I sacerdoti elvetici nell'era deflazionista

 

é giustamente in questo che consiste la missione dei nostri tempi, una sicurezza certa del diritto e dell'onore qualunque siano le nostre credenze o concezioni dell'universo. ( tradotto da « C'est là justement ce que notre époque a pour mission d'accomplir et de procurer, à savoir une parfaite sécurité du droit et de l'honneur, quelle que soit notre croyance ou notre conception de l'univers, .... )

Gottfried Keller, Heinrich der Gruene

 

 

Jens Weidmann, direttore della banca centrale tedesca, l'unico voto contrario al programma di Quantitative Easing al condizionale dell'abile tessitore della BCE, Mario Draghi, ha tuonato contro le tentazioni di una politica lasciva citando questa volta non argomenti empirici e scientifici come la moderna scienza economica dovrebbe riservarci ma culturali. Questa crisi delle certezze di un'economia cresciuta senza sosta dal dopo guerra fino ad oggi per plasmare il mondo dei consumi di massa in una crescita demografica senza precedenti, a conferma della supremazia del homo sapiens e della sua materia più grigia che mai, in mancanza di reperimenti scientifici alle domande senza risposta non ha che una soluzione, la via dell'esperimentazione dopo che molti economisti, sia di sinistra che di destra, son stati denudati del loro armentario determinista per spiegare i moti della società e dei capitali. Sollecitati dai massmedia, sembrano vaticinare come antichi sacerdoti romani che studiano il volo degli uccelli per stabilire le sorti dell'impero.

 

E spesso eccoli che invece di parlare stoicamente ed empiricamente di economia fanno incursioni a tutto campo di politica, storia e persino letteratura, loro che si son specializzati nella quantificazione dei comportamenti economici con modelli scientifici estrapolati da laboratori ben discosti da quella che é l'imprevedibile esperienza umana aperta a tutta sorta d'influenze. Ecco quindi Jens Weidman citare Goethe, emblema del romanticismo che sfociò nell'unificazione tedesca e nel protezionismo dello Zollverein contro l'egemonia degli scambi liberi dell' Impero Britannico. Nel Faust di Goethe Mefistofele suggerisce al sacro imperatore romano la scorciatoia della banconote per risolvere la crisi economica scaturendo un'inflazione incontrollabile, fenomeno che si riprodurrà realmente nella sciagurata Repubblica di Weimar alle soglie del nazional socialismo. Queste affermazioni e posizioni di Weidmann attingono infatti a uno specifico retaggio culturale diversamente dall'americano Bernanke che si basa su argomenti empirici per dare adito a una nuova politica monetaria e battere quello che da molti dotti illuminati vien considerato un tasso inevitabile di disoccupazione. Tuona il tedesco Weidmann : non cadrai nel peccato della politica monetaria incontrollabile e ti farai guidare dalla massima illuminante e autoritaria della storia così avversa alla società libera, consumista e pluralista sorta 60 anni fa dalle ceneri della disfatta totalitaria. Una società oggi a tutti gli effetti liberale ma dove alcuni dogmi economici persistono in quella che Barbara Spinelli, compagna del fu triestino Tommaso Padoa Schioppa, definisce la scuola ordoliberale tedesca affermatasi sotto il miracolo economico di Adenauer.

 

Il conservativismo davanti a questa crisi epocale non manca neanche alle nostre latitudini quando si giudica la politica monetaria della BNS che ha di fatto ancorato la Svizzera all'unione monetaria europea. E i soliti illustri tenori accademici ticinesi ripetono come un disco rotto davanti ai media ufficiali i rischi inerenti a tale scelta senza tuttavia proporre soluzioni alternative per l'avvenire competitivo della Svizzera. Si va dall'atavica avversione per quella che é l'Europa appogiandosi alla mitica indipendenza della Svizzera marcata dalla Pace Sociale del dopo guerra che ha forgiato il nostro successo internazionale ma anche i cartelli economici e le sue tasse indirette sul caro vita contro cui neanche il franco forte sembra porre rimedio, a un attacco contro la speculazione immobiliare che riguarda poche regioni e oggetti di lusso per stranieri privilegiati essendo l'accesso alla proprietà per la classi popolari represso in tutti i modi. Alleanze trasformiste sotto la cupola di Berna propongono di guardare al futuro investendo su progetti di energia rinnovabili per assicurarsi l'autonomia energetica dopo quella alimentare del dopo guerra, sottovalutando però il processo d'interferenze politiche che possono dar luogo a sprechi e disfunzioni. Andiamo dal nuovo protezionismo agricolo sotto l'aura ambientalista a restrizioni sui nuovi veicoli a motore importati da privati a favore delle quote cartellarie per giungere alla prospettiva di nuove tasse sui carburanti per finanziare energie rinnovabili ad alto contenuto politico.

 

Tutt'al più una crisi deflazionista come quella che attraversa il mondo occidentale e indirettamente la Svizzera attraverso la sua forza valutaria dev'essere lo stimolo per rivedere la matrice rigenerativa che copre non solo i diritti di alcune categorie e grossi gruppi vicini al processo legislativo e all'economia internazionale ma anche di quei cittadini consumatori e imprenditori che meritano pari opportunità a casa loro rispetto ai primi al di là di qualsiasi considerazione utilitaria per il bene della comunità e del federalismo elvetico. Questo per appianare tutte le contraddizioni e divergenze attuali, siano queste rappresentate dal caro vita assai elevato, da cartelli intoccabili o da sacrifici fiscali della maggioranza trattata diversamente da multinazionali o facoltosi residenti esteri a seconda del cantone. Insomma noi svizzeri beneficeremmo di un grado di benessere superiore in un'economia sempre più aperta quando potremo comprare liberamente non solo una bistecca oltre confine ma anche un'insignificante carta memoria di 16GB su Amazon Deutschland senza la scusa a tinte cartellarie che vi é un problema di omologazione per spedirla a casa. E questa la sfida che attende la Svizzera se vuole rimanere ai vertici dell'innovazione legittimamente riconosciuta al di là del conservativismo di un patto sociale da rispolverare.

 

La Regione, 12.10.2012