di febbraio. Quello che inizialmente sembrava un ribasso “naturale” dai record toccati ad aprile, si è invece rivelato una vera e propria riduzione dei rischi. Lo scossone l’abbiamo avuto nella prima quindicina del mese a causa in particolare del mancato accordo commerciale fra USA e Cina. Abbiamo assistito a delle vendite generalizzate su tutti i listini. Il nostro Swiss Market Index (SMI) ha toccato il suo minimo di maggio a 9363.18 per poi chiudere il mese a 9523.98 (-2.52%). Lo SMI resta comunque il quarto migliore performer a livello globale con un +12.99% su base annua, dietro solo al cinese CSI 300 (+20.56%), al MOEX Russia (+13.01%) e al Nasdaq Comp. (+12.33%). A livello dei componenti dello SMI, segnaliamo che tre società, Swatch, UBS e ABB sono in territorio negativo, mentre il migliore risultato su base annua lo sta registrando Nestlé (+24.75%). In Svizzera, la congiuntura ci ha sorpreso positivamente; i dati sul PIL del primo trimestre pubblicati dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) il 28/5/19 ci dicono che “la crescita è stata dello 0.60%, un dato superiore alle prospettive degli esperti e che l’espansione su base annua è pari all’1.7%”. Le ragioni di questa inaspettata crescita sono da ricercare in particolare nell’evoluzione positiva della domanda interna. Anche l’export ha fatto dei passi in avanti in aprile (+2,2% rispetto a 12 mesi prima). Per il prossimo futuro però le previsioni degli analisti sono improntate alla prudenza. La guerra commerciale fra gli USA e la Cina che si è estesa recentemente al Messico e all’India, in mancanza di un accordo fra le parti porterà molto probabilmente ad un rallentamento della crescita globale. Cina e Messico hanno recentemente dichiarato la loro volontà di negoziare con Washington, ma i mercati ora si attendono i fatti e sono passati come detto, ad un complessivo ridimensionamento dei rischi. Stiamo assistendo all’apprezzamento nel mese dei beni rifugio come l’oro (+2.5%) ed il CHF (+2% contro USD ed Euro). Altro indicatore della ricerca di sicurezza è rappresentato dai titoli di Stato come il Treasury statunitense ed il Bund tedesco a dieci anni. Il rendimento del primo è sceso in un mese dal 2.50% al 2.13% mentre quello del secondo è passato da +0.016% a -0.20%. Anche il dieci anni della Confederazione ha visto scendere il rendimento a -0.47%. Quanto invece è collegato alla ciclicità è stato venduto. Nelle ultime quattro settimane il prezzo del petrolio Brent ha perso l’11.5%.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 07.06.19

Mercati su nuovi record

03-05-2019

Dopo un primo trimestre brillante, in aprile la maggior parte dei mercati azionari ha continuato imperterrita a scalare il “muro di preoccupazioni” e messo a segno ulteriori plusvalenze. Il nostro Swiss Market Index (SMI) e gli indici statunitensi Nasdaq Composite e S&P 500 hanno addirittura raggiunto nuovi record superando i massimi visti nel corso del 2018. L’impresa è stata possibile grazie a delle belle sorprese avute in particolare sugli utili societari e sulla crescita economica mondiale. Per i primi, i risultati, possiamo citare a livello svizzero l’incremento della cifra d’affari di praticamente tutte le grandi dello SMI (Abb, Cs, Ubs, Nestle, Novartis, Roche). Anche la Banca Nazionale ha registrato un ottimo trimestre: l’utile si è attestato a 30.7 miliardi di franchi grazie, come ricorda la BNS nel suo comunicato “all’andamento dell’oro, dei cambi e dei capitali”. Negli USA, ad oggi 230 società dello S&P 500 hanno pubblicato i risultati ed il 78% ha battuto le aspettative. Microsoft, anch’essa dopo una buona trimestrale, si è aggiunta ad Amazon e ad Apple nel club esclusivo delle capitalizzazioni superiori al trilione di dollari. Se guardiamo invece all’Eurozona, balzano sempre all’occhio i rischi legati alla Brexit, alla gestione delle finanze pubbliche italiane e al fiacco PIL tedesco. L’umore è anche peggiorato dopo che la BCE ha tagliato le previsioni sulla crescita. Secondo un’analisi di FactSet, l’indice Stoxx Europe 600 sta trattando a 14 volte gli utili previsti contro 17 volte per lo S&P 500. La distanza fra i due rapporti è al di sopra della media del lungo termine e quindi è possibile che vi sia “un risveglio” europeo dei listini principali. Malgrado i chiaroscuri nell’Eurozona, il mercato greco con l’indice ASE si situa al momento fra i top performers mondiali (+26%) grazie all’ottimismo degli investitori sull’economia e sulle riforme politiche. Per alcuni osservatori, l’ASE avrebbe ancora molto potenziale davanti a sé. Per quanto riguarda invece i dati macroeconomici, sorprendente è stato l’ultimo PIL statunitense che si è attestato al 3.2% contro un 2.2% dell’ultimo trimestre 2018. In merito alle altre categorie d’investimento, segnaliamo l’ulteriore apprezzamento del comparto obbligazionario ad alto rendimento. Stabili i debiti governativi con gli interessi sul Bund decennale tedesco sempre negativi. Sui cambi notiamo l’euro che è scivolato ai minimi da 22 mesi contro il dollaro. I prossimi sei mesi, quelli tra maggio ed ottobre, statisticamente sono fra i meno redditizi per le borse. Quindi, forti anche degli ottimi guadagni ottenuti, gli esperti raccomandano, in funzione dei vari profili di rischio, una diversificazione attenta e la protezione dei portafogli. In conclusione ricordiamo che la strategia bilanciata in CHF di UBS si situa a +9% da inizio anno e ad un -2.50% dal suo record del 23.01.18. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 03.05.19
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