NEWS 2018

Mercati azionari in correzione

09-11-2018

Il mese di ottobre rappresenta a livello statistico un periodo ostico per le Borse e quest’anno ne abbiamo avuta  la conferma. Tutti i maggiori indici hanno subìto delle importanti vendite. L’ MSCI World è sceso del 15% dal top di gennaio. I listini statunitensi, ormai vicini ai picchi storici a fine settembre, con l’inizio della pubblicazione trimestrale dei risultati societari hanno cominciato a ripiegare. Abbiamo assistito ad alcune sedute con movimenti piuttosto bruschi, con ribassi giornalieri al di sopra del 2%. Da una parte, se guardiamo all’entità della correzione dello S&P 500 (-9.68% dall’1/10 al 29/10 punto di minimo), la stessa rientra nella “normalità”. Infatti dal 1980 le perdite massime annuali registrate dall’indice si attestano al 13.8%. Solo nel 2002 e nel 2008 i cali sono stati superiori al 20%. La storia ci dice quindi che questi ribassi sono fisiologici e che con il tempo vengono assorbiti. D’altra parte, la natura delle correzioni ha delle ragioni legate ai fondamentali macro e microeconomici. Negli Stati Uniti, per la prima volta da un decennio, i rendimenti reali sono positivi (+1%) in quanto le obbligazioni del Tesoro a dieci anni offrono rendimenti attorno al 3.3% e l’inflazione si situa al 2.3%. Ciò si traduce in una “nuova alternativa d’investimento”. Il premio di rischio, cioè l’extra-rendimento rispetto al tasso d’attività priva di rischio (i Buoni del Tesoro), sta scemando e di conseguenza si vendono le azioni. Azionariato sotto pressione anche a causa delle continue tensioni commerciali USA-Cina e delle previsioni di rallentamento economico. Sul fronte microeconomico invece assistiamo a pubblicazioni di risultati societari ancora molto buoni ma con prospettive meno rosee. La cautela sugli utili futuri di società come Apple, Amazon, Netflix, Caterpillar hanno accentuato i timori su una frenata della crescita globale e causato vendite importanti con variazioni di prezzo giornaliere superiori al -5%. Anche in Europa ed in Svizzera abbiamo assistito a questi “crash” su singoli titoli. Nei nostri listini, emblematici sono stati i crolli di due società di semiconduttori, AMS AG (-35% in due giorni) e VAT Group (-10% in un giorno). Malgrado questo turbinìo globale di vendite, lo SMI ha retto bene l’urto sul mese, perdendo “solo” l’1.15%. Le sue grandi capitalizzazioni, Novartis, Roche e Nestlé, hanno addirittura messo a segno delle plusvalenze provando come, in un contesto di mercato difficile, la qualità conti. Le sfide macro attuali saranno anche quelle dei prossimi mesi e quindi la volatilità permarrà. La buona notizia è che ora le valutazioni delle azioni sono più appetibili e che i prossimi due mesi statisticamente portano risultati positivi. Insomma, è tempo di ripensamenti e di ribilanciamenti che puntano alla qualità.

Fabrizio Marcon. L'Informatore, 09.11.18

NEWS (Ottobre 2018)

31-10-2018

A dieci anni dalla crisi

05-10-2018

“I mercati finanziari hanno appena concluso un mese che si è rivelato fra i più drammatici dalla crisi del 1929. Gli indici di borsa hanno bruciato migliaia di miIiardi di USD ritornando ai livelli di tre anni fa. Le pessime notizie si sono susseguite quasi ogni giorno in una spirale senza fine: ai fallimenti della Lehman Brothers e dell’AIG, “salvata” quest’ultima da un’operazione congiunta tra la Fed ed il Tesoro statunitense, si aggiungono i salvataggi governativi in Europa della Fortis e della Hypo Real Estate. Per uscire dall’impasse, alcune banche hanno cambiato la propria natura trasformandosi da banche d’investimento in banche universali (Morgan Stanley e Goldman Sachs). La crisi è profonda, di sistema, tanto che il governatore della Fed parla di “grave minaccia alla stabilità finanziaria degli USA””. Questo è ciò che scrivevamo in piena crisi finanziaria nel settembre 2008 per i “Nostri Soldi”. Dopo dieci anni possiamo affermare che la crisi ci ha ricordato “la fragilità delle cose” e condotto a dei correttivi del sistema. La gestione dei rischi globali è migliorata, tanto che con “Basilea III” le banche oggi sono più capitalizzate. Dal 2008 la storia dei mercati è quella di stimoli enormi da parte delle banche centrali. Queste hanno acquistato attivi per 14,5 trilioni di USD cioè il 18% del PIL mondiale. Stimoli che oggi vanno scemando; la Fed aumenta i tassi e la BCE sta terminando la politica espansiva. Intanto nel 2018 l’azionario USA mette a segno nuovi record. I migliori risultati d’investimento si sono ottenuti con un approccio di diversificazione globale. Questa strategia dovrebbe continuare a dare buone prospettive di performance grazie alla solida crescita economica globale, ad un’inflazione contenuta e a tassi reali negativi. In uno studio recente di UBS si afferma che “un ciclo economico maturo implica maggiore volatilità rispetto a quella vissuta negli ultimi anni”. Nei prossimi mesi la performance dei mercati sarà particolarmente sollecitata dall’aumento dei tassi statunitensi, dalla guerra commerciale, dall’aumento dei prezzi del petrolio e dal rallentamento della crescita cinese. Malgrado ciò, una strategia bilanciata in CHF che attualmente presenta risultati negativi (-2,2% p.a.) nei prossimi sette anni dovrebbe avere il doppio di probabilità di sovraperformare rispetto a sottoperformare la liquidità. Rimanere investiti e diversificati sembra quindi la scelta giusta per ottenere dei guadagni. C’è chi teme che dopo una decade di straordinari bassi tassi d’interesse si siano create distorsioni multiple nell’economia globale e nel sistema finanziario che condurranno ad un’altra crisi. Predire quale fattore potrebbe scatenare un’altra crisi è impossibile, ma Il Wall Street Journal ci prova: “Le minacce potenziali includono i “bad loans” (prestiti cattivi), l’abbandono dell’Euro, il debito cinese ed i terremoti”. Vedremo.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 05.10.18

NEWS (Settembre 2018)

28-09-2018
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