NEWS 2020

Segnali di ripresa in maggio

05-06-2020

I mercati azionari ed obbligazionari hanno continuato la fase di recupero anche nel mese di maggio. Il detto “sell in May and go away” – vendi in maggio e vai via – quest’anno non ha fatto proseliti. Ciò non dovrebbe sorprenderci perché dopo il crollo delle principali classi d’investimento tra febbraio e marzo, le banche centrali e i governi sono intervenuti massicciamente per aiutare l’economia. Le liquidità iniettate con il calo dei contagi da Covid19, la fine del lockdown e la conseguente riapertura delle attività commerciali ha riportato gli acquisti nei mercati. Così gli indici principali hanno chiuso il mese positivamente. Segnaliamo in particolare l’exploit dell’indice tecnologico statunitense , Nasdaq Comp, che il 7 maggio è ritornato ai livelli d’inizio anno e a fine mese ha messo a segno ca. il 10% , unico indice a livello mondiale ad avere una performance positiva. Pecora nera in maggio è stato invece il listino Hang Seng che ha ceduto il 6.13% a causa del ritorno delle tensioni ad Hong Kong. La partita della ripresa dei mercati si sta giocando su più fronti. La maggioranza dei governi ha annunciato spese pubbliche senza precedenti per sostenere le proprie economie di fronte alla crisi del coronavirus. Con il suo piano da 65 miliardi di franchi, la Svizzera è tra i paesi che mobilitano più fondi. Secondo l’OCSE, la quota del PIL impiegata per far fronte alla pandemia è del 9.3% per la Svizzera. Il nostro Paese è al nono posto in classifica. Se poi guardiamo all’importo pro-capite delle misure fiscali eccezionali e delle spese pubbliche per rispondere alla crisi Covid19, la Svizzera è anche uno dei Paesi in cui l’importo di tali misure è il più alto pro capite (circa 7'500 franchi per abitante), dopo il Lussemburgo (al primo posto con 17'500 franchi pro capite) e il Giappone (oltre 8'400 franchi pro capite). Anche l’UE si è mostrata molto attiva: il Fondo per la Ripresa europeo di 750 miliardi di Euro è una novità storica e verrà finanziato da obbligazioni della Commissione europea con maturità diverse tra il 2028 ed il 2058. Obbligazioni che saranno molto richieste dal mercato. La notizia ha permesso all’Euro di apprezzarsi sia contro USD, sia contro CHF. Per i prossimi mesi i mercati dovranno assorbire dati economici e societari che saranno fra i peggiori mai visti. Però l’economia sta mostrando segnali di stabilizzazione grazie, come abbiamo visto, alle politiche monetarie espansive. La fiducia dei consumatori è sui minimi ma con le riaperture, i record raggiunti sui tassi di risparmio e lo stimolo fiscale, i consumi dovrebbero normalizzarsi. Gli investitori si stanno quindi posizionando su titoli e settori ciclici. Nel frattempo per quanto concerne la gestione patrimoniale delle banche segnaliamo che un profilo bilanciato in CHF di UBS nel mese di maggio è salito del 3.44% con perdite annuali all’8%.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 05.06.2020

Economia in difficoltà e borse in ripresa

08-05-2020

Durante il mese di aprile, la maggior parte delle classi d’investimento, dalle obbligazioni alle azioni, ha recuperato in parte le perdite dell’anno. Per l’S&P 500, si è trattato del miglior mese da gennaio 1987. Il nostro SMI è salito nel mese del 5.94% ed è al momento il terzo migliore performer dietro solo al tecnologico Nasdaq Comp ed al cinese CSI 300. La sua natura difensiva dovuta ai pesi massimi di Roche, Novartis e Nestlé e la quotazione in Franchi (moneta rifugio), fa sì che sia molto apprezzato nei portafogli internazionali. Fra i venti titoli che compongono lo SMI, vediamo che i settori più penalizzati sono l’assicurativo ed il bancario. Al momento solo cinque titoli fanno meglio dell’indice e solo tre hanno un risultato positivo (Givaudan, Roche e Lonza). Lonza è la top performer (+19,3% p.a.) mentre Swiss Re la peggiore (-35.9% p.a.). Se guardiamo ai risultati del trimestre, più della metà delle aziende dello S&P 500 ha già pubblicato con un calo degli utili previsti su base annua del 13.7% a causa della pandemia. Le vendite invece reggono meglio l’urto con una crescita annuale prevista allo 0.7%. In Europa i segnali sono più deludenti. La situazione appare piuttosto grave anche sul fronte macroeconomico. Il PIL in USA nel primo trimestre è a -4.8% mentre quello Europeo a -3.8% (non annualizzato!). La disoccupazione e l’impiego ridotto riguardano ormai decine di milioni di persone. Per molti Stati è in arrivo la peggiore recessione dalla II Guerra mondiale. Le banche centrali, dopo le prime misure d’emergenza di marzo, in aprile hanno “accelerato il passo” con il Quantitative easing potenziato (Qe). La Federal reserve ha innalzato lo stock di titoli in portafoglio ad un “valore monstre” di 1007 mia USD. La Banca centrale europea (Bce) potrebbe raggiungere a fine mese i 170 miliardi, oltre il doppio dei massimi storici e la Banca del Giappone ha “abolito la soglia massima aprendo la strada a un Qe illimitato”. Le banche centrali sono quindi pronte a fare qualsiasi cosa per fronteggiare questa crisi economica. Questo tipo di politica monetaria e l’allentamento dei “lockdown” nei vari Paesi dovrebbero consentire ai mercati di ritrovare maggiore stabilità. Ma il contesto rimane di difficile lettura e piuttosto ostico. Lo abbiamo capito ancora una volta il 21 aprile con un altro choc sul petrolio WTI; il prezzo del future di aprile ha chiuso a -40 USD/barile. Un prezzo negativo è un minimo storico mai raggiunto causato dall’eccesso di produzione e dai livelli di stoccaggio vicini alla piena capacità. Il mese di maggio è statisticamente negativo per le borse. I primi giorni di contrattazioni sono stati caratterizzati da vendite generalizzate a causa, sembra, del riaffiorare delle tensioni commerciali fra USA e Cina. Un déjà-vu! Stiamo forse tornando alla normalità? Prudenza e diversificazione sono d’obbligo.

Fabrizio Marcon, L'Informatore, 08.05.20

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