NEWS 2018

NEWS (Maggio 2018)

30-05-2018

Un anno di sorprese

04-05-2018

In aprile i mercati, come la natura in Primavera, hanno trovato nuova linfa mettendo a segno performance positive. Su più fronti anche in aprile i colpi di scena non sono mancati: pensiamo ai dazi commerciali imposti dall’amministrazione USA alla Cina, “all’ acuirsi delle tensioni geopolitiche sul caso Siria” e all’incontro storico fra le due Coree. Gli addetti ai lavori parlano anche di soprese finanziarie del 2018. Il Sole 24 Ore fa notare come “la borsa italiana sia la migliore fra quelle europee (ex Russia) e la seconda a livello mondiale dietro a quella brasiliana”. Il clima a Piazza Affari si è rasserenato grazie al ridimensionamento dei crediti rischiosi da parte delle banche. Stupore è giunto anche dal mercato dei cambi: la Sterlina inglese si avvicina ai livelli pre- Brexit ed il nostro Franco ha toccato la “famosa” soglia di 1.20 contro Euro che la BNS aveva abbandonato nel gennaio 2015. Del deprezzamento del Franco e della ripresa globale sincronizzata stanno approfittando le esportazioni ed in particolare il nostro settore orologiero. L’azione del gruppo Swatch ha messo a segno +20% ca. ed è il top performer dello SMI; il concorrente Richemont segue a ruota con una performance del +7% ca. Seguono con performance positive tre titoli del settore assicurativo (Zurigo, Swiss Re e Swiss Life) e la Lafarge Holcim. I restanti 14 titoli dello Swiss Market Index sono in rosso, come lo stesso SMI fanalino di coda dei listini europei. Altra sorpresa l’abbiamo avuta dal prezzo del petrolio. A prescindere dai cinguettii di Trump, “i prezzi del petrolio sono artificialmente molto alti! Non va bene e non saranno accettati!”, il WTI ha raggiunto e superato i 68 dollari al barile, mentre il Brent i 75 USD/b. Per quest’ultimo gli analisti prevedono una forbice di prezzo fra gli 80 ed i 100 USD/b. In Svizzera il prezzo medio della benzina è salito a 1.56 CHF/litro, mentre agli estremi della classifica prezzi, troviamo il Venezuela con 0.01 CHF/l e l’Islanda con 2.10 CHF/l. Altra sorpresa del mese è il rendimento del decennale statunitense che è salito sopra al 3% per la prima volta dal 2014. Il maggiore costo del denaro potrebbe far rallentare la crescita economica o rendere le azioni meno attrattive, ma secondo una recente analisi di UBS, ci vuole del tempo prima che questo possa succedere; inoltre la fiducia dei consumatori è al massimo dal 2000 e altro sostegno alle azioni è dato dai risultati societari che in questi giorni sono stati delle belle sorprese per gli addetti ai lavori, con reazioni molto positive da parte del mercato in particolare sui tecnologici statunitensi. Le perdite sulle strategie di gestione si sono quindi ridimensionate e per esempio un bilanciato in CHF di UBS ha una perdita dell1.8% su base annua. 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 04.05.18

Le Borse tra tenuta economica ed incertezza politica

09-04-2018

Dai massimi del 26 gennaio, l’indice globale MSCI World ha perso l’8%. L’andamento trimestrale è risultato piuttosto altalenante e volatile. E’ da diversi mesi che per esempio non si osservava nella stessa giornata di borsa, aperture nettamente negative e recuperi veloci in chiusura di giornata. Eppure a livello economico dopo la crescita sincronizzata globale del 2017, il 2018 dovrebbe registrare “solo sei Stati su 206 in recessione”. Nel mese di marzo “l’economia ha mantenuto un tono robusto” e la FED ha ribadito che l’aumento dei tassi procederà a ritmo graduale. Così lo “spettro di un rapido rialzo dei rendimenti obbligazionari si è allontanato”. Perché allora le azioni sono scese? Le buone notizie sul fronte macro, sono state annichilite dall’incertezza politica: i mercati sono abituati da anni all’apertura, alla globalizzazione, ma tutto ciò è stato messo in discussione con l’annuncio di dazi da parte dell’amministrazione Trump. Così la prima economia europea, la Germania, ha visto calare il proprio indice di Borsa dell 11.6% dai massimi di quest’anno, “il 4% in più della media dei listini globali”. Sul DAX sono stati particolarmente penalizzati le banche e gli industriali. Se osserviamo a livello generale, lo spauracchio di una guerra commerciale non fa piacere proprio a nessuno. I principali indici hanno perso di valore nel corso del mese di marzo e a fine trimestre la maggior parte di essi si trova in territorio negativo. Esistono comunque delle eccezioni, quali Brasile, Russia, Cina. Anche negli Stati Uniti per il momento le performance sono negative, a parte per il settore tecnologico rappresentato dai Nasdaq dove però non si è immuni da movimenti violenti. Infatti in questi giorni abbiamo assistito a vendite importanti su alcuni titoli colpiti da notizie particolari. Facebook dopo lo scoppio del “datagate” ha perso in 11 giorni il 17%, Tesla a causa di un incidente mortale durante un test di guida autonoma è precipitato del 14% in due giorni ed Amazon su voci di tasse sull’e-commerce in un giorno ha perso l’8%. Per gli addetti ai lavori, a livello tecnologico il quadro di fondo rimane favorevole. In generale però a causa dei rischi politici ed il conseguente aumento della volatilità, il suggerimento degli esperti è quello di proteggersi dal materializzarsi di rischi negativi per le borse (guerra commerciale) cercando investimenti poco correlati fra loro e acquistando opzioni put sugli indici azionari. La strategia bilanciata in CHF dell’UBS è scesa dell’1,5% nel mese di marzo per attestarsi a -3% nel 2018; quella obbligazionaria perde invece nel trimestre l’1.26%. Il bene rifugio per eccellenza, l’oro, dal canto suo guadagna l’1.38%. Sul fronte del mercato dei cambi, il Franco si è deprezzato contro tutte le principali valute.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 05.04.18

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