NEWS 2019

NEWS (Ottobre 2019)

17-10-2019

Mercati fra cassandre, fondamentali e politica

11-10-2019

Il terzo trimestre finanziario si è concluso con il mese di settembre che è stato proficuo. A livello statunitense lo S&P500 è tornato sopra i 3000 punti per poi ripiegare mettendo a segno i maggiori guadagni su base annuale dal 1997 e prolungando di fatto la durata del mercato rialzista. Gli incrementi delle azioni sono state accompagnate nel corso dell’anno dai rally anche sulle obbligazioni e sulle materie prime. A proposito di quest’ultime, nel mese scorso abbiamo assistito allo swing del prezzo del petrolio; dopo gli attacchi ai depositi in Arabia Saudita, il prezzo del Brent è salito del 15% in un giorno a 69.02 $ per poi riperdere in pochi giorni quanto guadagnato grazie alle rassicurazioni sulle forniture. I mercati tendenzialmente stanno salendo grazie a politiche monetarie sempre espansive o tornate tali, ma rimangono nervosi ed in balìa, come non mai, di guerre commerciali e politiche. La questione dei dazi fra USA e Cina/Europa rimane una spada di Damocle per l’azionariato mondiale, l’uscita del regno Unito dall’Unione Europea pesa sulla sterlina che ha toccato i minimi da 23 anni. A livello macroeconomico abbiamo visto qualche segnale di cedimento in particolare a livello tedesco; la Germania è vicina alla recessione tecnica a causa in particolare delle difficoltà del settore automobilistico e chimico. Negli Stati Uniti i dati sono perlopiù altalenanti ma alcuni restano anche confortanti: la disoccupazione è ai minimi da 50 anni! Tornando alle borse mondiali, notiamo che la tendenza del primo trimestre si è mantenuta: i fanalini di coda in territorio negativo rimangono alcuni emergenti asiatici come Malesia (-6.31% p.a.) ed Indonesia (-0.41% p.a.). In forte crescita invece la tecnologia statunitense (Nasdaq +20.56%) superata solo dalla Cina (CSI 300 a +26.7%). Il nostro SMI ha chiuso ancora sopra i 10'000 punti (10078.32 al 30/09/19, +19.56%) ma anche qui le dinamiche dei suoi componenti non sono cambiate con UBS e Swatch ultime ruote del carro e Nestlé leader incontrastato (+35.69%). Sappiamo come il mese di ottobre statisticamente non sia favorevole alle Borse ed i primi giorni di contrattazione ce lo hanno confermato. Le recenti vendite sono state innescate da prese di beneficio fisiologiche ma anche da segnali deboli dell’economia. L’attenzione è ora rivolta alla pubblicazione dei risultati trimestrali delle aziende e alle discussioni sui dazi fra USA e Cina. La Brexit e la procedura d’impeachment di Trump rappresentano ulteriori rischi per le gestioni patrimoniali ma, contrariamente alle cassandre pessimiste, pensiamo che la tendenza dei mercati rimanga positiva. La strategia bilanciata di UBS in CHF a fine settembre si è avvicinata al recupero totale delle perdite subìte nel 2018 (+7.92% contro -8.87%). 

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 11.10.19

NEWS (Settembre 2019)

30-09-2019

Mercati fra percezione e realtà

06-09-2019

Un investitore partito in vacanza il 1° giugno e tornato al 31 agosto, quali risultati ha ottenuto con un portafoglio bilanciato in franchi svizzeri? La risposta è semplice guardando direttamente alla performance sul periodo, ma se ci basassimo su percezione e realtà, il responso non sarebbe scontato. Infatti, durante l’estate, leggendo i quotidiani, le posizioni degli opinionisti e degli analisti delle grandi banche d’affari, la parola più evocata è stata “recessione”. Su base percettiva di una recessione, quindi la risposta della maggioranza sarebbe: l’investitore ha perso soldi! Anche guardando alla realtà dei dati economici e degli eventi, la risposta non sarebbe scontata. Il quadro geopolitico è fonte di preoccupazioni perché permane l’incertezza sul fronte dei dazi fra USA e Cina, sulla Brexit e sulle manifestazioni di Hong Kong. A livello macroeconomico i dati sono in chiaroscuro, con alcuni segnali di rallentamento in Germania ed in Cina (ma di tenuta in USA ed in Svizzera). Altro fatto destabilizzante è stato il crollo della Borsa Argentina dopo la sconfitta alle primarie del presidente Macri. La Borsa di Buenos Aires in un giorno ha perso il 37,93% dopo essere affondata fino al -48% (solo la Borsa dello Sri Lanka ha fatto peggio con un -60% nel giugno 1989). Queste le cause che hanno portato a vendite massicce sulle azioni nel mese di agosto quantificabili negli USA a 10 mia USD. La riduzione del rischio complessivo (risk-off) fra gli investitori ha fatto crescere la richiesta di obbligazioni di qualità. Oggi negli Stati Uniti, il rendimento a breve termine è superiore al decennale (segnale letto come prodromico di recessione) e quello del trentennale tedesco è per la prima volta negativo! Cosa apprezzata anche da Trump in uno dei suoi recenti cinguettii. Il prezzo dell’oro e dell’argento è salito e le valute rifugio come Yen e CHF si sono apprezzate. Alla luce di questi segnali e minacce “recessivi”, la politica monetaria della FED e della BCE è tornata ad essere “accomodante”. La prima ha pertanto ridotto i tassi d’interesse e la seconda (che si riunirà il 12 settembre) ha anticipato delle misure espansive fra cui forse un nuovo acquisto di titoli ed un altro taglio dei saggi d’interesse. Questi ultimi tre mesi di mercato, giugno e luglio si sono rivelati tutto sommato favorevoli per le azioni, tanto che lo SMI e lo S&P 500 hanno toccato massimi storici superando quota 10'000 punti e quota 3'000.  Il mese di agosto invece è stato più volatile con le azioni vendute copiosamente. Alla fine dei tre mesi però, fatta eccezione per l’indice MSCI Paesi Emergenti e per l’IBEX spagnolo, le Borse principali hanno un saldo positivo. Così anche il portafoglio bilanciato chiude i tre mesi con un +1.46% (+7.74% da inizio anno).  Questo non si era forse percepito in un contesto difficile ma la realtà ha superato in meglio le attese.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 06.09.19

NEWS (Agosto 2019)

30-08-2019
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